Cancro e Covid-19, come gestire i pazienti secondo ESMO

Oncologia-Ematologia

Per aiutare gli oncologi a continuare a gestire al meglio i loro pazienti durante la pandemia, la Società europea di oncologia medica, l'ESMO ha pubblicato sul suo sito web, una serie di risorse utili, tra cui una sezione di risposte alle domande chiave relative alla malattia di coronavirus 2019 (COVID-19) e al suo impatto sull'assistenza ai malati di cancro.

Per aiutare gli oncologi a continuare a gestire al meglio i loro pazienti durante la pandemia, la Società europea di oncologia medica, l’ESMO ha pubblicato sul suo sito web, una serie di risorse utili, tra cui una sezione di risposte alle domande chiave relative alla malattia di coronavirus 2019 (COVID-19) e al suo impatto sull’assistenza ai malati di cancro.

Dal punto di vista epidemiologico, scrive l’ESMO, «ad oggi non sono disponibili segnalazioni sistematiche su una maggiore incidenza di infezioni da COVID-19 nei malati di cancro. Tuttavia, i dati disponibili indicano che le persone anziane sono più vulnerabili, in particolare in presenza di patologie di base come malattie polmonari croniche, malattie cardiovascolari, diabete, malattie renali croniche e un tumore attivo».

I pazienti a rischio
Secondo gli esperti dell’ESMO i pazienti oncologici a rischio di contagio appartengono alle seguenti categorie:

• pazienti che stanno facendo la chemioterapia o l’hanno fatta negli ultimi 3 mesi;
• pazienti sottoposti a una radioterapia estesa;
• pazienti sottoposti al trapianto di midollo osseo o di cellule staminali negli ultimi 6 mesi o che stanno ancora assumendo farmaci immunosoppressori;
• pazienti affetti da alcuni tipi di tumori ematologici o del sistema linfatico che danneggiano il sistema immunitario, anche se non sono stati sottoposti a cure (per esempio, alcuni pazienti con leucemia cronica, linfoma o mieloma).

I gruppi a rischio specifico comprendono i pazienti oncologici che hanno un sistema immunitario compromesso, come quelli con leucocitopenia, bassi livelli di immunoglobuline e quello sottoposti a un’immunosoppressione prolungata (per esempio trattati con steroidi).

L'impatto dell'immunoterapia sul rischio di contagio da COVID-19 è oggetto di dibattito Attualmente, scrive la società scientifica, non ci sono prove chiare che consentano di definire l'impatto specifico di questi farmaci sulla suscettibilità al virus o sul decorso dell’infezione.

Tuttavia, la presenza di coinfezioni delle vie aeree superiori potrebbe aumentare il rischio di esiti avversi nei pazienti con infezioni virali, così come quella di una malattia polmonare infiammatoria e ostruttiva cronica può aumentare il rischio di gravi complicanze respiratorie.

Indipendentemente da ciò, spiegano gli oncologi ESMO, è consigliabile che ogni paziente discuta il suo profilo di rischio individuale con il proprio oncologo curante.

Accorgimenti da seguire
Quanto agli accorgimenti da seguire, valgono anche per i malati di cancro le misure preventive indicate per tutta la popolazione dallo European centre for disease prevention and control (Ecdc) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). I pazienti dovrebbero quindi prestare particolare attenzione a:

lavarsi le mani spesso;
lavarsi le mani con acqua e sapone o, se non disponibile, usare un disinfettante per le mani a base alcolica;
evitare il contatto con persone infette, in particolare quelle che hanno la tosse;
evitare di toccare il viso, il naso e gli occhi;
evitare meeting, eventi e qualunque situazione di assembramento di persone nelle zone nelle quali il virus si sta diffondendo attivamente;
attuare il distanziamento sociale.

I pazienti oncologici, ancor più delle persone sane, devono essere in grado di riconoscere i primi segni di infezione da COVID-19, come febbre, tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie, dolori muscolari e stanchezza; inoltre, devono contattare il proprio medico o i servizi sanitari nazionali se tornano da una regione a rischio, dopo il contatto con una persona infetta o quando avvertono sintomi correlati all’infezione da COVID-19.

Raccomandazioni per gli operatori sanitari
Per gli operatori sanitari che operano in ambito oncologico, l’ESMO raccomanda di collaborare prontamente con gli amministratori locali per predisporre azioni proattive e piani di emergenza per l’erogazione delle terapie antitumorali nel contesto della pandemia di COVID-19.

È importante, in coordinamento con gli amministratori locali, predisporre strategie per suddividere il personale sanitario oncologico in equipaggi operativi e di supporto che ruotino in turni epidemiologicamente compatibili con il tempo di incubazione della malattia, che è pari a 14 giorni.

Vanno incrementati, inoltre, i consulti telefonici o in teleconferenza per i controlli dei pazienti stabili, in particolare quelli che fanno terapie orali.
Gli esperti europei raccomandano poi l’adozione di strategie per il triage telefonico del "giorno precedente" per identificare i pazienti con sintomi simil-influenzali e per ridurre gli assembramenti dei pazienti nelle sale d'attesa.

Quanto alle cure palliative, sostiene l’ESMO, occorre valutarne benefici e i rischi in relazione a COVID-19 e ai vincoli locali, tenendo conto di tutti i fattori rilevanti, come la prognosi della malattia, le comorbilità dei pazienti, le preferenze dei pazienti, la probabilità e il rischio di infezione.

Un altro aspetto che si raccomanda di discutere è legato ai benefici e ai rischi delle terapie di mantenimento e alla possibilità di offrire ai pazienti delle "vacanze terapeutiche" durante la pandemia.

Per i pazienti sottoposti a terapie adiuvanti, occorre dare la priorità a quelli con malattia resecata, ad alto rischio, cioè quelli dovrebbero derivare un beneficio di sopravvivenza assoluto significativo da queste terapie.

Altra indicazione fornita dagli esperti europei è quella di valutare coi pazienti la possibilità di adottare regimi terapeutici e schedule che permettano di ridurre il numero di visite in ospedale durante la pandemia, per esempio che permettano visite distanziate di 2 o 3 settimane l’una dall’altra anziché settimanali e che consentano somministrazioni orali o sottocute. Oncologi e radioterapisti devono valutare collegialmente se sia possibile proporre schemi di radioterapia più brevi, accelerati o ipo-frazionati, laddove scientificamente giustificato e appropriato per il paziente.

Le trasfusioni di emoderivati devono essere eseguite solo se strettamente necessario, dato il rischio di carenze, e nel contempo vanno incoraggiate le donazioni di sangue, da effettuarsi con le opportune precauzioni.

Infine, si invitano gli oncologi a raccogliere materiale informativo da mettere a disposizione dei pazienti e ad aderire a progetti di supporto psicosociale per operatori sanitari e pazienti.

Terapie allo studio
Quanto ai farmaci per combattere l’infezione, gli esperti dell’ESMO ricordano che sono attualmente in fase di sperimentazione numerosi approcci terapeutici contro il COVID-19, tra cui gli anti-proteasi giù in uso contro l’HIV (lopinavir/ritonavir), un farmaco antimalarico (idrossiclorochina), un nuovo analogo nucleotidico ( remdesivir) e un anticorpo monoclonale anti-IL6 (tocilizumab), Tuttavia, fino a quando non saranno disponibili tali trattamenti e misure di profilassi, i ricercatori sottolineano l'importanza dell'intera gamma di strategie per il controllo della SARS-CoV-2, come quelle altamente efficaci che hanno portato al contenimento dell'epidemia di SARS, tra il 2002 e il 2003.