Ca testa-collo, possibile aumento della sopravvivenza con alcuni antiacidi

Oncologia-Ematologia
Due tipi di farmaci antiacidi comunemente utilizzati per ridurre il reflusso acido dai pazienti colpiti da un carcinoma a cellule squamose del distretto testa-collo potrebbero anche fornire un beneficio di sopravvivenza. A suggerirlo secondo i risultati di uno studio appena pubblicato sulla rivista Cancer Prevention and Research.

"Avevamo il sospetto che questi farmaci potessero avere effetti secondari favorevoli, ma il nostro studio suggerisce che migliorano anche la sopravvivenza globale dopo il trattamento" afferma la prima autrice del lavoro, Silvana M. Papagerakis, dell’Università del Michigan di Ann Arbor, in un comunicato stampa.

Tuttavia, avverte la ricercatrice, “questi risultati devono essere validati in studi prospettici randomizzati prima che si possa raccomandare di trattare con farmaci antiacidi tutti i pazienti con un carcinoma a cellule squamose del distretto testa-collo”.

È stato ipotizzato che il reflusso gastroesofageo possa giocare un ruolo nell'eziologia del carcinoma a cellule squamose della testa e del collo. Potrebbe, inoltre, contribuire allo sviluppo di complicanze dopo la chirurgia o durante la radioterapia, spiegano gli autori nell’introduzione.

I pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo spesso utilizzano farmaci antiacidi per contrastare tale reflusso, ma l'associazione tra questi agenti e gli outcome finora non era stata ben studiata.

Per saperne di più, la Papagerakis e i colleghi hanno valutato la relazione tra due tipi di farmaci antiacidi – gli antagonisti del recettore H2 dell’istamina (H2RA) e gli inibitori della pompa protonica (PPI) - e risultati del trattamento in 596 pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo precedentemente non trattati, arruolati nel programma epidemiologico SPORE dell’ateneo americano dal gennaio 2003 al novembre 2008.

Nella coorte studiata, 191 pazienti hanno usato solo PPI dopo la diagnosi, mentre 83 hanno utilizzato solo H2RA e 136 entrambi gli agenti.

L’analisi della sopravvivenza globale (OS) dopo un follow-up mediano di 55 mesi (range 50-60), eseguita tenendo conto di diverse variabili, tra cui l'età, le caratteristiche demografiche, lo stadio del tumore, la sede primaria, la positività o meno all’HPV16, il fumo e le modalità di trattamento, ha messo in luce nei pazienti che hanno utilizzato i PPI una riduzione del rischio di decesso del 45% rispetto a coloro che non li hanno utilizzati, mentre in quelli che hanno utilizzato HR2A la riduzione del rischio è stata del 33%.

Sia l'uso dei soli PPI (P < 0,001), sia quello dei soli H2RA (P = 0,0479) sia quello di entrambi gli agenti (P = 0,0133) sono risultati associati a un miglioramento significativo dell’OS.

In base ai modelli multivariati di Cox, sia l'uso dei PPI sia quello degli H2RA sono risultati fattori prognostici significativi di OS. L'utilizzo di H2RA è risultato anche un fattore prognostico significativo di sopravvivenza libera da ricaduta (RFS) in pazienti positivi all’HPV16.

Nell’ambito dei PPI, gli autori hanno trovato un'associazione statisticamente significativa tra OS e omeprazolo (P = 0,0008) ed esomeprazolo (P = 0,001); hanno, invece, osservato solo un trend verso il miglioramento dell’OS con lansoprazolo (P = 0,06), mentre non è emersa alcuna associazione tra OS e pantoprazolo (P = 0,67).

L'associazione tra HR2A e OS, invece, è risultata significativa quando tutti i tipi sono stati considerati insieme (P = 0,0479), ma non quando sono stati considerati singolarmente.

“Pensiamo che i diversi tipi di PPI e H2RA possano influenzare la sopravvivenza dei pazienti con un carcinoma a cellule squamose del distretto testa-collo attraverso meccanismi differenti” spiega la Papagerakis nel comunicato stampa. “Stiamo attualmente lavorando su questo aspetto, che va capito meglio se vogliamo progettare studi clinici prospettici ottimali.

In ogni caso, avverte la ricercatrice, “anche se abbiamo trovato differenze nell’entità del miglioramento della sopravvivenza ottenuto con i PPI e con gli HR2A, i pazienti non dovrebbero cambiare farmaco senza prima consultare il proprio medico curante”.

Nel complesso, tuttavia, "i risultati di questo ampio studio di coorte indicano che l'uso di routine di farmaci antiacidi potrebbe offrire un beneficio terapeutico significativo nei pazienti con carcinoma a cellule squamose del distretto testa-collo. Le ragioni di quest’associazione restano un'area attiva di ricerca e potrebbero portare all'individuazione di nuovi approcci di trattamento e prevenzione con agenti che hanno una tossicità minima" concludono gli autori.

Alessandra Terzaghi


S. Papagerakis. Proton Pump Inhibitors and Histamine 2 Blockers Are Associated with Improved Overall Survival in Patients with Head and Neck Squamous Carcinoma. Cancer Prev Res. 2014;doi:10.1158/1940-6207.CAPR-14-0002.
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