Oncologia-Ematologia

Cancro al seno, trasferimento di grasso autologo per la ricostruzione non aumenta il rischio di recidiva

Le donne che vengono sottoposte a un trasferimento di grasso autologo per la ricostruzione dopo l'intervento chirurgico di asportazione di un cancro al seno non sembrano essere a maggior rischio di recidiva locale o a distanza rispetto a quelle sottoposte alla ricostruzione convenzionale. A suggerirlo è uno studio retrospettivo di autori olandesi, appena uscito su JAMA Oncology.

Le donne che vengono sottoposte a un trasferimento di grasso autologo per la ricostruzione dopo l’intervento chirurgico di asportazione di un cancro al seno non sembrano essere a maggior rischio di recidiva locale o a distanza rispetto a quelle sottoposte alla ricostruzione convenzionale. A suggerirlo è uno studio retrospettivo di autori olandesi, appena uscito su JAMA Oncology.

In questo studio, la ricostruzione del seno mediante il trasferimento di grasso è risultata anche associata a tassi di mortalità più bassi rispetto alla ricostruzione convenzionale.

Il trasferimento di grasso autologo, chiamato anche autoinnesto di grasso, è un processo in cui un clinico inietta il grasso del paziente, raccolto mediante liposuzione in genere dall'addome o dalla parte superiore delle gambe, in deformità dei tessuti molli che possono crearsi durante l'intervento di resezione del tumore al seno.

"Nonostante i suoi benefici clinici e le sue caratteristiche favorevoli ai fini della rigenerazione, l'applicazione del trasferimento di grasso autologo nelle pazienti con carcinoma mammario finora è stata limitata da due fattori principali: la paura che possa interferire con gli esami di imaging eseguiti sul seno e il timore che posizionare intenzionalmente cellule in grado di rigenerarsi in un precedente letto tumorale possa aumentare il rischio di recidiva locoregionale” spiegano nell’introduzione gli autori, guidati da Todor Krastev, dell’Università di Maastricht.

"Mentre è stato già dimostrato che le macrocalcificazioni derivanti dalla necrosi del grasso dopo il trasferimento del grasso autologo non sembrano ostacolare la rilevazione del cancro al seno con l’imaging, la questione riguardante il rischio di recidiva resta oggetto di un ampio dibattito" aggiungono i ricercatori.

Per indagare su quest’ultimo tema, Krastev e i colleghi hanno utilizzato dati ricavati da un database locale delle cartelle cliniche del Tergooi Hospital di Hilversum, al fine di indagare sulle possibili associazioni fra trasferimento di grasso autologo e recidive del tumore al seno.

In particolare, gli autori hanno analizzato 287 pazienti (età media: 48,1 anni) che erano state sottoposte a trasferimento di grasso autologo per la ricostruzione di 300 mammelle e 300 pazienti di controllo (età media: 49,4 anni) sottoposte alla ricostruzione convenzionale, abbinate in base all’età, al tipo di chirurgia oncologica subita, all’invasività tumorale e allo stadio della malattia.

Il follow-up medio per le pazienti sottoposte all’autoinnesto di grasso è stato di 9,3 anni e quello del gruppo di controllo di 8,6 anni dopo l'intervento chirurgico.
Le analisi non hanno evidenziato differenze significative nell’incidenza delle recidive tra le due coorti; difatti, si sono registrate otto recidive locoregionali nel gruppo sottoposto al trasferimento di grasso a 11 nel gruppo di controllo (HR 0,63; IC al 95% 0,25-1,6).

Anche il rischio di recidiva a distanza non ha mostrato differenze significative fra i due gruppi (HR 0,94; IC al 95% 0,52-1,72).
Il rischio di recidiva non è risultato più alto nelle pazienti sottoposte all’autoinnesto di grasso nemmeno nei vari sottogruppi analizzati.

Inoltre, le pazienti sottoposte al trasferimento di grasso autologo hanno mostrato un rischio più basso di mortalità complessiva (HR 0,2; IC al 95% 0,09-0,44) e mortalità associata specificamente al cancro al seno (HR 0,37; IC al 95% 0,15-0,91) rispetto al gruppo di controllo. Secondo i ricercatori queste differenze non possono essere spiegate adeguatamente dall'influenza di fattori confondenti.

"Le prove contrastanti emergenti dall’arena molecolare e da quella clinica hanno dato adito a opinioni divergenti e persino polarizzate tra chirurghi plastici e oncologi sul fatto che i benefici clinici del trasferimento del grasso autologo superino i suoi potenziali rischi" scrivono Krastev e i colleghi.

"Nonostante il gran numero di pubblicazioni su questo argomento, gli studi non sono riusciti a fornire prove convincenti, per lo più a causa della loro scarsa qualità metodologica e della mancanza di adeguati gruppi di controllo" aggiungono i ricercatori.
Invece, scrivono un editoriale di commento Roger K. Khouri, del Miami Breast Center della Florida International University, e altri due esperti, questi risultati potrebbero avere un impatto sulle decisioni delle pazienti in merito alla ricostruzione.

"Ora che il trasferimento del grasso autologo si è dimostrato sicuro ed efficace, lo standard di cura dovrebbe riflettere questa ultima aggiunta" scrivono i tre commentatori.

"Le pazienti con carcinoma mammario hanno una terza opzione disponibile per la ricostruzione del seno (oltre a quelle basate su impianti o lembi di tessuto), e i chirurghi plastici dovrebbero quindi presentarle tutte e tre e discutere con la paziente vantaggi e svantaggi di ciascuna. In questo modo, le pazienti saranno in grado di scegliere l'opzione maggiormente in linea con i loro valori e obiettivi" concludono gli editorialisti.

T. Krastev, et al. Long-term Follow-up of Autologous Fat Transfer vs Conventional Breast Reconstruction and Association With Cancer Relapse in Patients With Breast Cancer. JAMA Surg. 2018; doi:10.1001/jamasurg.2018.3744.
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