Cancro del colon retto a microsatelliti stabili, delude combinazione atezolizumab e cobimetinib

Oncologia-Ematologia

Roche ha reso noto che in uno studio di Fase III la combinazione di atezolizumab e cobimetinib in pazienti con carcinoma colorettale localmente avanzato o metastatico fortemente pretrattati non Ŕ riuscita a raggiungere il suo endpoint primario di sopravvivenza globale (OS) rispetto a regorafenib di Bayer.

Roche ha reso noto che in uno studio di Fase III la combinazione di atezolizumab e cobimetinib in pazienti con carcinoma colorettale localmente avanzato o metastatico fortemente pretrattati non è riuscita a raggiungere il suo endpoint primario di sopravvivenza globale (OS) rispetto a regorafenib di Bayer.

Lo studio IMblaze370 ha randomizzato 363 pazienti con cancro del colon-retto difficile da trattare, localmente avanzato o metastatico, la cui malattia era progredita o che erano intolleranti ad almeno due regimi di chemioterapia sistemica, a ricevere atezolizumab più cobimetinb, atezolizumab in monoterapia i il solo regorafenib.

Oltre all'obiettivo principale della sopravvivenza globale, gli endpoint secondari chiave dello studio includevano la sopravvivenza senza progressione, il tasso di risposta complessivo e la durata della risposta.

In una nota, Roche fa sapere che il 95 per cento dei pazienti presentava tumori con microsatelliti stabili e in base ai dati attuali, gli inibitori del checkpoint in monoterapia non hanno dimostrato un'efficacia clinicamente significativa in questa popolazione. Questi farmaci tendono a funzionare meglio nei pazienti con elevata instabilità microsatellitare, che sono tumori rari identificati con test genetici.

La società ha aggiunto che i risultati dello studio "erano coerenti con precedenti esperienze di monoterapia, dimostrando che il trattamento con atezolizumab da solo non forniva un beneficio clinico significativo rispetto a regorafenib in questa popolazione di pazienti". I risultati saranno ulteriormente esaminati e presentati in occasione di un prossimo incontro medico.

Atezolizumab, che inibisce la proteina PD-L1, è anche in fase di studio in combinazione con cobimetinib, che inibisce la proteina MEK, in altri tipi di tumore, tra cui gli studi IMspire150 e IMspire170 nel melanoma.

All'inizio di quest'anno, è stato bloccato l’arruolamento di pazienti nello studio MODUL di Fase II che valutava la combinazione dei due farmaci in pazienti con cancro colorettale a causa di problemi di sicurezza, in particolare uno squilibrio nei decessi dei pazienti.

Tra i cinque inibitori PD-1/L1 approvati negli Stati Uniti, solo pembrolizumab e nivolumab sono approvati per il cancro colorettale (CRC). Entrambi, tuttavia, sono approvati per l'uso specifico in pazienti con CRC con tumori caratterizzati da una condizione genetica nota come instabilità microsatellite (MSI) o sono carenti nella riparazione del disallineamento del DNA. Questa limitata popolazione di pazienti fa sì che attualmente il CRC non sia un grande mercato per nessuno dei due farmaci tanto che gli analisti della società Cowen stimano che le vendite di CRC nel 2016 siano ammontate solo a 135 milioni di dollari.

Nello studio i cui dati sono stati appena resi noti l'azienda ha provato a testare atezolizumab in una popolazione di pazienti con microsatelliti stabili, ma purtroppo co scarso esito.