Cancro epatocellulare, lenvatinib in prima linea migliora la sopravvivenza verso sorafenib

Oncologia-Ematologia

I pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile (HCC) che sono stati randomizzati al lenvatinib in prima lineae hanno ricevuto successive procedure antitumorali , rispetto al sorafenib hanno avuto una sopravvivenza globale più prolungata (OS). Lo dicono i risultati dello studio REFLECT presentati al GI Cancers Symposium 2020, tenutosi dal 23 al 25 gennaio a San Francisco, in California.

I pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile (HCC) che sono stati randomizzati al lenvatinib in prima lineae hanno ricevuto successive procedure antitumorali , rispetto al sorafenib hanno avuto una sopravvivenza globale più prolungata (OS). Lo dicono i risultati dello studio REFLECT presentati al GI Cancers Symposium 2020, tenutosi dal 23 al 25 gennaio a San Francisco, in California.

I pazienti trattati con lenvatinib in prima linea. hanno dimostrato una sopravvivenza globale (OS)  mediana di 23,0 mesi, rispetto ai 9,6 mesi si quelli randomizzati al sorafenib Il rapporto di rischio (HR) è stato di 0,71, anche se questa differenza non ha raggiunto una significatività statistica (95% CI, 0,51-1,01).
I 45 pazienti che hanno risposto a lenvatinib e che hanno ricevuto le successive procedure antitumorali non radioterapiche hanno avuto una OS mediana di 27,2 mesi.

Secondo i ricercatori, i pazienti sottoposti a successive radioterapie sono stati esclusi dall'analisi della OS. a causa della focalizzazione della radioterapia sul controllo dei tumori metastatici locali.

Poiché ci sono stati solo 10 pazienti rispondenti al sorafenib di prima linea, la OS mediana non ha potuto essere valutata in questo gruppo.
"Il panorama evolutivo del trattamento del carcinoma epatocellulare ha ora opzioni che vanno oltre una progressione lineare dalla terapia locoregionale alla terapia sistemica (come potrebbero essere suggerite da alcune linee guida di trattamento) e amplia gli scenari disponibili per il sequenziamento dinamico del trattamento", hanno concluso i ricercatori nel loro poster. "Questa analisi retrospettiva di REFLECT ha dimostrato che il miglioramento della OS è stato correlato con le successive procedure antitumorali in pazienti che hanno ricevuto lenvatinib o sorafenib di prima linea. Tra i pazienti che hanno ricevuto le successive procedure antitumorali, quelli randomizzati a lenvatinib avevano una OS numericamente più lunga, anche se non statisticamente significativa, rispetto ai pazienti del braccio sorafenib".

REFLECT è uno studio di fase III che ha messo a confronto l'efficacia e la sicurezza del lenvatinib rispetto al sorafenib nel trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile. I pazienti sono stati seguiti ogni 12 settimane, a partire dalla prima visita dopo l'interruzione dei farmaci dello studio fino al taglio dei dati (13 novembre 2016) o alla morte.

Nell'analisi principale REFLECT, il lenvatinib si è dimostrato non inferiore al sorafenib sull'endpoint OS come trattamento di prima linea per il carcinoma epatocellulare non resecabile. L'OS mediana era di 13,6 e 12,3 mesi per i pazienti trattati con lenvatinib e sorafenib, rispettivamente. L'analisi post hoc presentata all'incontro ha esaminato l'OS tra i bracci di trattamento durante il periodo di follow-up.

Nel corso del follow-up, 252 dei 954 pazienti in REFLECT (26%) hanno ricevuto successive procedure antitumorali (braccio lenvatinib, n = 130; braccio sorafenib, n = 122). Le procedure più comuni sono state la chemioembolizzazione transarteriale (braccio lenvatinib, n = 69; braccio sorafenib, n = 81) e la chemioterapia epatica intra-arteriale (braccio lenvatinib, n = 23; braccio sorafenib, n = 25). Le procedure utilizzate meno spesso sono state l'ablazione a radiofrequenza, l'epatectomia, l'iniezione percutanea di etanolo, la crioablazione e altre procedure.

Cosa è lenvatinib
Scoperto e messo a punto da Eisai, lenvatinib è un agente terapeutico molecolare mirato in formulazione orale, caratterizzato da una potente selettività trispecifica e da un meccanismo di legame che lo differenzia dagli altri inibitori della tirosin-chinasi (TKI). Il farmaco è gestisce attraverso una partnership globale tra Eisai e MSD.

Lenvatinib inibisce simultaneamente le attività di varie molecole differenti tra loro, come i recettori del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR), i recettori del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR), RET, KIT e i recettori del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR). E’ da considerarsi il primo TKI in grado di inibire simultaneamente le attività chinasiche di FGFR 1-4 e VEGFR 1-3. Inoltre, è stato scoperto che lenvatinib possiede una nuova modalità di legame (Tipo V) per l'inibizione delle chinasi, diversa da quella dei composti esistenti.

Bibliografia
Alsina A, Kudo M, Vogel A, et al. Subsequent anticancer procedures following first-line lenvatinib (LEN): A post hoc analysis from the phase III REFLECT study in unresectable hepatocellular carcinoma (uHCC). Presented at GI Cancers Symposium; January 23-25, 2020; San Francisco, CA. Abstract 520.
Kudo M, Finn RS, Qin S, et al. Lenvatinib versus sorafenib in first-line treatment of patients with unresectable hepatocellular carcinoma: a randomised phase 3 non-inferiority trial. Lancet. 2018;391(10126):1163-1173. doi: 10.1016/S0140-6736(18)30207-1