Cancro al polmone non a piccole cellule avanzato, nab-paclitaxel opzione promettente per la seconda linea

I pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule con istologia non squamosa, in stadio avanzato, hanno ottenuto risultati favorevoli con nab-paclitaxel (paclitaxel legato a nanoparticelle alle albumine di) come terapia di seconda linea, in uno studio randomizzato di fase 2, lo studio ABOUND.2L+, pubblicato sulla rivista Cancer.

I pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule con istologia non squamosa, in stadio avanzato, hanno ottenuto risultati favorevoli con nab-paclitaxel (paclitaxel legato a nanoparticelle alle albumine di) come terapia di seconda linea, in uno studio randomizzato di fase 2, lo studio ABOUND.2L+, pubblicato sulla rivista Cancer.

L'aggiunta di una formulazione orale di 5-azacitidina nota come CC-486, invece, non ha aggiunto alcun beneficio.

Il trattamento con inibitori dei checkpoint immunitari è una strategia terapeutica sempre più utilizzata in questa popolazione di pazienti e l'aggiunta di pembrolizumab a una doppietta a base di platino si è dimostrata una strategia più efficace rispetto alla sola chemioterapia, ma anche con questi nuovi approcci i risultati a lungo termine sono in molti casi limitati.

«Pertanto, la stragrande maggioranza dei pazienti che ricevono un inibitore dei checkpoint immunitario, come trattamento di prima linea o in linee successive, alla fine mostra una progressione del tumore e diventa quindi candidata per una successiva chemioterapia", scrivono gli autori dello studio, guidati da Daniel Morgensztern, della Washington University di St. Louis.

Lo studio ABOUND.2L+
Lo studio ABOUND.2L+ ha coinvolto 161 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule non squamoso in stadio avanzato, assegnati in parti uguali al trattamento con una combinazione di nab-paclitaxel e CC-486 oppure alla monoterapia con nab-paclitaxel. L'età mediana nei due bracci era rispettivamente di 65 anni e 63 anni e oltre l'80% dei pazienti era bianco.

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana nel braccio trattato con la combinazione è risultata di 3,2 mesi, contro 4,2 mesi con la monoterapia con nab-paclitaxel. A 6 mesi, la PFS è risultata rispettivamente del 29,1% e 33,6%, e a 12 mesi rispettivamente del 3,7% e 13,8%.

La sopravvivenza globale (OS) mediana è risultata di 8,1 mesi nel braccio assegnato alla combinazione dei due farmaci contro 17,0 mesi nel braccio trattato con il solo nab-paclitaxel (HR 1,7; IC al 95% 1,08-2,57) e l’OS a 12 mesi è risultata rispettivamente del 38,4% e 55,9%.

Nel gruppo trattato con la combinazione, 11 pazienti (il 13,6%) hanno risposto alla terapia e 53 (il 65,4%) hanno ottenuto un controllo della malattia, mentre nel gruppo trattato solo con nab-paclitaxel le percentuali corrispondenti sono risultate rispettivamente del 16,3% e 67,5%.

Il trattamento è stato generalmente ben tollerato in entrambi i gruppi; l’incidenza degli eventi avversi di grado 3 o superiore è stata 40,5% nel braccio assegnato alla combinazione e 31,6% in quello assegnato al solo chemioterapico.

Gli eventi avversi più comuni di qualsiasi grado nel braccio trattato con nab-paclitaxel più CC-486 sono stati nausea (50,6%), vomito (45,6%) e neuropatia periferica (35,4%), mentre nel gruppo trattato solo con paclitaxel gli eventi avversi più comuni sono stati neuropatia periferica (36,7%), alopecia (26,6%) e affaticamento (25,3%).

Risultati promettenti e profilo di tossicità accettabile
«Il nostro studio ha dimostrato risultati promettenti e un profilo di tossicità accettabile con nab-paclitaxel in monoterapia, senza che l'aggiunta di CC-486 abbia apportato un beneficio» concludono Morgensztern e i colleghi.
I ricercatori hanno inoltre aggiunto un altro braccio non randomizzato, trattato con la combinazione di nab-paclitaxel e l’inibitore di PD-L1 durvalumab, di cui è stato completato di recente l’arruolamento.

I risultati preliminari di questo studio erano stati presentati l’anno scorso al congresso della European Society for Medical Oncology, a Madrid, e Martin Reck, della LungenClinic di Grosshansdorf, in Germania, li aveva discussi. «La domanda è» si è chiesto l’esperto «ci sono pazienti in questo studio che potrebbero beneficiare della combinazione di nab-paclitaxel e CC-486? Questa domanda riguarda i marcatori predittivi; tuttavia, è davvero difficile sviluppare marcatori predittivi per i farmaci epigenetici», quale è CC-486.

Reck ha aggiunto che i dati di OS relativi alla combinazione di nab-paclitaxel e durvalumab che devono ancora maturare daranno ulteriori indicazioni su quali siano i modi migliori per trattare i pazienti in questo setting.

Daniel Morgensztern, et al. ABOUND.2L+: A randomized phase 2 study of nanoparticle albumin‐bound paclitaxel with or without CC‐486 as second‐line treatment for advanced nonsquamous non‐small cell lung cancer (NSCLC). Cancer. 2018; https://doi.org/10.1002/cncr.31779
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