Con un comunicato, Pfizer ha reso noto che il farmaco oncologico crizotinib ha raggiunto l’end point di uno studio di fase III, migliorando la progression-free survival rispetto alla terapia standard in pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (Nsclc) che presentano una particolare mutazione del gene ALK (chinasi del linfoma anaplastico).

Lo scorso anno,  Il farmaco era stato approvato dal’Fda per questa indicazione ma il via libera era stato ottenuto con la procedura di “accelerated approval”,  cioè  assenzsa di dati clinici definitivo ma sulla base di una percentuale di risposte obiettive che nel sottogruppo di malati ALK positivi era stata definita “senza precedenti”. Adesso arriva una conferma clinica più consistente e utile anche per confermare l’indicazione.

Denominato PROFILE 1007, per la prima lo studio dimostra la superiorità di crizotinib rispetto alla chemioterapia standard (docetaxel o pemetrexed) nel prolungare a sopravvivenza senza progressione.

Il profilo di effetti indesiderati osservato con i farmaci in studio è risultato “consistente” con gli effetti noti in letteratura.
Pfizer sta anche valutando il farmaco in uno studio di fase II denominato PROFILE 1014, che confromnta il farmaco con pemetrexed più cisplatino o carboplatino in patienti non trattai in precedenza e affettui da Nsclc ALK positivo.

Il gene ALK dà origine a una proteina di fusione, chiamata EML4-ALK, che stimola la crescita tumorale. La traslocazione EML4-ALK è rara, essendo presente solo nel 2-7% dei tumori polmonari non-piccole cellule, ed è più frequente in pazienti non fumatori,o che non hanno fumato poco, e nei pazienti con adenocarcinoma. Il loro tumore non contiene mutazioni del gene per il recettore del fattore di crescita epidermoidale (EGFR) o del gene K-Ras (che sono invece trattabili con altri farmaci biologici mirati).

Crizotinib (noto anche come PF-02341066 o 1066) compete con l’ATP (o adenosintrifosfato, una micro-molecola in grado di attivare i processi biochimici che richiedono energia) per l’ALK  e, sostituendosi all’ATP, ne impedisce il funzionamento. Attualmente si ritiene che crizotinib esplichi i suoi effetti terapeutici attraverso la modulazione della crescita, nonché della capacità di migrare e invadere i tessuti sani delle cellule neoplastiche.  Alcuni studi, però, suggeriscono che esso possa esplicare anche un’azione anti-neoangiogenetica.

Nei soli Usa si calcola che i pazienti con tumore al polmone e mutazione ALK siano circa 10mila. Crizotinib, un inibitore di ALK attivo per via orale con somministrazione bid, in due studi pubblicati sul NEJM ha ridotto in modo significativo il volume tumorale in pazienti che presentano in questo tipo di mutazione.