Ca renale, sorafenib e sunitinib non diminuiscono le ricadute di malattia dopo chirurgia

Due farmaci ampiamente utilizzati e approvati dall'Fda per il trattamento del carcinoma renale metastatico, sorafenib e sunitinib, non si sono dimostrati più efficaci del placebo nel prevenire le ricadute di malattia e nell'aumentare la sopravvivenza dei pazienti con tumore del rene avanzato dopo la chirurgia in uno studio condotto dai ricercatori dell'Abramson Cancer Center (ACC) dell'università della Pennsylvania, pubblicato su The Lancet.

Due farmaci ampiamente utilizzati e approvati dall’Fda per il trattamento del carcinoma renale metastatico, sorafenib e sunitinib, non si sono dimostrati più efficaci del placebo nel prevenire le ricadute di malattia e nell’aumentare la sopravvivenza dei pazienti con tumore del rene avanzato dopo la chirurgia, in uno studio condotto dai ricercatori dell’Abramson Cancer Center (ACC) dell’università della Pennsylvania, pubblicato su The Lancet.

Naomi B. Haas, professore della divisione di ematologia/oncologia della Perelman School of Medicine e direttore del Prostate and Kidney Cancer Program presso l’ACC, e colleghi dell’ ECOG-ACRIN Cancer Research Group (ECOG-ACRIN), hanno trattato 1.934 pazienti negli Stati Uniti e in Canada somministrando sunitinib, sorafenib o placebo per un periodo di un anno dopo la chirurgia per la riduzione del tumore del rene. I risultati non hanno mostrato differenze in termini di sopravvivenza libera dalla malattia nel setting adiuvante: 5,8 anni per sunitinib; 6,1 anni per sorafenib e 6,6 anni per il placebo.

I risultati preliminari dello studio randomizzato, in doppio cieco, di fase III, denominato  ASSURE, sono stati presentati lo corso anno in occasione dell’American Society of Clinical Oncology 2015 Genitourinary Cancers Symposium.

Lo studio ha coinvolto 226 centri, inclusi il Massachusetts General Hospital e il Dana Farber Cancer Institute. Robert Uzzo, a capo della chirurgia e Yu Ning Wong, professore di medicina del Fox Chase Cancer Center - Temple Health di Philadelphia, sono i coautori dello studio.

Anche se la chirurgia rappresenta il miglior trattamento iniziale del carcinoma renale, la resezione chirurgica da sola non è sufficiente per prevenire le ricadute della malattia in molti pazienti.  Le terapie adiuvanti, quelle somministrate dopo la chirurgia, sono spesso necessarie per migliorare la sopravvivenza di questi soggetti.

Sunitinib e sorafenib sono esempi di terapie adiuvanti appartenenti alla classe degli inibitori delle chinasi. Le chinasi sono proteine presenti sulla superficie o vicino alla superficie della cellula, che aiutano la crescita del tumore e la sua sopravvivenza. Gli inibitori delle chinasi bloccano questo processo e la formazione di vasi sanguigni che nutrono il tumore. Sorafenib e sunitinib, che vengono somministrati in compresse su basi giornaliere, sono in grado di bloccare chinasi differenti.

Entrambi i farmaci sono efficaci quando il tumore del rene diffonde in altre parti del corpo. Ma possono essere efficaci nel prevenire le ricadute di malattia?
“Nel nostro studio, spiega Haas, abbiamo osservato che sunitinib e sorafenib non sono in grado di ridurre il tasso di ricadute di malattia rispetto al placebo ma, fortunatamente, l’uso di questi farmaci, in questo setting non ha peggiorato gli outcome dei pazienti”.

Questo studio ripropone i risultati di altri studi condotti in pazienti con tumori del colon retto o della mammella, in cui la terapia adiuvante con bevacizumab non ha dato i risultati sperati.

Lo studio ASSURE, condotto da ECOG-ACRIN, è il primo e più ampio trial condotto per valutare l’efficacia di questi due farmaci in pazienti con tumore del rene sottoposti a chirurgia di resezione del tumore e ad alto rischio di ricadute. Attualmente ci sono altri trial in studio che stanno valutando l’effetto di sunitinib e sorafenib, così come altri inibitori di chinasi in questo setting. I risultati di questi studi non sono ancora disponibili e potrebbero avere risultati differenti da quest’ultimo.

Nei primi anni del trial, circa un terzo dei pazienti ha interrotto il trattamento a causa di eventi avversi, quali ipertensione e fatigue, associati alla terapia e difficili da tollerare.

Durante lo studio sono stati prelevati campioni di urina e sangue dei partecipanti e le analisi sono ancora in corso. I campioni sono stati prelevati prima e dopo la ricomparsa della malattia e continueranno ad essere prelevati fino a 5 anni dalla conclusione formale del trial. Questi dati potrebbero essere di aiuto per chiarire chi potrà beneficiare o meno del trattamento con i due farmaci in questo setting o per stabilire se è necessario puntare su altre terapie con differenti target o che sfruttano il sistema immunitario.
Attualmente è stato pianificato uno studio con un inibitore di checkpoint, che partirà nel prossimo futuro.

Naomi B. Haas et al., Adjuvant sunitinib or sorafenib for high-risk, non-metastatic renal-cell carcinoma (ECOG-ACRIN E2805): a double-blind, placebo-controlled, randomised, phase 3 trial, The Lancet.
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