La società biofarmaceutica Amgen ha reso noto di aver interrotto uno studio di fase III  condotto con il farmaco sperimentale ganitumab (AMG 479) su pazienti con tumore al pancreas. La decisione è stata presa dopo la valutazione di un comitato indipendente di esperti che ne ha verificato la non efficacia.

Il farmaco veniva valutato in uno studio denominato GAMMA che ha arruolato 825 pazienti con adenocarcinoma pancreatico in fase metastatica randomizzati a ricevere in prima linea ganitumab più gemcitabina verso la sola gemcitabina. Sulla base di un’analisi ad interim pre specificata, un Data Monitoring Committee indipendente ha concluso che l’aggiunta di ganitumab non avrebbe potuto portare benefici in termini di sopravvivenza globale. Di conseguenza il trial è stato interrotto prima della sua naturale scadenza temporale.

Ganitumab è un anticorpo monoclonale che ha come bersaglio il recettore per il fattore di crescita insulino-simile di tipo 1(IGF1-1R). Conosciuto anche con il nome di somatomedina,  è un ormone di natura proteica con una struttura molecolare simile a quella dell'insulina. L'IGF-1 riveste un ruolo importantissimo nei processi di crescita del bambino e mantiene i suoi effetti anabolici anche in età adulta. Come tutti gli ormoni di natura proteica anche l'IGF-1 ha bisogno di specifici recettori cellulari per espletare la propria azione. Tali recettori si concentrano soprattutto in alcuni tessuti come quello muscolare, osseo, cartilagineo, cutaneo, nervoso e renale.

Dagli studi preclinici, IGF-1R è stato indicato per svolgere un ruolo significativo anche nella crescita delle cellule del tumore e nella resistenza delle cellule del tumore sia alla chemioterapia che al trattamento radioattivo.

Nel 2011 negli Stati Uniti il cancro del pancreas locale-avanzato è stato diagnosticato a oltre 17.000 pazienti sarà stato con negli nel 2011. Circa il 70 per cento dei tumori del pancreas si sviluppano nella testa dell'organo, e la maggior parte di questi ha origine nei dotti che trasportano gli enzimi della digestione. Durante gli scorsi 20 anni, sono stati valutati numerosi regimi terapeutici; la chemioterapia ad alte-dosi seguita dalla radioterapia rappresentano l'approccio standard corrente. Tuttavia, il periodo di sopravvivenza mediano di questi pazienti rimane generalmente inferiore ai di 12 mesi.