L’aggiunta dell’anticorpo monoclonale zalutumumab alla chemioradioterapia non ha migliorato né il controllo della malattia, né la sopravvivenza dei pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo rispetto alla sola chemioradiaterapia nello studio di fase III DAHANCA-9, un trial randomizzato appena presentato al Multidisciplinary Head and Neck Cancer Symposium (MHNCS) a Scottsdale, in Arizona.

Infatti, le percentuali di controllo locoregionale a 3 anni (endpoint primario del lavoro) sono risultate del 76% nel gruppo trattato con la chemioradioterapia più zalutumumab e 77% in quello sottoposto alla sola chemioradioterapia. Nemmeno la sopravvivenza globale ( OS) e quella specifica alla malattia (DSS), endpoint secondari del trial, hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi di trattamento e sono risultate addirittura superiori nel gruppo di controllo.

Inoltre, gli autori non hanno trovato neanche sottogruppi di pazienti in cui si siano ottenuti risultati migliori con l'anticorpo, un inibitore del fattore di crescita epidermico (EGFR ), che senza.

Lo studio, condotto da un gruppo cooperativo danese, il Danish Head and Neck Cancer Group (DAHANCA), ha coinvolto 619 pazienti con un carcinoma a cellule squamose (confermato dalla biopsia) del cavo orale (nel 4% dei casi), dell’orofaringe (69%), dell’ipofaringe (12%) o della laringe (14%). Quasi il 90% dei partecipanti aveva un tumore in stadio III - IV .

Tutti sono stati sottoposti a una radioterapia curativa con l’agente radiosensibilizzante nimorazolo e quelli in stadio III -IV sono stati trattati in concomitanza anche con cisplatino. Inoltre, una metà è stata trattata anche con zalutumumab 8 mg/kg (somministrato la prima volta una settimana prima dell’inizio della radioterapia e poi una volta alla settimana durante la terapia radiante), mentre l’altra metà non ha fatto alcun trattamento aggiuntivo.

Le caratteristiche dei pazienti e dei tumori erano ben bilanciate nei due gruppi di trattamento.

Dopo un follow-up mediano di 36 mesi, gli autori non hanno trovato alcuna differenza tra i gruppi di trattamento per quanto riguarda l'endpoint primario, mentre la DSS è risultata dell’82% nel gruppo zalutumumab contro 85% nel gruppo di controllo e l’OS rispettivamente del 79% contro 72%.

Il trattamento è stato in genere ben tollerato, ma quasi tutti i pazienti del gruppo zalutumumab, il 94%, hanno sviluppato un rash cutaneo, nel 29% dei casi di grado 3/4. Inoltre, l'11% dei pazienti trattati con l’anticorpo lo ha sospeso a causa di quest’effetto collaterale.

Paul Harari, della University of Wisconsin di Madison, invitato a commentare il trial, ha detto che i risultati sono coerenti con quelli dello studio RTOG 0522, che non ha mostrato alcun vantaggio dell'aggiunta di un altro anti-EGFR - cetuximab - alla chemioradioterapia nei pazienti con un tumore a cellule squamose della testa e del collo.

D'altra parte, nello studio EXTREME, pubblicato nel 2008 sul New England Journal of Medicine, la combinazione di cetuximab e chemioradioterapia si era dimostrata efficace in pazienti con carcinoma della testa e del collo avanzato, prolungando la sopravvivenza di circa 3 mesi.

Queste discrepanze, ha sottolineato Harari, evidenziano quanto poco si sappia ancora della biologia dell’EGFR, nonostante 40 anni di studi.

J.G. Eriksen, et al. Evaluation of the EGFR-inhibitor zalutumumab given with primary curative (chemo)radiotherapy to patients with squamous cell carcinoma of the head and neck -- Results of the DAHANCA 19 randomized phase III trial. MHNCS 2014; abstract 001.

Alessandra Terzaghi