Carcinoma a cellule squamose avanzato, con cemiplimab sopravvivenza maggiore e risposte più profonde col tempo. #ASCO2020

Oncologia-Ematologia

Nei pazienti con carcinoma cutaneo a cellule squamose in stadio avanzato, il trattamento con l'inibitore di PD-1 cemiplimab migliora in modo significativo sia i tassi di risposta, sia la durata della risposta (DOR) sia la sopravvivenza rispetto a quanto riportato con altri agenti. Lo evidenziano i dati di follow-up a 3 anni dello studio di fase 2 EMPOWER-CSCC-1, presentati al congresso virtuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Nei pazienti con carcinoma cutaneo a cellule squamose in stadio avanzato, il trattamento con l’inibitore di PD-1 cemiplimab migliora in modo significativo sia i tassi di risposta, sia la durata della risposta (DOR) sia la sopravvivenza rispetto a quanto riportato con altri agenti. Lo evidenziano i dati di follow-up a 3 anni dello studio di fase 2 EMPOWER-CSCC-1, presentati al congresso virtuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Nella nuova analisi dei dati, il tasso di risposta complessiva (ORR) è risultato del 46,1%. «Questo è un dato molto importante» ha dichiarato ai nostri microfoni uno degli autori dello studio, Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia del Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS "Fondazione G. Pascale" di Napoli. «Inoltre, se consideriamo la risposta completa, con un anno di follow-up in più è passata da circa il 10% al 16,1% e le risposte appaiono tutte durature».

Negli 89 pazienti che hanno risposto al trattamento, il tempo mediano di raggiungimento della risposta completa è stato di 11,2 mesi, mentre la mediana della DOR al momento del cut off dei dati (11 ottobre 2019) non era ancora stata raggiunta.

«I dati evidenziano che nei pazienti che hanno risposto al trattamento con cemiplimab le risposte cliniche si sono approfondite nel tempo. Inoltre, la durata della risposta e la sopravvivenza globale sono considerevolmente più lunghe con cemiplimab rispetto a quanto precedentemente registrato con altri agenti» ha affermato l’autore principale dello studio Danny Rischin, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica presso il tumore di Peter MacCallum Cancer Centre di Melbourne, in Australia.

«Alcuni dati erano già stati riportati lo scorso anno, ora abbiamo un follow-up più lungo, con un anno in più di evidenze» ha spiegato Ascierto.


I punti chiave dello studio EMPOWER-CSCC-1
Focus
Cemiplimab in pazienti con carcinoma a cellule squamose avanzato
Popolazione
193 pazienti con carcinoma a cellule squamose metastatico o localmente avanzato non candidabile a chirurgia curativa o radioterapia curativa
Risultati chiave
Tasso di risposta complessivo: 46,1%;
Durata mediana della risposta non ancora raggiunta;
OS a 24 mesi: 73,3%
PFS a 24 mesi: 44,2%
Significato
Cemiplimab migliora gli outcome (ORR, DOR, sopravvivenza) rispetto a quanto osservato con altri agenti

Ascolta "Carcinoma squamocellulare avanzato, conferme di efficacia per l’immunoterapia con cemiplimab" su Spreaker.

Cemiplimab già disponibile in Italia
Proprio sulla base dell’analisi primaria dello studio EMPOWER-CSCC-1, cemiplimab è stato già approvato dalla Commissione europea come trattamento per pazienti adulti con carcinoma cutaneo a cellule squamose metastatico o localmente avanzato, non sono candidabili a una chirurgia curativa o una radioterapia curativa. Si tratta della prima immunoterapia approvata per il carcinoma cutaneo a cellule squamose avanzato.

Inoltre, nel mese di giugno, in concomitanza con il congresso dell’ASCO, il farmaco ha ricevuto anche il via libera dell’Aifa, che ne ha autorizzato la rimborsabilità da parte del Sistema sanitario nazionale, ed è quindi ora pienamente disponibile anche per i pazienti italiani.

Il carcinoma cutaneo a cellule squamose
Melanoma a parte, il carcinoma cutaneo a cellule squamose (o carcinoma squamocellulare) è il secondo tumore della pelle più diffuso dopo il carcinoma basocellulare, ma il primo per mortalità.

