Cancro al seno, quale impatto della terapia antitumorale sulla fertilitÓ e sul desiderio di maternitÓ? #ESMO18

Uno dei principali problemi che devono affrontare le donne giovani sottoposte alla chemioterapia per un cancro al seno Ŕ l'impatto del trattamento sul desiderio di avere figli e sulla fertilitÓ. Attualmente, sono in corso molti studi per valutare l'utilitÓ e l'efficacia delle metodiche di preservazione della fertilitÓ in queste pazienti giovani, ma queste misure rappresentano una reale necessitÓ?

Uno dei principali problemi che devono affrontare le donne giovani sottoposte alla chemioterapia per un cancro al seno è l’impatto del trattamento sul desiderio di avere figli e sulla fertilità. Attualmente, sono in corso molti studi per valutare l’utilità e l’efficacia delle metodiche di preservazione della fertilità in queste pazienti giovani, ma queste misure rappresentano una reale necessità?

A questa domanda risponde uno studio retrospettivo francese da poco presentato a Monaco di Baviera, al congresso annuale della European Society for Medical Oncology (ESMO). L’indagine conferma che è possibile avere gravidanze naturali dopo la terapia, ma nel contempo evidenzia che il desiderio di avere figli diminuisce notevolmente dopo il trattamento, mettendo in discussione la necessità di ricorrere sistematicamente a misure quali la raccolta e il congelamento di ovociti o embrioni dopo la fecondazione in vitro.

Misure di preservazione della fertilità: una necessità reale?
Le misure di preservazione della fertilità vengono comunemente offerte alle pazienti con cancro della mammella di età inferiore ai 40 anni durante i primi consulti successivi alla diagnosi.

Le donne in questa fascia di età rappresentano meno del 7% di tutte le diagnosi di cancro della mammella e le pazienti sopravvissute alla malattia hanno una probabilità di restare incinte inferiore del 70% rispetto alla popolazione generale.

Secondo il primo autore dello studio, Jérôme Martin-Babau, del Centre Armoricain de Radiothérapie, Imagerie Médicale et Oncologie di Plérin, in Francia, «la principale barriera all'accesso alle misure di preservazione della fertilità per le pazienti in Francia consiste nel fatto che queste metodiche richiedono strutture e competenze disponibili solo negli ospedali più grandi. Le donne potrebbero quindi doversi spostare dal centro presso il quale vengono curate di solito per sottoporsi a tali procedure».

Il Piano Nazionale Francese per la gestione del cancro descrive queste metodiche come servizi chiave da implementare a livello nazionale. "Attraverso il nostro studio volevamo capire se il bisogno e la domanda di questi servizi da parte delle donne sopravvissute al cancro al seno fossero all'altezza del livello di investimento e organizzazione richiesto dai responsabili delle politiche nazionali» ha spiegato l’oncologo.

Impatto delle terapie antitumorali sulla fertilità non determinante
Per il loro studio, i ricercatori transalpini hanno identificato 96 pazienti di età compresa tra 18 e 40 anni, sottoposte a chemioterapia per un carcinoma mammario non metastatico tra il 2005 e il 2017. Di queste donne, 60 avevano accettato di partecipare a un sondaggio per valutare l’impatto del trattamento sulla fertilità e sul desiderio di avere figli.

L'età mediana delle partecipanti, alla diagnosi, era di 36 anni e il tempo mediano intercorso tra la fine della chemioterapia e l’arruolamento allo studio era di 57 mesi.

In più della metà dei casi, al momento della diagnosi, il tumore si era già diffuso ai linfonodi, aumentando il rischio di recidiva. Inoltre, 10 donne avevano un carcinoma triplo negativo, caratterizzato da una prognosi peggiore rispetto agli altri tipi di tumore al seno, a causa dell’impossibilità di utilizzare la terapia ormonale o anti-ormonale. Tutte le pazienti, comunque, erano in remissione al momento dell’indagine.

La terapia endocrina adiuvante era stata prescritta al 70% delle donne e di queste, il 54% era ancora in trattamento al momento dello studio. Il 90% era stato sottoposto a terapia con tamoxifene e il 9,5% a soppressione ovarica completa. La durata media del trattamento era stata pari a 5 anni.

