Ca testa-collo, buparlisib aggiunto alla chemio pu˛ ritardare la progressione

Aggiungere l'inibitore della PI3K buparlisib alla chemioterapia in pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo in stadio avanzato, giÓ trattati, ha ridotto del 35% il rischio di progressione della malattia o di decesso nello studio di fase II BERIL-1, presentato a Chicago in occasione del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Aggiungere l'inibitore della PI3K buparlisib alla chemioterapia in pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo in stadio avanzato, già trattati, ha ridotto del 35% il rischio di progressione della malattia o di decesso nello studio di fase II BERIL-1, presentato a Chicago in occasione del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

"Buparlisib e paclitaxel dovrebbero essere considerati una terapia di seconda linea standard per i pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo idonei alla terapia con taxani” ha detto l’autore principale dello studio Denis Soulières, ematologo e oncologo medico dell’Università di Montréal, presentando i dati al congresso.

BERIL-1 è un trial randomizzato che ha coinvolto 158 pazienti affetti da n un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo recidivante o metastatico, in progressione dopo una terapia a base di platino. I partecipanti sono stati assegnati in parti uguali al trattamento con paclitaxel più buparlisib oppure un placebo. L'età media era di circa 59 anni e oltre l'80% dei pazienti in ciascun braccio era di sesso maschile.

Il 60% dei pazienti del braccio buparlisib e il 67% dei controlli avevano un performance status ECOG ≤ 1, mentre i rimanenti pazienti in ogni braccio avevano un performance status ECOG pari a 0. Inoltre, il 62% dei pazienti trattati con buparlisib e il 60% di quelli trattati con il placebo erano ex fumatori, mentre i non fumatori erano rispettivamente il 24% e il 19%.

Le percentuali di localizzazione del tumore primario (cavità orale, orofaringe, ipofaringe e laringe) erano simili nei due bracci di trattamento e il 67% dei pazienti trattati con buparlisib e il 79% dei controlli erano HPV-negativi.

Buparlisib è stato somministrato alla dose di 100 mg al giorno e paclitaxel alla dose di 80 mg/m2 alla settimana, proseguendo il trattamento fino alla progressione della malattia o alla sospensione.

L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS), mentre gli endpoint secondari comprendevano la sopravvivenza globale (OS), la percentuale di risposta complessiva (ORR) e la sicurezza.

Il campione è stato stratificato in base alle linee precedenti di terapia effettuate e al centro partecipante. Nel braccio buparlisib, la percentuale di pazienti che avevano già fatto almeno una, due o tre linee di terapia in qualsiasi setting erano rispettivamente del 100%, 56% e 11%, mentre nel gruppo di controllo le percentuali corrispondenti erano del 100%, 53% e 9%.
Al momento dell'analisi, la durata mediana del trattamento è risultata di 3,4 mesi nel gruppo trattato con buparlisib contro 2,6 mesi nel gruppo di controllo, con un’intensità di dose mediana rispettivamente dell’86% e 95%.

La PFS mediana è risultata significativamente superiore nel braccio trattato con l’inibitore rispetto al braccio  trattato con il placebo: 4,6 mesi contro 3,5 mesi (HR, 0,65; IC al 95% 0,45-0,95; P = 0,011). Inoltre, la PFS a 6 mesi è risultata rispettivamente del 34% contro 19%. “Da notare che il miglioramento della PFS si è ottenuto in pazienti con prognosi sfavorevole; infatti, il 73% del campione nel suo complesso era HPV-negativo” ha fatto notare l’oncologo.

L’OS mediana è risultata di 10,4 mesi con buparlisib e 6,5 mesi con il placebo (HR 0,72; IC al 95% 0,56-0,92; P = 0,041), mentre l’OS a 12 mesi è stata rispettivamente del 43% contro 33%. L’autore ha riferito che sta proseguendo il follow up per poter effettuare l’analisi finale dei dati di OS.

"Da notare che il numero di pazienti che hanno continuato a fare ulteriori linee di terapia dopo la progressione è risultato simile nei due gruppi e anche le tipologie di farmaci somministrate sono state simili" ha detto Soulières.

L'ORR è risultata del 39,2% nel braccio buparlisib e 13,9% nel braccio di controllo (P < 0,001). Nel sottogruppo di pazienti HPV-negativi, l'ORR è stata rispettivamente del 39,6% contro 11,3%, mentre nel sottogruppo degli HPV-positivi rispettivamente del 35,3% contro 27,3%.

“L'efficacia di buparlisib è stata dimostrata nella maggior parte dei sottogruppi di pazienti, ed è risultata più alta nei pazienti con prognosi sfavorevole, compresi quelli HPV-negativi, quelli in progressione dopo la terapia precedente e quelli con una malattia non orofaringea” ha detto Soulières.

Inoltre, ha osservato l’oncologo, i pazienti con mutazioni di TP53 e quelli con un basso carico mutazionale hanno mostrato un beneficio maggiore in termini di OS.

Al momento dell'analisi, il 5% dei pazienti del braccio buparlisib erano ancora in trattamento contro il 3% dei controlli.

Rispettivamente il 38% e 17% ha richiesto una riduzione del dosaggio e il 62% contro il 37% ha dovuto sospendere il trattamento. Le ragioni principali dell'interruzione sono state la progressione della malattia (rispettivamente nel 49% e 65% dei pazienti), eventi avversi (nel 10% contro 14%), il decesso (11% contro 10%) o altro (20% contro 8%).

“Il profilo di sicurezza della combinazione buparlisib più chemioterapia è risultato gestibile” ha riferito Soulières.

I pazienti nei quali si è potuta valutare la sicurezza sono stati 76 nel braccio buparlisib e 78 nel braccio di controllo. I più comuni eventi avversi di qualsiasi grado sono stati l’iperglicemia (63% con buparlisib contro 35% con il placebo), l’anemia (rispettivamente 41% contro 42%), l’affaticamento (41% contro 22%), la diarrea (38% contro 17% ), la neutropenia (33% contro 12%), l’alopecia (32% contro 19%), la stomatite (32% contro 13%), la diminuzione dell'appetito (30% contro 19%), l’astenia (28% contro 22%), la nausea (26% contro 17%), il vomito (26% contro 14%) e il calo di peso (25% contro 12%).

Gli eventi avversi più comuni di grado 3/4 (verificatisi in più del 10% dei pazienti) sono stati l’iperglicemia (22% contro 3%), l’anemia (18% contro 12%), la neutropenia (17% contro 5%), la stomatite (9% contro 1%), l’affaticamento (8% contro 10%), l’astenia (8% contro 4%), la diminuzione dell'appetito (7% contro 5%) e il vomito (4% contro 0%).

D. Soulières, et al. BERIL-1: a phase II, placebo-controlled study of buparlisib (BKM120) plus paclitaxel in patients with platinum-pretreated recurrent/metastatic head and neck squamous cell carcinoma (SCCHN). J Clin Oncol. 34, 2016 (suppl; abstr 6008).
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