Nella maggior parte dei casi, questa neoplasia si può curare mediante escissione chirurgica completa. Tuttavia, un certo numero di pazienti, per fortuna limitato, ma non irrilevante, sviluppa metastasi o va incontro a una progressione locale che non permette una chirurgia curativa o una radioterapia curativa; in entrambi i casi la prognosi è sfavorevole.

Nei pazienti con carcinoma cutaneo a cellule squamose avanzato trattati con la chemioterapia convenzionale o gli inibitori dell’EGFR, la sopravvivenza globale (OS) mediana, secondo i dati storici, è di circa 15 mesi.

Lo studio EMPOWER-CSCC-1
Lo studio EMPOWER-CSCC-1 (NCT02760498) è uno studio multicentrico internazionale, non randomizzato, in aperto, nel quale sono stati valutati tre gruppi di pazienti, in totale 193, con carcinoma a cellule squamose avanzato (metastatico o localmente avanzato non candidabile a chirurgia curativa o radioterapia curativa). Il gruppo 1 conteneva pazienti con malattia metastatica, mentre il gruppo 2 pazienti con malattia localmente avanzata; in entrambi i gruppi, i pazienti sono stati trattati con cemiplimab 3 mg/kg ogni 2 settimane. Nel gruppo 3, pazienti con malattia metastatica sono stati trattati con 350 mg ogni 3 settimane. La durata mediana del follow-up è stata di 15,7 mesi per tutti e tre i gruppi.

Per tutti e tre i gruppi erano già noti i dati dell’analisi primaria e i dati di follow-up a un anno, mentre per il gruppo 1 erano disponibili anche i dati di follow-up a circa 2 anni.

Su 193 pazienti, il gruppo 1 ne conteneva 59, il gruppo 2 78 e il gruppo 3 56. Al momento del cut-off dei dati (11 ottobre 2019), la durata mediana del follow-up era di 18,5 mesi per il gruppo 1, 15,5 mesi per il gruppo 2 e 17,3 mesi per il gruppo 3.

Al basale, i pazienti avevano un'età mediana di 72 (range: 38-96) e l'83,4% era di sesso maschile. Tutti i pazienti presentavano un performance status ECOG pari a 0 (44,6%) o 1 (55,4%) e per il 66,3% dei pazienti cemiplimab rappresentava la terapia di prima linea per la malattia avanzata.

Risposte più profonde nel tempo

«I risultati presentati quest’anno all’ASCO hanno un follow-up più lungo di un anno e sono molto interessanti. Abbiamo dati nuovi sia per quanto riguarda la risposta, sia per quanto riguarda la sopravvivenza e anche per quanto riguarda la tossicità» ha detto Ascierto.

La durata mediana dell’esposizione a cemiplimab è risultata di 51,1 settimane (range: 2,0-109,3) e il numero mediano di dosi di cemiplimab somministrato è stato pari a 18 (range: 1-48).

Nel gruppo 1, al momento dell'analisi primaria il tasso di risposta completa era del 6,8%, a un anno è risultato del 16,9% e a 2 anni del 20,3%. Nel gruppo 2, i pazienti in risposta completa al momento dell’analisi primaria erano il 12,8% sia al momento dell'analisi primaria sia dopo un anno di follow. Nel gruppo 3, invece, la risposta completa, che era del 5,4% al momento dell’analisi primaria, è risultata del 16,1% a un anno.

L'ORR valutato centralmente da revisori indipendenti è risultato del 50,8% nel gruppo 1, 44,9% nel gruppo 2 e 42,9% nel gruppo 3.

Nei 128 pazienti che non erano stati trattati in precedenza con una terapia sistemica antitumorale, l'ORR è risultato del 48,4%, mentre nei 65 già sottoposti a tale terapia del 41,5%.

OS e DOR mediana ancora non raggiunte
Al momento del cutoff dei dati, la DOR mediana non era ancora stata raggiunta (range: 1,9-34,3 mesi), così come l’OS mediana. Utilizzando il metodo di Kaplan-Meier, la probabilità stimata di OS a 24 mesi è risultata del 73,3% (IC al 95% 66,1%-79,2%), «un dato importante, considerando che l’età mediana dei pazienti era di 72 anni» ha commentato Ascierto. Inoltre, la percentuale stimata di pazienti con risposta in corso a 24 mesi è risultata del 69,4% (IC al 95% 55,6% -79,6%).

