Cancro della vescica, mantenimento con avelumab dopo la chemio di prima linea allunga la vita. #ASCO2020

Oncologia-Ematologia

Il trattamento di mantenimento con l'anticorpo monoclonale anti-PD-L1 avelumab combinato con la migliore terapia di supporto, dopo la chemioterapia iniziale, permette di prolungare in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla migliore terapia di supporto da sola in pazienti con carcinoma uroteliale avanzato. Č quanto emerge da un'analisi ad interim dello studio randomizzato di fase 3 JAVELIN Bladder 100, appena presentata al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), quest'anno in modalitā virtuale per via dell'emergenza coronavirus.

Il trattamento di mantenimento con l’anticorpo monoclonale anti-PD-L1 avelumab combinato con la migliore terapia di supporto, dopo la chemioterapia iniziale, permette di prolungare in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla migliore terapia di supporto da sola in pazienti con carcinoma uroteliale avanzato. È quanto emerge da un’analisi ad interim dello studio randomizzato di fase 3 JAVELIN Bladder 100, appena presentata al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), quest’anno in modalità virtuale per via dell’emergenza coronavirus.

Miglioramento della sopravvivenza globale
Il miglioramento dell’OS nel braccio trattato con avelumab è stato di 7,1 mesi. Nel gennaio scorso, Merck KGaA e Pfizer's avevano annunciato che lo studio JAVELIN Bladder 100 aveva centrato l’endpoint primario, rappresentato appunto dall’OS, nell’analisi ad interim.

«I pazienti con carcinoma uroteliale avanzato spesso recidivano dopo il trattamento iniziale con la chemioterapia. Questo studio mostra il più grande beneficio di sopravvivenza visto finora nel carcinoma uroteliale avanzato. Se usato come terapia di mantenimento, avelumab ha prolungato significativamente il periodo di tempo fino alla recidiva» ha commentato il presidente dell'ASCO Howard Burris.

«I dati più importanti riguardano la sopravvivenza nell’intera popolazione randomizzata e nel sottogruppo di pazienti PD-L1 positivi (circa il 50%). I risultati sono molto importanti, perché indicano un prolungamento di più di 7 mesi della sopravvivenza nei pazienti con tumore della vescica in stadio terminale, rispetto alla terapia di controllo, quindi un beneficio pari al 31% nell’intera popolazione. Nei pazienti con espressione di PD-L1, inoltre, il beneficio è stato del 44%» ha dichiarato ai nostri microfoni Luciano Rossetti, responsabile Global Research & Development per il business Biopharma di Merck KGaA.

«È la prima volta che un farmaco immunoterapico si è dimostrato così efficace in termini di sopravvivenza, quando somministrato in prima linea» ha aggiunto Rossetti.





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Alta espressione di PD-1 nel carcinoma uroteliale
Avelumab è inibitore dei checkpoint immunitari che agisce bloccando una proteina espressa sulle superficie delle cellule tumorali, in questo caso PD-L1.

«Nel carcinoma uroteliale, i pazienti presentano un'alta espressione di PD-L1 e un elevato carico mutazionale del tumore. Inoltre, i tassi di risposta associati alla terapia immunitaria sono piuttosto elevati» ha spiegato il primo autore dello studio Thomas Powles, direttore del Barts Cancer Centre di Londra. «Ciò significa che gli inibitori dei checkpoint possono funzionare abbastanza bene nel carcinoma uroteliale».

Avelumab ha già dimostrato di essere efficace nella malattia metastatica. Tuttavia, questo studio riporta i primi dati che dimostrano l'efficacia del farmaco come trattamento di prima linea nel periodo successivo alla chemioterapia iniziale.

«Il setting di mantenimento rappresenta è un momento interessante per l'utilizzo di un inibitore dei checkpoint. I pazienti hanno fatto la chemioterapia e la malattia è sotto controllo» ha osservato il professore. «Tuttavia, invece di aspettare che la malattia progredisca dopo la chemioterapia - cosa che farà rapidamente in pazienti con carcinoma uroteliale avanzato – aggiungere avelumab migliora significativamente la sopravvivenza».

