Cancro alla vescica, chemio neoadiuvante prima della cistectomia radicale può migliorare gli outcome

Nei pazienti con carcinoma della vescica, fare una chemioterapia neoadiuvante prima della cistectomia radicale può portare a un miglioramento delle percentuali di downstaging patologico completo (pCD) e di sopravvivenza globale (OS) rispetto alla sola chirurgia. Lo si evince dai risultati di uno studio osservazionale olandese pubblicato di recente sull'International Journal of Cancer.

Nei pazienti con carcinoma della vescica, fare una chemioterapia neoadiuvante prima della cistectomia radicale può portare a un miglioramento delle percentuali di downstaging patologico completo (pCD) e di sopravvivenza globale (OS) rispetto alla sola chirurgia. Lo si evince dai risultati di uno studio osservazionale olandese pubblicato di recente sull'International Journal of Cancer.

Per questo ampio studio di popolazione, i ricercatori hanno identificato nel Netherlands Cancer Registry 5517 pazienti con carcinoma uroteliale della vescica in stadio da cT2 a 4aN0M0 che erano sottoposti alla sola cistectomia radicale, a una chemioterapia neoadiuvante seguita dalla cistectomia radicale oppure a una radioterapia neoadiuvante seguita dalla cistectomia radicale.

Dei pazienti valutati, 4504 (l’82%) presentava un tumore in stadio cT2 e 1013 (il 18%) un tumore in stadio da cT3 a cT4a.

I ricercatori hanno definito il pCD come un downstaging a malattia senza invasione del muscolo e senza metastasi linfonodali.

Dopo un follow-up mediano di 9,2 anni, tra i pazienti con carcinoma uroteliale in stadio cT2 la percentuale di pCD è risultata del 25% nel gruppo che era stato sottoposto alla sola cistectomia radicale contro 43% nel gruppo che aveva fatto la chemioterapia neoadiuvante più la cistectomia radicale (P < 0,001) e 33% in quello sottoposto alla radioterapia neoadiuvante più la cistectomia radicale (P = 0,13). Tra i pazienti con tumore in stadio da cT3 a cT4a, la percentuale di pCD è risultata dell'8% dopo la sola cistectomia radicale contro 37% dopo la chemioterapia neoadiuvante più la cistectomia radicale (P < 0,001) e 16% dopo la radioterapia neoadiuvante più la cistectomia radicale (P = 0,281).

Tra i pazienti con tumore in stadio cT2, l’OS a 5 anni è risultata del 51% dopo la sola cistectomia radicale contro 57% dopo la chemioterapia neoadiuvante più la cistectomia radicale (P = 0,135). I benefici della combinazione di chemioterapia neoadiuvante e cistectomia radicale sono apparsi più pronunciati tra i pazienti con malattia avanzata; infatti, nel gruppo con carcinoma uroteliale in stadio da cT3 a cT4a, l’OS a 5 anni è risultata rispettivamente del 55% contro 36% (P < 0,001).

Un'analisi multivariata ha dimostrato che la chemioterapia neoadiuvante ha conferito un beneficio di OS ai pazienti con tumore in stadio da cT3 a cT4a (HR 0,67; IC al 95% 0,51-0,89), ma non ai pazienti con tumore in stadio cT2 (HR 0,91; IC al 95% 0,72- 1,15), mentre far precedere la chirurgia dalla radioterapia neoadiuvante non ha mostrato di influire sull’OS.

Gli autori concludo che "i risultati contribuiscono al dibattito sull’opportunità di prendere in considerazione un impiego più personalizzato della chemioterapia perioperatoria, per cui il ricorso alla chemioterapia neoadiuvante è fortemente raccomandato nel carcinoma uroteliale della vescica localmente avanzato in stadio cT3-4aN0M0".

T.J.N. Hermans, et al. Superior efficacy of neoadjuvant chemotherapy and radical cystectomy in cT3-4aN0M0 compared to cT2N0M0 bladder cancer. Int J Cancer. 2018; doi: 10.1002/ijc.31833.
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