Dopo il fallimento dello studio COMET-1 annunciato lo scorso mese di settembre, arriva adesso la seconda delusione per le potenzialità di cabozantinib nella terapia del tumore della prostata.

Nel trial COMET-2, i cui dati sono appena stati resi noti dalla biotech americana Exelixis, il farmaco non ha raggiunto l’end point primario che consisteva nella riduzione del dolore osseo rispetto alla combinazione di mitoxantrone/prednisone in uomini con tumore della prostata resistente alla castrazione (mCRPC ).

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Nel trial COMET-2, 119 uomini (il protocollo prevedeva di arruolarne 246) con mCRPC che presentavano dolore da moderato a severo nonostante una terapia ottimizzata con oppiodi  e la cui malattia era progredita nonostante una terapia precedente con docetaxel, abiraterone e/o enzalutamide, sono stati randomizzati a ricevere cabozantinib o mitoxantrone/prednisone.

L’obiettivo principale del trial era la risposta al dolore, definita come una riduzione di almeno il 30% rispetto alla più grave intensità di dolore provata nel corso della giornata, valutata alla sesta settimana con misurazioni quotidiane per 7 giorni consecutivi, e poi  confermata alla 12 settimana, senza necessità di aumento della terapia con oppioidi.
Lo studio ha evidenziato una risposta al dolore nel 15% degli uomini trattati con cabozantinib e nel 17% di quelli in terapia con mitoxantrone/prednisone. Gli end point secondari comprendevano la progression-free survival, sicurezza dei trattamenti e la valutazione dei biomarker ossei e delle cellule tumorali circolanti.

Lo scorso mese di settembre, Exelixis aveva reso noti i dati top line di uno studio di fase III denominato COMET-1, che ha valutato l’impiego di cabozantinib in uomini con tumore della prostata resistente alla castrazione. Il farmaco non ha raggiunto l’end point primario che consisteva nell’aumento della sopravvivenza globale.

Immediata la reazione dell’azienda, che puntava molto sull’approvazione del farmaco in questo setting, che ha deciso di tagliare del 70% la forza lavoro. Exelixis aveva deciso di concentrare le proprie risorse finanziarie negli studi di fase III che stanno valutando cabozantinib nel carcinoma metastatico a cellule renali (studio METEOR) e nel carcinoma epatocellulare avanzato (studio CELESTIAL). I dati del trial METEOR saranno resi noti nel corso del secondo trimestre del prossimo anno.

Cabozantinib è generalmente classificato come MET/VEGFR inibitore. In realtà la sua natura è più complessa e può spiegare il comportamento davvero unico di questo farmaco. Cabozantinib è infatti un MET, RET, VEGFR, KIT, FLT e AXL inibitore.

Lo scorso mese di marzo, il farmaco ha ricevuto l’approvazione condizionata dell’Ema per la terapia del carcinoma midollare della tiroide, una rara forma di tumore che rappresenta circa il 5% dei tumori della tiroide. Il farmaco è stato approvato per le forme progressive, non resecabili, localmente avanzate o metastatiche. Sarà messo in commercio con il marchio Cometriq.