Cancro al polmone, studio smentisce azione protettiva della vitamina D

Non vi sono prove di un'associazione tra le concentrazioni ematiche di vitamina D e il rischio di un successivo cancro del polmone, quindi nessun supporto all'ipotesi che la vitamina D possa essere efficace per la prevenzione primaria del carcinoma polmonare. Queste sono le conclusioni del più ampio studio osservazionale condotto fino a oggi e pubblicato sulla rivista Annals of Oncology.

Non vi sono prove di un'associazione tra le concentrazioni ematiche di vitamina D e il rischio di un successivo cancro del polmone, quindi nessun supporto all’ipotesi che la vitamina D possa essere efficace per la prevenzione primaria del carcinoma polmonare. Queste sono le conclusioni del più ampio studio osservazionale condotto fino a oggi e pubblicato sulla rivista Annals of Oncology.

Il carcinoma polmonare rimane la prima causa di morte per cancro a livello globale. E’ responsabile di circa 1,7 milioni di morti ogni anno e il 20% di tutti i decessi per cancro. Sebbene la causa principale sia l'esposizione al tabacco, il rischio rimane elevato anche in chi ha fumato in precedenza e nei non fumatori.

In uno studio condotto da un gruppo di ricerca internazionale, l'analisi aggregata delle concentrazioni di vitamina D nel sangue prelevato mediamente 5 anni prima della diagnosi di tumore di 5.000 coppie caso-controllo, ha mostrato che non vi era alcuna relazione dose-risposta tra le concentrazioni di vitamina D e il rischio complessivo di cancro al polmone (OR 0,98).

Nessuna prova di una associazione nemmeno rispetto a sesso, età, fumo o istologia, scrivono Paul Brennan, dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) a Lione, Francia, e colleghi.

Meglio non fumare o smettere di farlo
L'analisi era inserita all'interno del più ampio progetto Lung Cancer Cohort Consortium (LC3), che coinvolge oltre due milioni di partecipanti provenienti da 20 coorti in Asia, Australia, Europa e Nord America.

«In base ai risultati riteniamo improbabile che la supplementazione di vitamina D si dimostrerà efficace in modo decisivo per la prevenzione primaria del cancro al polmone, indipendentemente dal fatto che si fumi o meno», ha detto Brennan a Medscape Medical News. «Il modo migliore per proteggersi è smettere di fumare o non iniziare mai a farlo», ha aggiunto.

A differenza degli studi precedenti, che si basavano sulle auto-dichiarazioni dei partecipanti in merito al loro consumo di tabacco, questa analisi ha identificato la recente esposizione al fumo misurando la cotinina sierica, un metabolita della nicotina trovato nel sangue.

«I nostri risultati sono importanti perché molte strategie di prevenzione sono ancora focalizzate sull'integrazione di vitamina D come misura protettiva nei confronti di diverse patologie, tra cui il cancro», ha dichiarato Brennan.

«Data l'elevata incidenza del cancro al polmone in tutto il mondo, è fondamentale dare priorità agli sforzi per ridurre il fumo di tabacco e identificare ulteriori misure preventive che possono aiutare a ridurre il rischio di malattia», ha affermato Christopher Wild, direttore dello IARC. «Tuttavia, nonostante precedenti studi più piccoli suggeriscano che alte concentrazioni di vitamina D potrebbero proteggere dal cancro del polmone, questi nuovi risultati non supportano questa ipotesi».

Risultati diversi in due studi precedenti
Questi risultati sono in netto contrasto con quelli emersi da due precedenti meta-analisi, secondo i quali alte concentrazioni di vitamina D possono proteggere dal cancro al polmone.

La prima meta-analisi, che includeva nove studi prospettici, ha riportato una riduzione del 17% del rischio di cancro del polmone tra i partecipanti, con diverse concentrazioni di 25-idrossivitamina D (25(OH)D) circolante, il principale metabolita della vitamina D, fanno notare gli autori. Allo stesso modo, i risultati aggregati della seconda meta-analisi hanno mostrato un'associazione inversa non lineare tra 25(OH)D e rischio di tumore al polmone.

«Gli studi in corso sulla prevenzione del cancro che testano gli integratori di vitamina D potrebbero aiutare a definire meglio se le variazioni delle concentrazioni di vitamina D si traducono o meno in riduzioni dei rischi di cancro ai polmoni», scrivono gli sperimentatori.

Lo studio pubblicato
Per l'analisi corrente, Brennan e colleghi hanno identificato 11.399 casi di carcinoma polmonare incidente con campioni di sangue prediagnostici provenienti da partecipanti alla coorte LC3. Un totale di 5.313 pazienti con carcinoma polmonare sono stati poi sottoposti ad analisi del sangue. Gli autori dello studio affermano di aver aumentato il campione dei non fumatori e degli ex fumatori «per ottimizzare il potere statistico nell'analisi del rischio stratificato per il fumo».

I corrispondenti controlli sono stati selezionati in modo casuale dal gruppo dei partecipanti che erano in vita e senza tumore nel momento in cui a ogni coppia è stato diagnosticato un carcinoma polmonare.

Oltre alla coorte, al sesso, alla data della raccolta del sangue e alla data di nascita, i criteri di abbinamento includevano cinque categorie di fumatori: non fumatori, ex fumatori che avevano smesso da meno di 10 anni, ex fumatori che avevano smesso da oltre 10 anni, fumatori "leggeri" con meno di 15 sigarette al giorno e fumatori "pesanti" da 15 o più sigarette al giorno.

La cotinina sierica è stata misurata con cromatografia liquida e spettrometria di massa, che sono state impiegate anche per analizzare separatamente le concentrazioni di 25(OH)D-2 e 25(OH)D-3, poi combinate per fornire una misura complessiva di 25(OH)D.

Gli autori osservano che l'analisi includeva partecipanti le cui concentrazioni di vitamina D erano comprese tra 7 e 41 nmol/L. «Anche quando abbiamo ristretto ulteriormente la categoria di riferimento per includere solo i partecipanti con concentrazioni di vitamina D inferiori a 25 nmol/L, non abbiamo trovato prove di un'associazione tra concentrazioni di vitamina D e un minore rischio di cancro al polmone».

Anche se non c’è un consenso sulla quantità sufficiente di vitamina D, Brennan e colleghi sottolineano che in un rapporto del 2011 dell'Istituto di Medicina, le concentrazioni sieriche di vitamina D inferiori a 30 nmol/L erano considerate a rischio di carenza vitaminica e concentrazioni inferiori a 50 nmol/L un rischio di inadeguatezza della quantità di vitamina D.

Bibliografia
Muller DC et al. No association between circulating concentrations of vitamin D and risk of lung cancer: an analysis in 20 prospective studies in the Lung Cancer Cohort Consortium (LC3). Ann Oncol. Published online on April 2, 2018.

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