Buone notizie per gli Stati Uniti sul fronte tumori. Il rapporto annuale alla nazione sullo stato di cancro nel Paese, pubblicato lunedì sul Journal of the National Cancer Institute (Jnci) mostra che, nel complesso, i tassi di mortalità dovuta al cancro continuano a diminuire. Il numero di decessi dovuti al cancro, infatti, è in costante calo dall’inizio degli anni Novanta per la maggior parte dei tumori, tra cui quello del polmone, del colon-retto, della mammella e della prostata, cioè i quattro tipi diagnosticati più comunemente negli Usa. Nell’arco temporale compreso tra il 2000 e il 2009 il rapporto mostra una riduzione dell’1,8% del tasso annuo di mortalità tra gli uomini e una diminuzione dell’1,4% tra le donne.

Il rapporto è stato scritto da ricercatori del’American Cancer Society, il National Cancer Institute (Nci), i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), e la North American Association of Central Cancer Registries.

Sandra M. Swain, presidente dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), ha detto in un’intervista che “i numeri sono entusiasmanti” e che "molto di questo risultato è legato alla diagnosi precoce; per quanto riguarda il cancro del colon la tendenza è chiara e una diminuzione del fumo ha portato alla riduzione dei tassi di mortalità".

Ma nel report non ci sono solo buone notizie. Dal 2000 ad oggi, infatti, sono aumentate le morti per melanoma tra gli uomini e i tassi di mortalità per il tumore al fegato, al pancreas e all’utero continuano ad aumentare. C'è stato anche un aumento dell'incidenza di tumori orofaringei e anali legati alle infezioni da papillomavirus umano (HPV). Pertanto, in un comunicato stampa del Nci, il direttore dei Cdc Thomas R. Frieden, ha sottolineato l'importanza di aumentare la copertura vaccinale contro l'HPV sia per i ragazzi e le ragazze al fine di evitare questi tipi di cancro.
Il giorno stesso della pubblicazione del rapporto sul Jnci, l'Asco ha diffuso un documento, dal titolo ‘Achieving High-Quality Cancer Survivorship Care’, in cui sono contenute alcune raccomandazioni su come migliorare la qualità della vita dei pazienti sopravvissuti a un tumore. Attualmente, negli Usa ci sono più di 13 milioni di sopravvissuti al cancro e si stima che il loro numero aumenterà a 18 milioni nel prossimo decennio.

Dato che, grazie alla diagnosi precoce, a terapie più efficaci e a un migliore follow-up i malati di cancro oggi più sopravvivono più a lungo, la cura e il monitoraggio di questi pazienti stanno diventando sempre più importanti.
"C’è senz’altro bisogno di fare più ricerca sui sopravvissuti a un tumore. I fondi per la ricerca sul cancro sono pochi, ma sono particolarmente esigui per gli studi sulla sopravvivenza al cancro " ha detto la Swain.

L’Asco vorrebbe che ci fosse un piano d’intervento migliore per il follow-up dei sopravvissuti ai tumori, che comprenda un miglioramento delle politiche federali per la cura del cancro, migliori linee guida cliniche e più ricerca per contribuire a migliorare l’assistenza questi pazienti.

Gli studi dimostrano che nei pazienti che sopravvivono al cancro si hanno diversi effetti a lungo termine a causa della malattia e delle terapie fatte, sia la chemioterapia sia i farmaci mirati, che possono provocare effetti collaterali duraturi. "Il passaggio da trattamento attivo a un’assistenza post-trattamento è fondamentale per mantenere una salute ottimale a lungo termine" si legge nel comunicato stampa dell’Asco.

Le raccomandazioni contenute nel documento della società scientifica si rivolgono sia ad oncologi sia a medici di medicina generale sia ai pazienti sopravvissuti al cancro. Tra queste, rientrano un invito alla collaborazione tra i diversi medici che hanno in carico il paziente, l’implementazione di programmi di miglioramento della qualità che tengano conto della qualità di vita del paziente, la necessità di fare più studi sugli effetti latenti e a lungo termine dei trattamenti antitumorali e la formazione sia dei pazienti sopravvissuti sia dei loro medici al fine di personalizzare il follow-up e il monitoraggio dei sopravvissuti al cancro.

Le raccomandazioni includono anche un invito ai politici a vedere i sopravvissuti al cancro come una priorità e a riformare i regolamenti dell’assicurazione Medicare in modo da consentire il rimborso delle cure ai pazienti sopravvissuti.

Il giorno dopo la pubblicazione di questi report, James Watson – scopritore assieme a Francis Crick della struttura a doppia elica del DNA – ha firmato un articolo sulla rivista open-source Open Biology, dal titolo ‘Oxidants, antioxidants and the current incurability of metastatic cancers’, nel quale invita i ricercatori a sviluppare farmaci per colpire i tumori con mutazioni della proteina p53 a a capire, infine, come funzioni l’oncogene MYC nel cancro. Secondo Watson, quest’oncogene, che è spesso mutato in molti tumori, dovrebbe ancora essere considerato un possibile bersaglio farmacologico importante, nonostante la mancanza di successi ottenuti finora nel colpirlo.

Watson ritiene che i progressi nel trattamento del cancro siano stati troppo lenti. "Anche se presto avremo un quadro globale su come si sviluppa e funziona la maggior parte dei tumori a livello genetico e biochimico, a molti ricercatori ‘anziani’ la loro guarigione sembra un obiettivo ancora più lontano rispetto a quando fu dichiarata la 'guerra al cancro' dal presidente Nixon, nel dicembre 1971” scrive lo scienziato nel suo articolo. 

Watson mette in dubbio anche la possibilità che il progetto Cancer Genome Atlas possa tradursi in progressi significativi sul fronte della lotta al cancro. La Swain, rispondendo all’affermazione di Watson, ha detto di non sapere se ciò che pensa il padre del DNA sia giusto oppure no, ma di ritenere comunque che “più informazioni abbiamo, meglio è".

La Swain, nella sua intervista, sottolinea anche i recenti progressi ottenuti con l'immunoterapia, specie contro il melanoma; progressi che non vengono menzionati da Watson nel suo articolo. Si dice invece d'accordo con lo studioso sul fatto che la comunità scientifica debba puntare in alto e osserva che sono in aumento le collaborazioni tra università e industrie, citando come esempio lo studio I-SPY.