Ca renale, sunitinib prolunga la sopravvivenza libera da malattia

L'inibitore multitarget delle tirosin chinasi sunitinib somministrato come terapia adiuvante per i pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) ad alto rischio di recidiva ha prolungato la sopravvivenza libera da malattia (DFS) rispetto al placebo nello studio di fase III S-TRAC. Lo riferisce Pfizer in un comunicato stampa.

L’inibitore multitarget delle tirosin chinasi sunitinib somministrato come terapia adiuvante per i pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) ad alto rischio di recidiva ha prolungato la sopravvivenza libera da malattia (DFS) rispetto al placebo nello studio di fase III S-TRAC. Lo riferisce Pfizer in un comunicato stampa.

Il profilo di sicurezza osservato nello studio è risultato coerente con quello già emerso negli studi precedenti. Pfizer prevede ora di presentare tutti i dati dello studio al congresso della European Society of Medical Oncology a Copenhagen nel mese di ottobre.

"Sorafenib è da tempo un trattamento standard per il carcinoma renale avanzato ed è stato utilizzato da più di 250.000 pazienti in tutto il mondo dal momento della sua prima approvazione, 10 anni fa, ad oggi" afferma Mace Rothenberg, chief development officer dell’area oncologica di Pfizer, nella nota aziendale. "Riteniamo che i risultati dello studio S-TRAC confermino che sorafenib ha le potenzialità per rappresentare un’opzione terapeutica per una gamma più ampia di pazienti. Siamo ansiosi di condividere i risultati dettagliati dello studio S-TRAC con la comunità oncologica e discutere questi dati con le autorità sanitarie per stabilire un iter regolatorio appropriato per il futuro" aggiunge Rothenberg.

Lo studio S-TRAC è un trial di fase III randomizzato, controllato e in doppio cieco che ha coinvolto più di 670 pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) ad alto rischio di recidiva trattati con sunitinib o placebo. L'endpoint primario dello studio era la DFS, definita come il tempo intercorrente tra la randomizzazione e una recidiva, una neoplasia secondaria o il decesso.

I risultati dello studio di fase III ASSURE, presentati nel febbraio scorso a Orlando al simposio sui tumori genitourinari dell’ASCO non avevano delineato prospettive positive per sunitinib come trattamento adiuvante del carcinoma a cellule renali. In questo trial, infatti, né sunitinib nè sorafenib hanno migliorato gli outcome quando somministrati dopo l'intervento chirurgico nei pazienti con carcinoma a cellule renali localmente avanzato.

La DFS mediana è risultata di 5,6 anni sia nel braccio sorafenib sia nel braccio sunitinib e 5,7 anni nel braccio placebo, mentre la DFS a 5 anni è risultata pari al 52,8% nel braccio sorafenib (HR 0,98; IC al 97,5% 0,81-1,19), 53,8% nel braccio sunitinib (HR 1,01; IC al 97,5% 0,83-1,23) e 55,8% nel braccio placebo. Complessivamente si sono registrati 272 eventi inerenti la DFS nel braccio sorafenib, 265 nel braccio sunitinib e 270 nel braccio placebo.

Dopo la resezione completa, 1943 pazienti sono stati stratificati in base al rischio (intermedio-alto o molto alto), all’istologia a cellule chiare o non a cellule chiare, al performance status ECOG e all’approccio chirurgico. I partecipanti sono stati poi assegnati in rapporto 1: 1: 1 al trattamento con uno dei due TKI o un placebo per un anno. Sorafenib è stato somministrato quotidianamente e sunitinib è stato somministrato quotidianamente per 4 settimane di un ciclo di 6 settimane.

L'endpoint primario dello studio era la DFS e il trial era disegnato in modo da trovare un miglioramento da 5,8 a 7,7 anni (HR 0,25) di tale endpoint. Gli endpoint secondari comprendevano la sopravvivenza globale (OS) e gli effetti collaterali della somministrazione prolungata.

Dopo un’analisi ad interim dei risultati, un comitato indipendente di monitoraggio dei dati ha raccomandato di comunicare i risultati, anche se non era stata dimostrata né l’efficacia né l’inutilità. I pazienti nei bracci sorafenib e sunitinib hanno fatto una mediana di 8 cicli di terapia (range 1-9), mentre i controlli una mediana di 9 cicli (intervallo 1-9).

Le percentuali di OS sono risultate simili in tutti e tre i bracci. L’OS a 5 anni è risultata, infatti, dell’80,7% nel braccio sorafenib (HR 0,93; IC al 97,5% 0,69-1,23), 76,9% nel braccio sunitinib (HR 1,10; IC al 97,5% 0,83-1,45), e 78,7% nel braccio placebo.

Il più comuni eventi avversi di grado ≥3 osservati nello studio sono stati ipertensione (16% sia nel braccio sorafenib sia nel braccio sunitinib contro 4% nel braccio placebo,) reazione mano-piede (rispettivamente 33%, 15% e 1%), rash (rispettivamente 15%, 2% e 1%), e affaticamento (rispettivamente 7%, 17% e 3%).

Sunitinib è attualmente approvato sia in Europa sia negli Stati Uniti per il trattamento del carcinoma renale avanzato/metastatico, oltre che dei tumori neuroendocrini pancreatici e dei tumori stromali gastrointestinali.