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana stimata nell’intero campione analizzato è risultata di 18,4 mesi (IC al 95% 10,3-24,3), mentre la probabilità stimata di PFS a 24 mesi è risultata del 44,2% (IC al 95% 36,1% -52,1%).

Complessivamente, nel 46,1% dei pazienti il tempo di risposta è stato di 2 mesi, nel 32,6% compreso fra 2 e 4 mesi, nel 9% compreso fra 4 e 6 mesi e nel 12,4% superiore ai 6 mesi.

I dati di sicurezza
«Il profilo di tossicità ha confermato sostanzialmente quanto già visto con altri inibitori di PD-1 e quanto già riportato per cemiplimab» ha riferito Ascierto.

Il 99,5% dei pazienti dell’intero campione ha avuto almeno un evento avverso di qualsiasi grado durante il trattamento, indipendentemente dal gruppo. Gli eventi avversi di qualsiasi grado più comuni in assoluto sono stati affaticamento (34,7%), diarrea (27,5%) e nausea (23,8%).

Gli eventi avversi di grado 3 o superiore hanno avuto complessivamente un’incidenza del 48,7% e i più comuni sono stati ipertensione (4,7%), anemia e cellulite (4,1% ciascuno).

Eventi avversi correlati al trattamento sono stati riportati nel 17% dei pazienti e i più comuni sono stati polmonite (2,6%) ed epatite autoimmune (1,6%).

«I pazienti che hanno interrotto il trattamento per varie cause sono risultati il 7%, un dato in linea con quanto già visto in precedenza» ha sottolineato l’oncologo.

Prolungando il follow-up, inoltre, non si sono manifestati nuovi eventi avversi fatali.

Cemiplimab associato a miglioramento della qualità di vita
Al congresso ASCO sono stati riportati anche i dati di un’analisi post-hoc relativa all’effetto sulla qualità di vita correlata alla salute nei pazienti trattati con cemiplimab, «ed è la prima volta che vengono riportati dati di questo tipo» ha rimarcato Ascierto.

«L’analisi dei questionari somministrati ai pazienti ha permesso di evidenziare che già dal terzo ciclo di trattamento si ha un miglioramento di alcuni parametri come il dolore, l’insonnia e la perdita dell’appetito. Al ciclo 12, tuttavia, questi parametri risultano migliorati ulteriormente e si osserva un miglioramento anche di altri aspetti quali la nausea e la costipazione» ha spiegato l’esperto.

Pazienti con un forte unmet need
«Nel mio centro, l’Istituto Pascale di Napoli, abbiamo avuto modo di usare cemiplimab sia all’interno di questa sperimentazione clinica sia come uso nominale, che è stato disponibile da settembre 2019. Anche nella nostra esperienza il trattamento ha avuto un impatto molto importante e positivo su questi pazienti; malati per i quali, tra l’altro, vi era un forte unmeet need, perché al di là della chemioterapia, oltretutto non molto efficace, non avevamo praticamente armi disponibili» ha riferito Ascierto.

«La risposta è quasi del 50%, le risposte si mantengono a lungo nel tempo e il trattamento con cemiplimab ha mostrato di avere un impatto positivo sulla qualità di vita di questi pazienti; un dato, quest’ultimo, non di poco conto, dato che si tratta in genere di persone che hanno lesioni deturpanti e difficili da gestire» ha concluso lo specialista.

Rischin, et al. Phase II study of cemiplimab in patients (pts) with advanced cutaneous squamous cell carcinoma (CSCC): longer follow-up. J Clin Oncol. 2020;38(suppl 15):10018.
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M.R. Migden, et al. Health-related quality of life in patients with advanced cutaneous squamous cell carcinoma treated with cemiplimab: post hoc exploratory analysis of a phase 2 clinical trial. J Clin Oncol 38: 2020 (suppl; abstr 10033).
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