Cancro al colon, chemioterapia adiuvante serve anche fatta oltre 6 mesi dopo l'intervento

Nei pazienti con cancro al colon in stadio III resecato, la chemioterapia adiuvante pu˛ offrire un beneficio anche se somministrata 6 mesi o pi¨ dopo l'intervento. A suggerirlo Ŕ uno studio retrospettivo pubblicato sul Journal of the American College of Surgeons.

Nei pazienti con cancro al colon in stadio III resecato, la chemioterapia adiuvante può offrire un beneficio anche se somministrata 6 mesi o più dopo l’intervento. A suggerirlo è uno studio retrospettivo pubblicato sul Journal of the American College of Surgeons.

Rispetto ai pazienti con tumore al colon in stadio III non sottoposti ad alcuna chemioterapia adiuvante, in quelli che hanno fatto la chemio entro 6 settimane dal momento dell'intervento i ricercatori hanno calcolato una probabilità di decesso inferiore del 56%, in quelli trattati entro 6-8 settimane una probabilità di decesso inferiore del 55% e in quelli trattati entro 8-12 settimane una probabilità di decesso inferiore del 48%.

Tuttavia, e questo è un risultato ancor più interessante, anche i pazienti che hanno iniziato più tardivamente la chemioterapia adiuvante ne hanno tratto un beneficio in termini di sopravvivenza: in quelli sottoposti alla chemio entro 12-24 settimane dall’intervento la probabilità di decesso è risultata più bassa del 39% rispetto a chi non l’aveva fatta e anche in quelli che l’hanno iniziata dopo 24 la probabilità di decesso è risultata inferiore del 32%.

Questo beneficio di sopravvivenza è stato riscontrato anche in pazienti che avevano avuto complicanze post-operatorie e in pazienti con comorbilità multiple. “Ma il risultato più sorprendente è che il beneficio della chemioterapia si è mantenuto anche se è stata praticata oltre 6 mesi dopo la resezione” ha sottolineato in un’intervista l’autore senior dello studio, John Migaly, del Duke University Medical Center di Durham, nella Carolina del Nord.

Per il loro studio, Migaly e i colleghi hanno analizzato il National Cancer Data Base (NCDB) nel periodo 2006-2014 per individuare i pazienti con adenocarcinoma primario del colon in stadio III, che sono stati suddivisi in base alla strategia seguita per la chemioterapia.

Dei 72.057 pazienti inclusi nell'analisi, 20.807 non avevano fatto la chemioterapia, 22.705 l’avevano fatta meno di 6 settimane dopo la resezione, 15.412 entro 6-8 settimane, 9049 entro 8-12 settimane, 3595 entro 12-24 settimane e 489 oltre 24 settimane dopo.

Rispetto ai pazienti non sottoposti alla chemioterapia adiuvante, in tutti i gruppi che l’hanno fatta gli hazard ratio (HR) di decesso sono risultati significativamente più bassi: HR, 0,44 se la chemio era stata fatta entro 6 settimane dalla chirurgia, HR, 0,45 se fatta entro 6-8 settimane; HR 0,52 se fatta entro 8-12 settimane; HR, 0,61 se fatta entro 12-24 settimane e HR, 0,68 se fatta dopo 24 settimane.

“Molti oncologi medici non offrono la chemioterapia adiuvante tardi, poiché c’è la convinzione comune che somministrare la chemio al di fuori di questa" finestra terapeutica" percepita non offra alcun beneficio" ha spiegato Migaly.

"Questo studio contraddice il dogma tradizionale e convalida l'utilità della chemioterapia, anche se praticata tardivamente, fino a più di 6 mesi dopo l'intervento chirurgico. Questi risultati lasciano la porta aperta per fare la chemioterapia adiuvante anche in pazienti che hanno complicanze post-operatorie o comorbilità e non sono in grado di sottoporvisi nella finestra postoperatoria "ideale"" ha osservato l’autore.

"Includendo nel loro studio un gruppo di confronto di pazienti non sottoposti ad alcuna chemioterapia adiuvante, gli autori hanno dimostrato che, anche quando l'inizio della chemioterapia adiuvante è ritardato fino a 6 mesi dopo l'intervento, c'è ancora un beneficio in termini di sopravvivenza rispetto al non farla" ha commentato Christine Veenstra, associato di medicina interna presso l'Università del Michigan di Ann Arbor.

"I medici dovrebbero pertanto prendere in considerazione la chemioterapia adiuvante per i pazienti appropriati con carcinoma del colon in stadio III, anche a fronte di ritardi post-chirurgici" ha consigliato la professoressa, che non è tra gli autori dello studio.

 “Sebbene questa analisi retrospettiva non possa cambiare completamente la pratica clinica, solleva la questione se i medici debbano sempre rifiutare la chemioterapia adiuvante a pazienti al di fuori della finestra di trattamento convenzionale” ha aggiunto Davendra Sohal, della Cleveland Clinic, non coinvolto nello studio.

"A volte vediamo casi simili in cui, a causa di comorbilità o complicanze chirurgiche o entrambi i fattori, la chemioterapia adiuvante potrebbe essere fatta in ritardo. Se il ritardo è più di 3 o 4 mesi, in genere il suo beneficio viene messo in discussione, ma questo studio mostra il contrario” ha sottolineato l’oncologo.

"Poiché gli studi prospettici in questo ambito sono poco pratici, questo è probabilmente il meglio che possiamo ottenere in termini di dati e bisognerebbe analizzare altri database simili, se disponibili, per vedere se i risultati sono coerenti" ha concluso l’esperto.

M.C. Turner, et al. Delay in Adjuvant Chemotherapy and Survival Advantage in Stage III Colon Cancer. J Am Coll Surg. 2018; doi: https://doi.org/10.1016/j.jamcollsurg.2017.12.048