L'inibitore di mTOR everolimus non si è dimostrato non inferiore all’inibitore del VEGF sunitinib come terapia di prima linea del carcinoma renale metastatico nello studio RECORD-3, un trial di fase II randomizzato e multicentrico di confronto testa a testa tra i due trattamenti, appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

“I risultati dello studio confermano la validità dell’utilizzo di sunitinib come trattamento standard di prima linea in questi pazienti” concludono quindi gli autori, coordinati da Robert J. Motzer, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

Infatti, la mediana della sopravvivenza libera da progressione (PFS, endpoint primario dello studio) è risultata inferiore nel gruppo trattato in prima linea con everolimus rispetto al gruppo trattato con sunitinib in prima linea. "Queste differenze clinicamente rilevanti confermano la validità della sequenza di trattamento standard, nella quale i pazienti che progrediscono dopo essere stati trattati con sunitinib in prima linea (o sono intolleranti a questo farmaco) vengono successivamente trattati con everolimus" scrivono i ricercatori.

RECORD-3 è uno studio multicentrico con disegno crossover progettato per confrontare everolimus in prima linea seguito da sunitinib al momento della progressione con sunitinib in prima linea seguito da everolimus al momento della progressione. L'ipotesi da testare nello studio era che con le due sequenze si potesse ottenere una PFS di durata simile e che everolimus sarebbe meglio tollerato rispetto a sunitinib come terapia di prima linea.

Lo studio ha coinvolto 471 pazienti, di cui 238 trattati con in prima linea everolimus e 233 con sunitinib; 108 pazienti sono poi passati da everolimus a sunitinib e 99 da sunitinib a everolimus.

La PFS mediana nel gruppo trattato in prima linea con everolimus è risultata di 7,9 mesi contro 10,7 mesi nel gruppo trattato in prima linea con sunitinib (HR 1,4; IC al 95% 1,2-1,8). La PFS combinata con entrambi i regimi è risultata di 21,1 mesi per il gruppo trattato con la sequenza everolimus-sunitinib contro 25,8 mesi per quello trattato con la sequenza sunitinib-everolimus.

La sopravvivenza globale (OS) mediana con everolimus in prima linea è stata di 22,4 mesi contro 32 mesi con sunitinib in prima linea (HR 1,2; IC al 95% 0,9-1,6).

Un'analisi sui sottogruppi prevista dal protocollo ha evidenziato una PFS più lunga nei pazienti con malattia a rischio intermedio e rischio favorevole trattati in prima linea con sunitinib rispetto a everolimus e in quelli con istologia a cellule chiare e non a cellule chiare trattati prima con sunitinib.

"Gli eventi avversi osservati sono risultati in linea con i profili di sicurezza già noti di everolimus e sunitinib" scrivono gli autori.

Gli eventi avversi comuni manifestati durante la terapia di prima linea con everolimus o sunitinib sono stati stomatite (rispettivamente 53% e 57%), affaticamento (45% e 51%) e diarrea (38% e 57%).

R.J. Motzer, et al. Phase II Randomized Trial Comparing Sequential First-Line Everolimus and Second-Line Sunitinib Versus First-Line Sunitinib and Second-Line Everolimus in Patients With Metastatic Renal Cell Carcinoma. J Clin Oncol. 2014; doi: 10.1200/JCO.2013.54.6911.

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