Oncologia-Ematologia

Carcinoma a cellule renali avanzato, appoivazione europea per nivolumab in associazione con cabozantinib per il trattamento in prima linea

La Commissione Europea ha approvato nivolumab in associazione con cabozantinib per il trattamento in prima linea di pazienti adulti con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato. La decisione si basa sui risultati dello studio di fase 3 CheckMate -9ER, che ha dimostrato una superiore efficacia di nivolumab in associazione con cabozantinib rispetto a sunitinib per i tre endpoint chiave: la sopravvivenza libera da progressione (PFS), endpoint primario, il tasso di risposta obiettiva (ORR) e la sopravvivenza globale (OS). L'associazione di nivolumab e cabozantinib Ŕ stata ben tollerata, con un profilo di sicurezza che riflette quello noto di entrambi i medicinali, ed un basso tasso di eventi avversi correlati al trattamento (TRAE) che hanno portato ad interruzione della terapia.

La Commissione Europea ha approvato nivolumab in associazione con cabozantinib per il trattamento in prima linea di pazienti adulti con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato. La decisione si basa sui risultati dello studio di fase 3 CheckMate -9ER, che ha dimostrato una superiore efficacia di nivolumab in associazione con cabozantinib rispetto a sunitinib per i tre endpoint chiave: la sopravvivenza libera da progressione (PFS), endpoint primario, il tasso di risposta obiettiva (ORR) e la sopravvivenza globale (OS).

L’associazione di nivolumab e cabozantinib è stata ben tollerata, con un profilo di sicurezza che riflette quello noto di entrambi i medicinali, ed un basso tasso di eventi avversi correlati al trattamento (TRAE) che hanno portato ad interruzione della terapia.

 “L’associazione di nivolumab e cabozantinib combina due agenti comprovati nel carcinoma a cellule renali avanzato, che insieme hanno mostrato una superiore efficacia per gli endpoint chiave ed i sottogruppi di pazienti rispetto a sunitinib nello studio CheckMate -9ER. Inoltre, il profilo di sicurezza dell’associazione è risultato maneggevole con i protocolli noti, portando a un basso tasso di interruzioni correlate al trattamento”, ha affermato Marc-Oliver Grimm, professor of medicine and urology department head, Jena University Hospital. “Con l’approvazione odierna, i clinici in tutta l’Unione Europea saranno in grado di offrire ai pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato un’ulteriore terapia di associazione che può aiutarli a ottenere un controllo precoce della malattia e migliorare gli esiti di sopravvivenza”.

Nivolumab in associazione con cabozantinib è stato approvato per il RCC nell’Unione Europea con un regime flessibile di dosaggio, ossia la possibilità di utilizzare nivolumab 240 mg somministrato per via endovenosa ogni due settimane oppure nivolumab 480 mg somministrato per via endovenosa ogni quattro settimane, in associazione con cabozantinib 40 mg somministrato una volta al giorno per via orale.

Oltre che nell’Unione Europea, l’associazione di nivolumab con cabozantinib è stata approvata a gennaio 2021 per il trattamento di prima linea dell’RCC avanzato dalla Food and Drug Administration negli Stati Uniti, ed ulteriori domande di registrazione sono in valutazione da parte di altre agenzie regolatorie in tutto il mondo. I risultati dello studio CheckMate -9ER sono stati pubblicati nel New England Journal of Medicine a marzo 2021.

“Con i progressi della ricerca, i pazienti convivono più a lungo che in passato con il tumore del rene avanzato, e quindi è diventato sempre più importante considerare come il trattamento influisce sulla vita di tutti i giorni”, ha detto Rachel Giles, International Kidney Cancer Coalition. “Siamo lieti di vedere l’approvazione di una nuova associazione di prima linea per i pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato, che ha il potenziale non solo di controllare il tumore ma anche di mantenere la loro qualità di vita correlata allo stato di salute”.

Risultati di efficacia e sicurezza di CheckMate -9ER
Nello studio CheckMate -9ER, nivolumab in associazione con cabozantinib ha mostrato PFS, ORR e OS superiori rispetto a sunitinib, con un basso tasso di TRAE che hanno portato alla interruzione della terapia. Con un follow-up minimo di 10,6 mesi:

  • PFS: nivolumab in associazione con cabozantinib ha raddoppiato la PFS mediana (16,6 mesi vs 8,3 mesi; HR 0,51; IC 95%: 0,41 – 0,64; p < 0,0001), l’endpoint primario dello studio, rispetto a sunitinib
  • OS: l’associazione ha ridotto il rischio di morte del 40% rispetto a sunitinib (HR 0,60; IC 98,8%: 0,40 – 0,89; p = 0,0010; OS mediana non stimabile per entrambi i bracci)
  • ORR: il doppio dei pazienti hanno risposto a nivolumab in associazione con cabozantinib, rispetto a sunitinib (55,7% vs 27,1%)
  • Eventi avversi di Grado 3+: le reazioni avverse di Grado 3 o superiori nello studio erano simili con nivolumab in combinazione con cabozantinib vs sunitinib (75% vs 71%)
  • Interruzioni dovute a TRAE: tra i pazienti trattati con nivolumab e cabozantinib, il 5,6% ha interrotto entrambi i farmaci per TRAE, il 6,6% ha interrotto solo nivolumab ed il 7,5% solo cabozantinib. Nel braccio con sunitinib, l’8,8% dei pazienti ha interrotto la terapia per TRAE.
Un’analisi aggiornata condotta con un follow-up minimo di 16,0 mesi ha mostrato miglioramenti duraturi dell’efficacia con nivolumab in associazione con cabozantinib rispetto a sunitinib. Questi dati sono stati presentati all’American Society of Clinical Oncology Genitourinary Cancers Symposium 2021.

Con un follow-up minimo di 16,0 mesi, le reazioni avverse più frequenti, che si manifestano nel 10% o più dei pazienti, erano diarrea (64,7%), stanchezza (51,3%), eritrodisestesia palmo-plantare (40,0%), stomatite (38,8%), dolore muscoloscheletrico (37,5%), ipertensione (37,2%), eruzione cutanea (36,3%), ipotiroidismo (35,6%), appetito ridotto (30,3%), nausea (28,8%), dolore addominale (25,0%), disgeusia (23,8%), infezione delle vie respiratorie superiori (20,6%), tosse (20,6%), prurito (20,6%), artralgia (19,4%), vomito (18,4%), disfonia (17,8%), cefalea (16,3%), dispepsia (15,9%), capogiro (14,1%), stipsi (14,1%), piressia (14,1%), edema (13,4%), spasmo muscolare (12,2%), dispnea (11,6%), proteinuria (10,9%) e ipertiroidismo (10,0%).

Lo studio CheckMate -9ER
CheckMate-9ER è uno studio in aperto, randomizzato, multi-nazionale, di fase 3, che ha valutato pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato o metastatico non precedentemente trattato. In totale, 651 pazienti (23% a rischio favorevole, 58% a rischio intermedio, 20% a rischio sfavorevole; 25% PD-L1 ≥ 1%) sono stati randomizzati a ricevere nivolumab più cabozantinib (n = 323) vs. sunitinib (n = 328). L’endpoint primario è la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Endpoint secondari includono la sopravvivenza globale (OS) e il tasso di risposta obiettiva (ORR). L’analisi primaria di efficacia ha confrontato la duplice associazione rispetto a sunitinib in tutti i pazienti randomizzati. Lo studio è sponsorizzato da Bristol Myers Squibb e Ono Pharmaceutical Co e co-finanziato da Exelixis, Ipsen e Takeda Pharmaceutical Company Limited.