Cancro al seno, combinazioni con l'immunoterapia strada promettente da seguire

I tumori al seno, sebbene caratterizzati da carichi mutazionali inferiori rispetto ai tumori al polmone e al melanoma, tumori in cui l'immunoterapia si dimostrata particolarmente promettente, sono comunque immunogenici.

I tumori al seno, sebbene caratterizzati da carichi mutazionali inferiori rispetto ai tumori al polmone e al melanoma, tumori in cui l'immunoterapia si è dimostrata particolarmente promettente, sono comunque immunogenici.

Lo ha sottolineato Elizabeth A. Mittendorf, dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, in una presentazione a margine dei lavori della 34ma Miami Breast Cancer Conference, terminata di recente.

L’esperta ha riferito che sono attualmente in corso diversi studi clinici in cui si stanno valutando svariate strategie di immunoterapia nel cancro alla mammella.
I regimi di combinazione con un’immunoterapia sono “probabilmente la via da seguire” e strategie di combinazione adeguate dipenderanno soprattutto dallo stadio della malattia, ha aggiunto la Mittendorf.

L’immunoterapia antitumorale agisce inducendo il sistema immunitario ad attaccare le cellule tumorali. Tra gli esempi ci sono i vaccini contro il cancro, le terapie a base di cellule T, come le CAR T cells, e gli anticorpi monoclonali che inibiscono i checkpoint immunitari. Questi ultimi inibiscono molecole che agiscono come segnali inibitori sulle cellule T, come i checkpoint immunitari PD-1/PD-L1 e CTLA-4, e quindi “tolgono il freno alla risposta immunitaria“, il che permette alle cellule T dirette contro il tumore di proliferare e attaccare i tessuti tumorali.

Il melanoma, l’adenocarcinoma e il carcinoma polmonare a cellule squamose sono alcuni tra i tumori umani con carichi mutazionali più alti, mentre i carichi mutazionali del tumore al seno sono simili a quelli dei tumori allo stomaco, esofageo, del colon-retto, della testa e del collo, cervicale, ovarico, al cervello, al rene e al pancreas, tra gli altri. Questo ha contribuito all’iniziale scetticismo circa la possibilità che il cancro al seno potesse essere un bersaglio promettente per le immunoterapie.

Tuttavia, ha ricordato l’oncologa, è ormai noto che i tumori al seno esprimono diversi antigeni associati al tumore (TAA) putativi come quelli su cui si basano i vaccini basati sui peptidi derivati dal recettore HER2 E75, GP2 e AE37. Inoltre, il gruppo della Mittendorf all’MD Anderson Cancer Center ha dimostrato che il 20% dei tumori al seno tripli negativi esprimono l’inibitore del checkpoint immunitario PD-L1.

Sebbene finora le monoterapie con vaccini peptidici si siano dimostrate “in gran parte inefficaci” contro la malattia metastatica, questi trattamenti sono tendenzialmente abbastanza sicuri e potrebbero giocare un ruolo importante nel migliorare l'efficacia di altre strategie di immunoterapia, ha suggerito la Mittendorf. Per esempio, combinare vaccini contro il cancro con inibitori dei checkpoint immunitari potrebbe dare luogo a sinergie meccanicistiche, stimolando la risposta delle cellule T e aumentando la presentazione degli antigeni associati al tumore.
Analogamente, vaccini antitumorali e trastuzumab hanno meccanismi d’azione che potrebbero essere sinergici e aumentare l’efficacia dei regimi di immunoterapia combinati. La Mittendorf ha segnalato che il suo gruppo sta attualmente conducendo due studi su questo approccio.

Queste strategie aumentano l'infiltrazione delle cellule T nel microambiente tumorale e nel tessuto tumorale.

L’utilizzo di vaccini peptidici antitumorali è solo uno dei modi possibili per aumentare la presentazione degli antigeni associati al tumore. Un meccanismo con cui la chemioterapia e la radioterapia potrebbero aiutare a combattere il cancro è la morte delle cellule immunogeniche, nella quale i tumori morenti rilasciano antigeni associati al tumore, per esempio.

I primi risultati di uno studio su 19 pazienti con carcinoma mammario in stadio precoce suggeriscono che combinare l’inibitore di CTLA-4 ipilimumab con la crioablazione (crioimmunoterapia) potrebbe offrire una sinergia terapeutica simile, nella quale la crioablazione del tumore porta al rilascio di antigeni associati al tumore che il sistema immunitario stimolato da ipilimumab poi riconosce e attacca in altri tumori, ha riferito la Mittendorf.