Lo studio JAVELIN Bladder 100
JAVELIN Bladder 100 è uno studio multicentrico internazionale che ha reclutato 700 pazienti con carcinoma uroteliale non resecabile localmente avanzato o metastatico, che non mostravano segni di progressione della malattia dopo la chemioterapia standard (gemcitabina più cisplatino o carboplatino).

I partecipanti sono stati assegnati in parti uguali a una terapia di mantenimento con avelumab assieme alla migliore terapia di supporto o alla migliore terapia di supporto da sola, ed era permesso un passaggio dal braccio di controllo al braccio sperimentale.

Oltre all’OS, valutata in tutti i pazienti randomizzati e nel sottogruppo con tumore PD-L1-positivo, gli sperimentatori hanno valutato come endpoint secondari anche la sopravvivenza libera da progressione (PFS), il tasso di risposta obiettiva e la sicurezza.

Il follow-up mediano è stato di 19 mesi e circa la metà dei pazienti (il 51%) era positivo per PD-L1.

OS significativamente più lunga con avelumab
L’analisi ha dimostrato che, quando combinato con la migliore terapia di supporto, il mantenimento con avelumab si è associato a un’OS mediana di 21,4 mesi, rispetto ai 14,3 mesi registrati con la sola terapia di supporto (HR 0,69; IC al 95% 0,56-0m86; P a 1 coda = 0,0005).

Il mantenimento con avelumab ha prolungato significativamente l'OS anche nel sottogruppo di pazienti PD-L1-positivi, nel quale l’OS mediana non è ancora stata raggiunta nel braccio sperimentale, mentre è risultata di 17,1 mesi nel braccio di confronto.

Inoltre, la PFS è risultata superiore con avelumab più la migliore terapia di supporto rispetto alla sola migliore terapia di supporto in tutti i pazienti trattati e anche in quelli con tumori PD-L1-positivi.
I dati di sicurezza

Sul fronte della sicurezza, gli effetti avversi più comuni di grado 3 o superiore sono stati le infezioni delle vie urinarie, anemia, ematuria, affaticamento e dolore alla schiena.
L’incidenza degli effetti avversi di grado 3 o superiore è risultata del 47,4% nel braccio avelumab contro 25,2% nel gruppo di controllo.

Lo studio ora prosegue per valutare anche la durata della risposta.

Possibile nuovo standard
Avelumab è stato approvato nel 2017 dalla Food and Drug Administration con procedura accelerata per il trattamento dei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico nei quali la malattia ha progredito durante o dopo la chemioterapia contenente platino o ha progredito entro 12 mesi dal trattamento neoadiuvante o adiuvante con chemioterapia contenente platino. Il via libera dell’agenzia Usa si è basato sui dati di risposta del tumore e durata della risposta al trattamento emersi dallo studio di fase 1 JAVELIN Solid Tumor trial. Lo studio JAVELIN Bladder 100 è stato richiesto dall’agenzia per confermare i risultati.

L’anticorpo, invece, non ha ancora avuto l’approvazione della European Medicines Agency per quest’indicazione.

«Il trattamento con avelumab, ndr) ha il potenziale per cambiare la pratica clinica, perché il beneficio osservato nello studio JAVELIN Bladder 100 in termini di sopravvivenza è molto robusto, con una buona qualità della vita, rispetto al controllo. Se approvato, potrebbe diventare un nuovo standard per la terapia di prima linea di questi tumori» ha concluso Rossetti.

Powles, et al. Maintenance avelumab + best supportive care (BSC) versus BSC alone after platinum-based first-line (1L) chemotherapy in advanced urothelial carcinoma (UC): JAVELIN Bladder 100 phase III interim analysis. ASCO 2020; abstract LBA1.
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