I trattamenti antitumorali hanno confermato di avere un forte impatto sulle pazienti. L'83% delle partecipanti aveva presentato amenorrea durante il trattamento, «un risultato atteso», secondo Martin-Babau. «Quello che non ci aspettavamo è che l'86% di queste donne segnalasse che il ciclo mestruale era tornato alla normalità entro l'anno successivo alla fine della terapia. Questo indica che il trattamento non aveva danneggiato completamente le ovaie».

Forte impatto del trattamento sul desiderio di maternità e sulla vita sessuale
I ricercatori hanno anche valutato l’impatto della terapia sul desiderio delle donne di avere figli. Più di un terzo delle partecipanti ha riferito di aver pianificato una gravidanza prima di iniziare il trattamento. Tuttavia, solo una su 10 ha dichiarato di avere ancora questo desiderio dopo la fine della terapia.

«Delle sei pazienti che desideravano ancora avere figli, quattro sono riuscite a rimanere incinte, ma due hanno poi abortito», ha riferito Martin-Babau.

Inoltre, dallo studio è emerso che nel 20% dei casi la relazione con il partner è stata in qualche modo influenzata direttamente o indirettamente dal trattamento. La terapia ha avuto anche un impatto sulla qualità della vita sessuale delle donne nel 61% dei casi, con effetti avversi anche a lungo termine.

In conclusione
Dall’indagine, dunque, emerge che il trattamento per il carcinoma della mammella impatta fortemente sulla qualità di vita delle pazienti, ma non in modo determinante sulla loro fertilità.

«Certo, il nostro studio ha il limite di aver coinvolto un solo centro e quindi riflette l'attività di pochi medici. La realtà potrebbe essere molto diversa. Inoltre, un terzo delle pazienti identificate non ha risposto al sondaggio, probabilmente a causa della frustrazione per la loro situazione personale», ha sottolineato Martin-Babau.

«La maggior parte delle forme di cancro al seno è stimolata dagli ormoni. L'impianto di embrioni prodotti in vitro richiede che le donne assumano ormoni aggiuntivi che potrebbero potenzialmente avere un ruolo nello sviluppo di una recidiva della malattia. Al momento disponiamo di pochi dati per fugare questo dubbio» ha proseguito l’autore.

«In un contesto, quindi, dal quale risulta che le gravidanze naturali sono ancora possibili dopo il trattamento e che la domanda effettiva di misure di conservazione della fertilità sembra essere relativamente bassa, noi medici dovremmo pensare a come fornire informazioni equilibrate alle nostre giovani pazienti», ha concluso l’oncologo.

Il parere di un esperto
«Dati precedenti hanno dimostrato che solo una piccola percentuale di donne sceglie di sottoporsi a misure di preservazione della fertilità al momento della diagnosi di cancro al seno. I risultati di questo studio, sebbene basati su una piccola coorte di pazienti, ci dicono che il desiderio di avere figli delle donne sopravvissute al tumore diminuisce nel momento in cui terminano il trattamento, confermando che le gravidanze naturali sono ancora possibili dopo la chemioterapia» ha commentato Matteo Lambertini, dell’Institut Jules Bordet di Bruxelles, non coinvolto nello studio.

Tuttavia, ha aggiunto l’esperto, «questo non significa che gli oncologi non dovrebbero parlare di misure di preservazione della fertilità con le loro pazienti, anche nei casi in cui il loro centro oncologico non offra questi servizi in loco: infatti, la minoranza di donne che sono interessate a queste metodiche si sposterà volentieri, se è questo quello che desidera».

«Come medici, dobbiamo continuare a parlare con le nostre pazienti della potenziale perdita della funzione ovarica e della fertilità, proprio come faremmo con qualsiasi altro effetto collaterale del trattamento: il più presto ed nel modo più esaustivo possibile», ha sottolineato Lambertini.
A questo proposito, ha concluso l’oncologo, «è importante che gli oncologi siano a conoscenza delle linee guida dell’ESMO sull'argomento e che tengano in considerazione le circostanze specifiche di ciascuna paziente».

J. Martin-Babau, et al. Pregnancies after breast cancer, is there a real need for fertility preservation? Results from the ARTEMIS cohort of 60 young patients. ESMO 2018; abstract 251P_PR.