Ca renale, sunitinib adiuvante non allunga la vita, ma riduce le recidive a distanza

In pazienti affetti da carcinoma a cellule renali, il trattamento adiuvante con l'inibitore delle tirosin chinasi (TKI) sunitinib dopo la nefrectomia non ha prodotto alcun aumento della sopravvivenza globale (OS), ma si è tradotto in una riduzione delle recidive a distanza e un aumento delle percentuali di sopravvivenza libera da malattia (DFS). Questi i risultati più aggiornati dello studio randomizzato e controllato con placebo S-TRAC, appena pubblicati sulla rivista European Urology.

In pazienti affetti da carcinoma a cellule renali, il trattamento adiuvante con l’inibitore delle tirosin chinasi (TKI) sunitinib dopo la nefrectomia non ha prodotto alcun aumento della sopravvivenza globale (OS), ma si è tradotto in una riduzione delle recidive a distanza e un aumento delle percentuali di sopravvivenza libera da malattia (DFS). Questi i risultati più aggiornati dello studio randomizzato e controllato con placebo S-TRAC, appena pubblicati sulla rivista European Urology.

Dopo un follow-up mediano di 6,6 anni, i pazienti deceduti sono risultati circa il 22% nel gruppo trattato con sunitinib e il 24% nel gruppo placebo, una differenza non significativa Tuttavia, quelli che hanno sviluppato metastasi a distanza sono stati rispettivamente il 32% contro 40%.

I risultati precedenti dello studio, pubblicati sul New England Journal of Medicine nel 2016, hanno mostrato che la DFS mediana è stata di 6,8 anni con il TKI contro 5,6 anni con il placebo (P = 0,03).

Gli autori dell’ultima analisi, coordinati da Robert Motzer, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, osservano che, dal momento che il 40% dei pazienti con carcinoma renale ad alto rischio di recidiva è solitamente vivo a 10 anni dalla diagnosi, lo studio era troppo piccolo per poter evidenziare un miglioramento dell’OS. Per poterlo fare, spiegano, bisognerebbe arruolare 1650 pazienti e seguirli per 18,5 anni.

Nella discussione, i ricercatori mettono a confronto il loro studio con lo studio ASSURE, pubblicato su The Lancet sempre nel 2016, nel quale, di nuovo, si è confrontato sunitinib adiuvante con il placebo in pazienti con carcinoma renale. ASSURE ha dato risultati in parte diversi dallo studio S-TRAC, nel senso che non ha mostrato alcun beneficio di sopravvivenza, ma nemmeno alcun miglioramento della DFS per i 649 pazienti trattati con sunitinib. Tali discrepanze, secondo Motzer e i colleghi, potrebbero essere spiegate da differenze nei due studi in termini di disegno e di popolazione studiata.

Lo studio S-TRAC ha coinvolto 615 pazienti arruolati presso 97 centri di Europa, Asia e America. Sunitinib è stato somministrato secondo una schedula che prevedeva il trattamento 4 settimane sì e 2 settimane no, di solito per 8 mesi, anche se il 56% dei partecipanti ha fatto un anno di trattamento completo.

Sunitinib ha dimostrato di migliorare la DFS anche nella maggior parte dei sottogruppi valutati, e in particolare nei pazienti di età inferiore a 45 anni (P = 0,02), in quelli oltre i 64 anni (P = 0,03) e in quelli di peso corporeo normale (P = 0,03), così come nei pazienti con rapporto neutrofili-linfocitici non superiore a 3 (P = 0,02), con un performance status ECOG pari a 0 (P = 0,01) o con un grado Fuhrman 3/4 (P = 0,04).

Il tipo di trattamento non ha influito sulla localizzazione delle metastasi. Le sedi di metastatizzazione più comune sono risultate il polmone (in 40 pazienti del gruppo sunitinib e 49 del gruppo placebo), i linfonodi, (rispettivamente in 21 e 26 pazienti) e il fegato (rispettivamente 11 e 14).

L’OS mediana non è ancora stata raggiunta in nessuno dei due bracci (HR 0,92; P = 0,6).

Nel complesso, il 28% dei pazienti del gruppo sunitinib ha dovuto sospendere il trattamento a causa di effetti collaterali e il 7,2% a causa della ricaduta, mentre nel gruppo placebo gli effetti collaterali sono stati responsabili solo del 5,9% delle interruzioni e le ricadute del 19%.

Nella discussione, Motzer e i colleghi spiegano che nella maggior parte dei pazienti, le tossicità correlate a sunitinib adiuvante sono state gestite con le terapie di supporto e una riduzione del dosaggio o un’interruzione del trattamento. Tuttavia, riconoscono gli autori, “c'è ancora bisogno di migliorare la gestione di alcuni effetti collaterali nel setting adiuvante", come la sindrome mano-piede.


R.J. Motzer, et al. Adjuvant Sunitinib for High-risk Renal Cell Carcinoma After Nephrectomy: Subgroup Analyses and Updated Overall Survival Results. Eur Urol 2017. doi: http://dx.doi.org/10.1016/j.eururo.2017.09.008.
http://www.europeanurology.com/article/S0302-2838(17)30772-8/fulltext