Oncologia-Ematologia

Cancro al fegato, dati aggiornati confermano aumento di sopravvivenza con atezolizumab più bevacizumab

In occasione del Gastrointestinal Cancers Symposium - 2021 organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO) sono stati presentati i dati aggiornati sulla sopravvivenza globale dello studio di Fase III IMbrave150 che valuta atezolizumab in combinazione con bevacizumab, rispetto al sorafenib, in pazienti affetti da carcinoma epatocellulare non resecabile (HCC) che non hanno ricevuto una precedente terapia sistemica.

In occasione del Gastrointestinal Cancers Symposium - 2021 organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO) sono stati presentati i dati aggiornati sulla sopravvivenza globale dello studio di Fase III IMbrave150 che valuta atezolizumab in combinazione con bevacizumab, rispetto al sorafenib, in pazienti affetti da carcinoma epatocellulare non resecabile (HCC) che non hanno ricevuto una precedente terapia sistemica.

Dopo un follow-up mediano di 15,6 mesi, un'analisi aggiornata ha mostrato che atezolizumab in combinazione con bevacizumab ha ridotto il rischio di morte (sopravvivenza globale; OS) del 34%, con una OS mediana di 19,2 mesi, rispetto a 13,4 mesi per il sorafenib ( hazard ratio [HR]=0,66; 95% CI: 0,52-0,85).

I risultati aggiornati dell'OS, insieme ai risultati di Progression Free Survival (PFS) e Objective Response Rate (ORR) sono stati coerenti con quelli dell'analisi primaria e supportano l'uso della combinazione nell’ HCC. I dati di sicurezza per atezolizumab e bevacizumab sono stati coerenti con i profili di sicurezza noti di ogni singolo farmaco, senza che siano stati identificati nuovi segnali di sicurezza.

“Atezolizumab in combinazione con bevacizumab, come dimostrato dall’aggiornamento dei dati dallo studio IMbrave150, rappresenta un’importante opzione di trattamento per i pazienti che vivono con carcinoma epatocellulare non resecabile e  fornisce la più lunga sopravvivenza globale osservata in uno studio di Fase III in prima linea per questa patologia – ha dichiarato Lorenza Rimassa, Professore Associato di Oncologia medica presso Humanitas University e Vice Responsabile dell’Unità di Oncologia Medica presso l’IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano – si tratta di dati estremamente incoraggianti poiché sottolineano la maggiore efficacia e tollerabilità rispetto alle terapie standard, aspetto che potrà incidere in maniera significativa sulla qualità della vita dei pazienti. Questa opzione di trattamento inoltre apre la strada a un approccio che preveda in misura sempre maggiore il coinvolgimento di clinici con competenze differenti al fine di trattare i pazienti in maniera sistemica”.

“I dati aggiornati relativi allo studio IMbrave150, presentati nel corso del Gastrointestinal Cancers Symposium - 2021 organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO) sottolineano un importante avanzamento in termini metodologici, poiché consentono ai clinici di avere informazioni di follow-up a lungo termine su efficacia e tollerabilità, dunque su un arco temporale più lungo rispetto all’istantanea fornita generalmente nei trial – ha dichiarato il Prof. Calogero Cammà, Professore Ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo e Direttore della Scuola di Specializzazione – I dati relativi allo studio mettono in risalto un cambio di paradigma in termini di beneficio ed efficacia rispetto alle terapie standard: come dimostrato dai dati dello studio IMbrave150 infatti l’immunoterapia in prima linea in combinazione consente quasi di raddoppiare rispetto al passato la mediana di sopravvivenza, portandola a 19,2 mesi. Inoltre, è importante sottolineare come in termini di tollerabilità non siano stati riportati segnali di allarme, e questo rappresenta un auspicio incoraggiante rispetto ad un potenziale miglioramento in termini di qualità della vita dei pazienti”.


Sopravvivenza globale (OS), sopravvivenza libera da progressione (PFS), risposta e durata della risposta
Risultati globali
 
Atezolizumab+Bevacizumab (n=336)
Sorafenib (n=165)
OS mediana (95% CI), mesi
19,2 (17,0–23,7)
13,4 (11,4–16,9)
OS, HR (95% CI)
0.66 (0.52–0.85)
 
Atezolizumab+Bevacizumab (n=336)
Sorafenib (n=165)
PFS mediana (95% CI), mesi
6,9 (5,7–8,6)
4,3 (4,0–5,6)
PFS, HR (95% CI)
0.65 (0.53–0.81)
 
Atezolizumab+Bevacizumab (n=326)
Sorafenib (n=159)
ORR Confermata (95% CI) (%)
30% (25–35)
11% (7–17)
CR, n (%)
25 (8%)
1 (< 1%)
PR, n (%)
72 (22%)
17 (11%)
SD, n (%)
144 (44%)
69 (43%)
Risposte Ongoing, n (%)
54 (56%)
5 (28%)
 
Atezolizumab+Bevacizumab (n=97)
Sorafenib (n=18)
DOR Media (95% CI), mesi
18,1 (14,6, NE)
14,9 (4,9–17,0)
PFS e tutti i dati di risposta sono riportati per RECIST v1.1 valutati  da un comitato di revisione indipendente.
Follow-up mediano: 15.6 mesi.
CR, complete response; DOR, duration of response; HR, hazard ratio; NE, not estimable; ORR, objective response rate; OS, overall survival; PFS, progression free response; PR, partial response; SD, stable disease.Vedi sotto per i dati di OS dell’analisi primaria

Lo studio IMbrave150
IMbrave150 è uno studio globale di Fase III, multicentrico, open-label, che ha incluso 501 pazienti con HCC non resecabile che non avevano ricevuto in precedenza una terapia sistemica. I pazienti sono stati randomizzati 2:1 per ricevere la combinazione di atezolizumab e bevacizumab o sorafenib. Atezolizumab è stato somministrato per via endovenosa (IV), 1200mg il primo giorno di ogni ciclo di 21 giorni e bevacizumab è stato somministrato per via endovenosa, 15mg/kg il primo giorno di ogni ciclo di 21 giorni. Sorafenib è stato somministrato per via orale, 400mg due volte al giorno, nei giorni 1-21 di ogni ciclo di 21 giorni. I pazienti hanno ricevuto la combinazione o il trattamento del braccio di controllo fino alla progressione della malattia o ad una tossicità inaccettabile. I due endpoint primari sono stati l'OS e la PFS valutata da un comitato di revisione indipendente (IRF), secondo i Criteri di Valutazione della Risposta dei Tumori Solidi nella versione 1.1 (RECIST v1.1). Ulteriori endpoint dello studio includevano il tasso di risposta globale valutato dall'IRF (ORR) per RECIST v1.1 e per HCC mRECIST.

L’analisi primaria dello studio IMbrave 150 ha mostrato che dopo un periodo di follow-up di 8,6 mesi, atezolizumab in combinazione con bevacizumab ha ridotto il rischio di morte (sopravvivenza globale, in inglese overall survival [OS]) del 42% (hazard ratio [HR]=0.58; 95% CI: 0.42–0.79; p=0,0006)