Nei pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con sorafenib e sunitinib, la sequenza con cui si danno i due inibitori delle tirosin chinasi non fa la differenza. A dimostrarlo sono i risultati dello studio SWITCH, un trial multicentrico europeo presentato al recente Genitourinary Cancer Symposium, a San Francisco.

In questo studio, infatti, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS) sono risultate simili a prescindere dall’ordine di somministrazione dei due antitumorali.

Lo studio, coordinato da  Maurice-Stephan Michel, dell’Università di Heidelberg, è un trial di fase III, randomizzato e in aperto in cui si sono confrontate efficacia e sicurezza della sequenza sorafenib/sunitinib e della sequenza sunitinib/sorafenib nel trattamento del carcinoma renale metastatico.

Finora l’efficacia delle due sequenze in questa popolazione di pazienti era stata valutata retrospettivamente. Lo studio SWITCH, però, è il primo trial randomizzato ad averle confrontate in modo prospettico nel setting di prima linea. Lo studio è partito nel 2008 ed era progettato specificamente come trial di superiorità, volto a dimostrare la superiorità di sorafenib seguito da sunitinib rispetto a sunitinib seguito da sorafenib.

Il trial, condotto in Germania, Austria e Paesi Bassi, ha coinvolto 365 pazienti con carcinoma renale metastatico, non idonei al trattamento con citochine e non sottoposti in precedenza ad alcuna terapia sistemica, con un ECOG performance status pari a 0/1, un punteggio MSKCC basso o intermedio e una o più lesioni misurabili.

I partecipanti sono stati trattati in rapporto 1:1 con sorafenib/sunitinib o sunitinib/sorafenib a dosaggio standard fino alla progressione della malattia o alla comparsa di effetti collaterali non sopportabili e i due bracci erano ben bilanciati in termini di età media, prima nefrectomia, punteggio MSKCC e istologia a cellule chiare.

Al momento dell'analisi finale totale della PFS, si erano verificati 220 casi di progressione, di cui 117 (il 64%) nel primo gruppo e 103 (il 56%) nel secondo, senza differenze significative nei due bracci (HR 1;01; P =0.54). Pertanto, lo studio non ha centrato il suo obiettivo primario. La PFS mediana complessiva è risultata pari a 12,5 mesi nel braccio sorafenib/sunitinib e 14,9 mesi nel braccio sunitinib/sorafenib.

Nessuna differenza statisticamente significativa nemmeno sul fronte dell’OS mediana (rispettivamente 31,5 mesi contro 30,2 mesi; HR 0.997; P = 0,49). Tuttavia, ha sottolineato Michel presentando i dati, un’OS oltre i 30 mesi in entrambi i bracci è tra le più lunghe riportate finora in letteratura.

Simile anche la percentuale di controllo della malattia con la terapia di prima linea (72% contro 67%).

Anche la PFS mediana dopo la terapia di prima linea è risultata simile nei due gruppi (5,9 mesi contro 8,5), mentre quella dopo la seconda linea ha mostrato una differenza, a favore della sequenza  sorafenib/sunitinib (5,4 contro 2,8; HR 0,55; P < 0,001). A detta dei ricercatori, però, questo risultato deve essere interpretato con cautela a causa di uno squilibrio e dell’assenza di randomizzazione nell’assegnare i pazienti al trattamento di seconda linea definito dal protocollo.

Da segnalare, inoltre, che un maggior numero di pazienti del primo gruppo ha raggiunto la seconda linea di terapia.

Come atteso, i profili degli effetti collaterali hanno mostrato alcune differenze tra i due bracci, ma in ogni caso tali effetti sono stati in genere meno frequenti durante la terapia di seconda linea. Gli eventi avversi più frequenti (con incidenza superiora al 20%) del trattamento di prima linea con sorafenib sono stati alopecia (29% contro 4% con sunitinib) diarrea (43% contro 29%), disgeusia (8% contro 21%), affaticamento (21% contro 34%), sindrome mano-piede (3% contro 20%), ipertensione (24% contro 24%), nausea (18% contro 24%) e rash cutaneo (22% contro 3%).

Inoltre, si è vista una notevole differenza tra i due gruppi nella percentuale di pazienti che hanno sospeso la terapia a causa degli effetti indesiderati (18,6% contro 29,5%).

Michel e gli altri autori concludono, quindi che entrambi i farmaci forniscono un beneficio complessivo, a prescindere dalla sequenza della terapia, anche se nei due gruppi di trattamento il profilo degli effetti collaterali è risultato diverso.

SWITCH: A randomized sequential open-label study to evaluate efficacy and safety of sorafenib (SO)/sunitinib (SU) versus SU/SO in the treatment of metastatic renal cell cancer (mRCC). GCS 2104; abstract 393.
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Alessandra Terzaghi