Cancro al seno, anche piccolo, può essere aggressivo e giovarsi della chemio

Quando si scopre di avere un cancro al seno, più piccole sono le dimensioni della massa tumorale alla diagnosi e maggiori, senza dubbio, sono le probabilità di guarigione. Anche se il tumore è piccolo, tuttavia, non è il caso di abbassare la guardia. Un'analisi dello studio MINDACT presentata al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO), a Madrid, evidenzia, infatti, che perfino tumori al seno in stadio iniziale, di piccole dimensioni, possono essere aggressivi e aver bisogno, quindi, della chemioterapia.

Quando si scopre di avere un cancro al seno, più piccole sono le dimensioni della massa tumorale alla diagnosi e maggiori, senza dubbio, sono le probabilità di guarigione. Anche se il tumore è piccolo, tuttavia, non è il caso di abbassare la guardia. Un’analisi dello studio MINDACT presentata al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO), a Madrid, evidenzia, infatti, che perfino tumori al seno in stadio iniziale, di piccole dimensioni, possono essere aggressivi e aver bisogno, quindi, della chemioterapia.

Quasi un tumore su quattro fra quelli analizzati è risultato aggressivo e in questo caso le pazienti hanno tratto beneficio dalla chemio. I tumori aggressivi, evidenzia la ricerca, si possono indentificare con un test genetico che prende in esame l’espressione di 70 geni.
"I nostri risultati portano a rimettere in discussione l’assunto secondo cui tutti i tumori piccoli siano meno gravi e non necessitino di chemioterapia adiuvante" ha dichiarato l'autore principale dell’analisi, Konstantinos Tryfonidis, ricercatore della European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) di Bruxelles.
Lo studio MINDACT, gestito e sponsorizzato dall'EORTC in collaborazione con il Breast Group International (BIG), ha coinvolto 6693 donne con un tumore al seno in stadio iniziale (con linfonodi negativi o da uno a tre linfonodi positivi).
Il trial ha dimostrato che circa il 46% delle pazienti ad alto rischio clinico di recidiva, in base al risultato del test Adjuvant! Online potrebbero non aver avuto bisogno della chemioterapia. Queste donne avevano un basso rischio genomico di recidiva in base ai risultati del test MammaPrint, un test genomico prognostico, basato sull’analisi dell’espressione di 70 geni, che aiuta a prevedere gli outcome clinici nelle donne con tumore al seno in stadio precoce.
Il sottostudio ora presentato al congresso madrileno ha riguardato 826 partecipanti dello studio MINDACT in cui la dimensione del tumore primitivo era inferiore a 1 cm e i linfonodi erano negativi (pT1abpN0). Per ognuna di esse sono stati valutati il rischio clinico (con una versione modificata del test Adjuvant! Online) e quello genomico (con il test MammaPrint) e se ne sono trovate 196 (il 24%) a basso rischio clinico e ad alto rischio genomico. Queste donne sono state divise in modo casuale in due gruppi, uno sottoposto alla chemioterapia e uno no.
Dopo 5 anni, pochissime di queste pazienti che avevano fatto la chemio avevano avuto una recidiva, mostrando tassi elevati di sopravvivenza libera da metastasi a distanza, sopravvivenza senza malattia e sopravvivenza complessiva, a conferma che in questo gruppo di donne la chemioterapia offre un beneficio significativo.
Infatti, la sopravvivenza libera da metastasi a distanza a 5 anni è risultata del 97,3% (IC al 95% 89,4-99,3) nel gruppo sottoposto alla chemio contro 91,4% (IC al 95% 82,6-95,9) nel gruppo che non l’aveva fatta, mentre la sopravvivenza globale a 5 anni è risultata rispettivamente del 98,5% (IC al 95% 89,6- 99,8) contro 95,8% (IC al 95% 89,1- 98,4%).
"Abbiamo scoperto che quasi una donna su quattro con un tumore al seno di piccole dimensioni era a rischio di metastasi a distanza e ha beneficiato della chemioterapia" ha affermato Fatima Cardoso, coautrice principale dello studio, della Breast Unit del Champalimaud Clinical Center di Lisbona. "È un risultato impressionante, perché basandosi solo sui criteri clinici avremmo detto che questi tumori non erano aggressivi e quindi le pazienti non necessitavano della chemioterapia. Ma il 24% di questi piccoli tumori ha mostrato di avere una biologia aggressiva, a dimostrazione che non tutti i tumori piccoli sono uguali".
"Questo studio dimostra che per le pazienti affette da un cancro al seno non è importante solo la dimensione del tumore, ma anche la sua biologia. Tutti i tumori delle donne studiate erano piccoli - meno di 1 cm – e con linfonodi negativi, il che, in linea di principio, dovrebbe essere un indice di prognosi favorevole. Tuttavia, quasi una donna su quattro - quelle identificate come ad alto rischio genomico - hanno beneficiato della chemioterapia " ha commentato Evandro de Azambuja, del Jules Bordet Institute di Bruxelles.
"I tumori di piccole dimensioni con linfonodi negativi possono essere molto aggressivi, anche se classificati come a basso rischio clinico", ha aggiunto l’esperto. Pertanto, "quando si decide quali trattamenti adiuvanti fare in questa popolazione di pazienti bisogna prendere in considerazione anche la biologia tumorale, senza comunque dimenticare l'età, il performance status, le eventuali comorbilità e le preferenze della paziente durante la discussione" ha concluso de Azambuja.
Alessandra Terzaghi
K. Tryfonidis, et al. ‘Not all small node negative (pT1abN0) breast cancers are similar: Outcome results from an EORTC 10041/BIG 3-04 (MINDACT) trial substudy. ESMO 2017; abstract 150O_PR.