Ca testa-collo, nivolumab passa la fase III

L'anticorpo monoclonale anti PD-1 nivolumab ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla terapia scelta dallo sperimentatore nello studio di fase III CheckMate-141 su pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo platino-refrattario. A darne notizia è Bristol-Myers Squibb con un comunicato stampa.

L’anticorpo monoclonale anti PD-1 nivolumab ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla terapia scelta dallo sperimentatore nello studio di fase III CheckMate-141 su pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo platino-refrattario. A darne notizia è Bristol-Myers Squibb con un comunicato stampa.

Lo studio è stato interrotto prima del previsto dopo che un comitato di monitoraggio indipendente ha stabilito che nivolumb ha prolungato l’OS, che era l’endpoint primario dello studio, rispetto alla scelta dello sperimentatore, rappresentata da cetuximab, metotressato o docetaxel. I pazienti idonei potranno continuare il trattamento o passare al trattamento con nivolumab.

BMS ha, inoltre, reso noto di aver già sottoposto i risultati dello studio alla Food and Drug Administration (Fda) e ad altre agenzie regolatorie.

CheckMate-141 è uno studio randomizzato, in aperto, che ha arruolato 361 pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo in progressione dopo una terapia a base di platino. Tutti i partecipanti avevano un performance status ECOG non superiore a 1 e un carcinoma a cellule squamose del cavo orale, della faringe o della laringe in stadio III/IV che non poteva essere trattato con intento curativo. Sono stati esclusi, invece, i soggetti con metastasi cerebrali o leptomeningee attive.

I pazienti sono stati assegnati in rapporto 2: 1 al trattamento con nivolumab 3 mg/kg ogni 2 settimane o cetuximab o metotressato o docetaxel. Cetuximab è stato somministrato la prima volta alla dose di 400 mg/m2 e poi alla dose di 250 mg/m2 a settimana, metotressato alla dose di 40 o 60 mg/ m2 ogni settimana e docetaxel a un dosaggio pari a 30 o 40 mg/m2 ogni settimana.

Gli endpoint secondari erano la percentuale di risposta e la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Lo studio è partito nel maggio 2014 e avrebbe dovuto concludersi nell’ottobre 2016. BMS ha fatto sapere che i risultati saranno presto pubblicati e presentati a un congresso, ma finora non è stato reso noto alcun dato.

I risultati positivi di CheckMate-141 vanno ad aggiungersi a un insieme via via crescente di dati a supporto dell’inibizione di PD-1 come strategia per combattere diversi tipi di tumori. Dopo le prime impressionanti dimostrazioni di efficacia presentate al congresso dell’American Society of Clinical Oncology nel 2012, nivolumab ha ottenuto più di una mezza dozzina di indicazioni.

L’Fda ha dato inizialmente il suo ok a nivolumab per il trattamento dei pazienti con melanoma nel dicembre 2014 e a livello mondiale l’anticorpo è diventato il primo inibitore di PD-1 a ottenere l'approvazione nel luglio 2014 dopo essere stato autorizzato in Giappone.

Dopo la prima indicazione, nivolumab ha avuto il via libera anche come agente singolo e in combinazione con ipilimumab per i pazienti con melanoma avanzato, a prescindere dallo stato del gene BRAF. Inoltre, è stato approvato in monoterapia per i pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule NSCLC, già trattati, indipendentemente dall’istologia del tumore, e per i pazienti con un carcinoma renale avanzato già trattati con un anti-VEGF.

Oltre a nivolumab, sono in fase di sviluppo altri inibitori dei checkpoint immunitari. Primo fra i concorrenti è pembrolizumab, anch’esso approvato per il trattamento del melanoma avanzato e per l’NSCLC PD-L1-positivo, già trattato. Sono, inoltre, in sperimentazione altri inibitori dei checkpoint immunitari, che hanno come target il ligando di PD-1, PD-L1; tra questi vi sono atezolizumab, durvalumab e avelumab.

Quanto al cancro della testa e del collo, si sono ottenute evidenze iniziali a sostegno di pembrolizumab nello studio di fase I KEYNOTE-012. Nei 117 pazienti valutabili arruolati in questo studio, la percentuale di risposta obiettiva è stata del 24,8%, il 56% dei pazienti ha mostrato una riduzione del tumore e il 25% ha avuto una stabilizzazione della malattia.

La percentuale di risposta a pembrolizumab non ha mostrato differenze significative a seconda della positività o meno al papilloma virus umano (HPV): è stata, infatti, del 20,6% nel gruppo di pazienti HPV-positivi e 27,2% nel gruppo HPV-negativo. 

Attualmente sono in corso e tuttora nella fase di arruolamento due studi di fase III in cu si sta valutando ulteriormente pembrolizumab nel cancro della testa e del collo, uno partito nel mese settembre 2014 e l'altro nel febbraio 2015. I risultati di questi due trial non dovrebbero essere disponibili prima del 2017.