Ca testa-collo ricorrente/metastatico, pembrolizumab prolunga la sopravvivenza. #AACR 2018

L'inibitore del checkpoint immunitario PD-1 pembrolizumab ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla terapia standard nei pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo recidivato o metastatico, nello studio multicentrico di fase III KEYNOTE-040. I risultati completi del trial sono stati presentati al congresso annuale dell'American Association for Cancer Research (AACR), terminato da poco a Chicago.

L’inibitore del checkpoint immunitario PD-1 pembrolizumab ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla terapia standard nei pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo recidivato o metastatico, nello studio multicentrico di fase III KEYNOTE-040. I risultati completi del trial sono stati presentati al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR), terminato da poco a Chicago.

L’analisi finale conferma, inoltre, che il beneficio dell’anticorpo è maggiore nei pazienti con tumori che esprimono PD-L1.

"Questi dati di efficacia, assieme a quelli sulla sicurezza, stanno davvero dimostrando che l'inibizione di PD-1 ha un ruolo nel trattamento del carcinoma della testa e del collo, e questo giustifica ulteriori studi" ha detto Denis Soulieres, del Centre de Recherche due Centre Hospitalier delUniversità di Montréal, presentando i dati.

KEYNOTE-040 è uno studio randomizzato, in aperto, in cui si è confrontato l'anticorpo monoclonale anti-PD-1 pembrolizumab con lo standard di cura in 495 pazienti con carcinoma a cellule squamose del cavo orale, dell’orofaringe, dell’ipofaringe o della laringe che avevano recidivato o mostrato una progressione della malattia dopo una chemioterapia contenente platino.
I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 1: 1 al trattamento con pembrolizumab 200 mg ogni 3 settimane per 24 mesi o a un trattamento standard scelto dallo sperimentatore fra metotrexato, docetaxel o l'inibitore dell'EGFR cetuximab.

L’endpoint primario era l’OS nella popolazione intention-to-treat, mentre gli endpoint secondari chiave comprendevano l’OS per i pazienti con un PD-L1 combined positive score (CPS) pari a 1 o superiore e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nella popolazione intention-to-treat e tra i pazienti con PD-L1 CPS pari a 1 o superiore. L’OS e la PFS tra i pazienti con un tumor proportion score del PD-L1 del 50% o superiore erano endpoint esplorativi specificati nel protocollo.

Al congresso dell’AACR, Soulieres ha presentato i dati completi di OS e PFS.

Nella popolazione intention-to-treat, pembrolizumab ha confermato di offrire un beneficio di OS statisticamente significativo rispetto alla terapia standard, con dati ulteriormente migliorati rispetto a quelli dell’analisi precedente. La mediana è risultata infatti di 8,4 mesi con l’anticorpo contro 6,9 mesi con il regime di confronto (HR 0,8; IC al 95% 0,65-0,98; P 0,0161).
Il trattamento con l’anti-PD1, invece, non ha migliorato la PFS mediana rispetto al regime di confronto (2,1 mesi contro 2,3 mesi; HR 0,96; IC al 95% 0,79-1,16).

Gli autori hanno poi analizzato l'effetto del trattamento nel sottogruppo con CPS ≥ 1 (196 pazienti nel braccio pembrolizumab e 191 nel braccio di confronto) e in quello con un TPS ≥ 50% (rispettivamente 64 e 65 pazienti).

Nel sottogruppo con CPS ≥ 1, pembrolizumab ha migliorato in modo significativo l’OS rispetto allo standard di cura (mediana 8,7 mesi contro 7,1 mesi; HR 0,74; IC al 95% 0,58-0,93; P = 0,0049), con un vantaggio superiore rispetto a quello della popolazione generale, mentre non si sono osservate differenze significative fra i due gruppi sul fronte della PFS (mediana 2,2 mesi contro 2,3 mesi; HR 0,86; IC al 95% 0,69-1,06; P = 0,08).

Nel sottogruppo con TPS ≥50%, invece, i pazienti trattati con l’anti-PD-1 hanno mostrato benefici statisticamente significativi rispetto a quelli del braccio di confronto sia nell’OS mediana (11,6 mesi contro 6,6 mesi; HR 0,53; IC al 95% 0,35-0,81; P = 0,0014) sia nella PFS mediana (3,5 mesi contro 2,1 mesi; HR = 0,58; IC al 95% 0,39-0,86; P = 0,003).

"L'effetto del trattamento con pembrolizumab sembra essere migliore e più alto per la popolazione che esprime PD-L1, sia quando l’espressione viene valutata con il CPS sia quando viene valutata con un TPS del 50%" ha detto Soulieres.

L’autore ha segnalato, infine, che pembrolizumab è attualmente allo studio anche in pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo come terapia di prima linea, nonché in pazienti con malattia localmente avanzata.

D. Soulieres, et al. Updated survival results of the KEYNOTE-040 study of pembrolizumab vs standard-of-care chemotherapy for recurrent or metastatic head and neck squamous cell carcinoma. AACR 2018; abstract CT115.
leggi