Uno studio presentato pochi giorni fa al congresso annuale 2015 dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology) dimostra che l’assunzione, anche a lungo termine, di calcioantagonisti non altera il rischio di sviluppare tumore al seno nelle donne trattate con questi farmaci.
È stata fatta, quindi, luce su una questione dibattuta.  Dati precedenti ponevano, infatti, ombra sull’utilizzo di calcioantagonisti in donne che presentavano fattori di rischio per il cancro alla mammella, poichè il loro utilizzo sembrava appunto essere correlato con una maggiore incidenza della malattia.

Non è ancora chiaro quale potrebbe essere il nesso biologico tra calcioantagonisti e tumore della mammella, viene per ora avanzata un’ipotesi, che richiede però conferme, secondo la quale questi farmaci inibirebbero l’apoptosi attraverso l’aumento dei livelli di calcio intracellulare.
Questi dati risultavano poco robusti e pur non richiedendo una variazione nell’uso di routine di questi principi attivi, il dubbio necessitava di essere sciolto.

Con il suo studio la dott.ssa Sara Soldera, MD, McGill University Health Center, Montreal, Quebec, e i suoi collaboratori hanno chiarificato che l’uso di questi farmaci non risulta essere fattore di rischio per l’avvento del tumore.

"Abbiamo riscontrato che l'uso a lungo termine dei calcio-antagonisti non è associato a un aumentato rischio di cancro al seno" Sara Soldera, MD, McGill University Health Center, Montreal, Quebec. "I nostri risultati dicono  che l’effetto di questi farmaci è nullo -. I calcioantagonisti non riducono il rischio di cancro al seno né lo aumentano ".

I dati sono stati raccolti analizzando donne arruolate tra il 1995 e il 2009 (seguite poi fino al 2010) per uno studio condotto nel Regno Unito, Clinical Research Datalink. Durante questo periodo 3.002 donne, su 1.075.336 persone all’anno, non in trattamento con questi antiipertensivi hanno comunque sviluppato il cancro al seno, rispetto a 1.521 donne trattate con questi farmaci su 491.768 persone all’anno.
Il rapporto di rischio corretto mostra che tra le 107.337 donne che assumono calcioantagonisti il rischio di sviluppare il tumore al seno è stato di 0.96 rispetto alle 165.815 donne controllo (intervallo di confidenza 95% [CI] 0.90-1.03).

L’uso di formulazioni sia a rilascio modificato che a rilascio immediato, come anche l’uso prolungato di questi inibitori dei canali del calcio non intacca l’incidenza di cancro alla mammella. Il rapporto di rischio nell’assunzione di inibitori dei canali del calcio per meno di 5 anni era di 0,96; prendendoli per un periodo tra 5 e 10 anni il rischio era 1,05; per più di 10 anni è stato di 0,61. Nessuno di questi calcoli ha però mostrato significatività statistica.

La dottoressa Soldera ha evidenziato una relazione tra l’elevato peso corporeo e l’assunzione di antiipertensivi nel campione di donne analizzato. Questi farmaci hanno mostrato il loro effetto atteso nel controllare la pressione arteriosa, ma un effetto nullo come fattore di rischio nello sviluppo cancro alla mammella.

The Long-Term Use of Calcium Channel Blockers and the Risk of Breast Cancer. Abstract 1588