Cancro al polmone, studio italiano: biopsia liquida utile per predire il beneficio di chemio e immunoterapia. #ESMO18

La biopsia liquida può essere uno strumento valido per prevedere e monitorare il beneficio clinico nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato trattati con la chemioterapia e con l'immunoterapia? A questa domanda ha cercato di rispondere uno studio tutto italiano presentato a Monaco di Baviera, al convegno annuale della European Society for Medical Oncology, e la risposta, stando ai primi risultati, sembra essere affermativa.

La biopsia liquida può essere uno strumento valido per prevedere e monitorare il beneficio clinico nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato trattati con la chemioterapia e con l’immunoterapia? A questa domanda ha cercato di rispondere uno studio tutto italiano presentato a Monaco di Baviera, al convegno annuale della European Society for Medical Oncology, e la risposta, stando ai primi risultati, sembra essere affermativa.

Lo studio, chiamato MAGIC-1 e condotto presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV) di Padova, dimostra, in particolare, che le variazioni dinamiche delle mutazioni del gene KRAS misurate nel plasma correlano in modo significativo con il controllo radiologico della malattia e che le variazioni precoci della frequenza allelica degli alleli mutati potrebbero consentire di individuare i pazienti che hanno outcome peggiori con l’immunoterapia.

Possibile valutare in anticipo l’effetto delle terapie antitumorali
«In questo studio abbiamo analizzato il ruolo potenziale della biopsia liquida non solo per determinare la presenza di alterazioni genetiche tumorali del sangue, ma anche per monitorare l'andamento del carcinoma polmonare durante il trattamento, sia chemioterapico sia immunoterapico» ha spiegato Laura Bonanno, prima autrice della ricerca, presentando i dati.

«In particolare, lo studio puntava a verificare se sia possibile utilizzando la biopsia liquida, e in particolare l’analisi del DNA tumorale circolante, valutare l’effetto delle terapie antitumorali, sia la chemioterapia sia l’immunoterapia, in anticipo rispetto ai metodi convenzionali» ha aggiunto ai nostri microfoni uno degli autori principali dello studio, Pierfranco Conte, dello IOV e dell’Università di Padova.

«Tradizionalmente, si inizia il trattamento e dopo 2 o 3 mesi si fa una Tac o una PET di valutazione; spesso solo in quel momento ci si rende conto se il trattamento sta funzionando o no. Con la biopsia liquida, abbiamo visto che misurando poco dopo l’inizio del trattamento la presenza e le variazioni di determinale alterazioni nel DNA tumorale circolante si può predire ciò che si osserverà facendo successivamente l’imaging tradizionale e anche quale sarà l’esito finale del trattamento, e quindi la durata della sopravvivenza libera da progressione (PFS) ecomplessiva (OS)» ha aggiunto il professore.

«Se questi risultati saranno confermati, potremo usare un metodo non invasivo come la biopsia liquida per predire la risposta al trattamento e quindi - se necessario - modificare precocemente il trattamento stesso, ma anche per selezionare quei pazienti che potranno trarre il maggior beneficio dalle terapie, e quindi potrebbero sottoposti a a trattamenti meno intensivi o più brevi, a tutto beneficio della qualità della vita quotidiana» ha detto Bonanno.

Lo studio MAGIC-1
Lo studio, condotto nel 2017 presso lo IOV e finanziato con la raccolta del 5x1000, ha coinvolto 162 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato sottoposti a un trattamento sistemico e arruolati prospetticamente.

I campioni di plasma sono stati raccolti al basale (T1) dopo il primo ciclo di trattamento (T2, dopo 3±1 settimane) al momento della prima rivalutazione radiologica (T3, dopo 12±2 settimane) e al momento della progressione radiologica (T4), analizzando con le tecniche più moderne la presenza nel DNA di mutazioni del gene KRAS e del gene KRAS wild type.
Dei pazienti arruolati (tutti con i geni EGFR, ALK e ROS1 wild-type), 44 presentavano mutazioni di KRAS nel tessuto tumorale e, di questi, 11 facevano l’immunoterapia.
Al basale, la presenza di mutazioni di KRAS nel DNA libero circolante è stata rilevata nel 49% dei campioni, ma la presenza di tali mutazioni nel plasma al basale non è risultata correlata in modo significativo né al carico di malattia né all’outcome.

Invece, la presenza di mutazioni di KRAS identificate già dopo 3±1 settimane di trattamento è risultata predittiva della progressione radiologica. Ma non solo. I ricercatori hanno scoperto che le mutazioni di KRAS rilevate in coincidenza con il momento della prima rivalutazione radiologica erano predittive di una PFS inferiore.
Inoltre, ancor più importante, si è visto che l’aumento delle frequenze alleliche delle mutazioni di KRAS dal basale fino al momento della prima rivalutazione radiologica (T3) era predittivo di una PFS e di un’OS inferiori.

Risultati da confermare e prospettive future
«Questi risultati andranno confermati su una casistica più ampia e con un periodo di osservazione più prolungato, non solo per predire cosa succederà, ma anche per capire in anticipo quando è il caso di “aggiustare il tiro”; oggi questo è possibile: per esempio, un paziente che stia facendo la chemioterapia e non risponde può passare all’immunoterapia, mentre uno che non risponde all’immunoterapia potrebbe entrare in uno studio clinico» ha detto Conte.
In prospettiva, ha concluso il professore, «nei pazienti che rispondono molto a lungo all’immunoterapia, la biopsia liquida potrebbe consentire di capire chi potrebbe sospendere questo trattamento e quale sia il momento giusto per interromperlo, cosa che oggi non sappiamo con certezza».

L. Bonanno, et al. Liquid biopsy as tool to monitor and predict clinical benefit from chemotherapy (CT) and immunotherapy (IT) in advanced Non-small cell lung cancer (aNSCLC): a prospective study. ESMO 2018; abstract
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