I pazienti affetti da cancro colon rettale e con alti livelli di vitamina D nel sangue, hanno maggiore probabilità di sopravvivere alla malattia. È quanto è emerso da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

In questo studio i ricercatori hanno dichiarato: “Abbiamo cercato di capire se la vitamina D possa influenzare  la sopravvivenza di un soggetto dopo la diagnosi di cancro del colon-retto (Crc)”.
In passato è stata evidenziata la difficoltà nello stabilire una relazione causale tra l’incidenza del Crc e la carenza di vitamina D a causa dell’esistenza di diversi fattori di rischio associati ad entrambe le condizioni; è stata inoltre osservata un’interazione tra i livelli di vitamina D e le variazioni genetiche a livello del locus del recettore della vitamina D (Vdr) che influenza il rischio di Crc.

“Questo però è il primo studio che correla la vitamina D con le prospettive di sopravvivenza a lungo termine dei pazienti affetti da cancro intestinale dopo la diagnosi” hanno sottolineato i ricercatori.
A tale scopo, sono stati esaminati, in maniera prospettica, quasi 1.600 pazienti dopo l'intervento chirurgico per il Crc negli stadi da I a III.

Lo studio si è focalizzato sulla ricerca dell’associazione tra livelli sierici di 25(OH)D, indicatore clinico generalmente utilizzato per determinare lo stato della vitamina D di una persona, e la sopravvivenza fase-specifica, e hanno testato l’interazione tra 25(OH)D e le variazioni genetiche a livello del locus del Vdr. Il sangue, prelevato dopo l’intervento chirurgico, è stato utilizzato per le misurazioni della 25(OH)D mediante cromatografia liquida associata a spettrometria di massa tandem.

I polimorfismi del Vdr (rs1544410, rs10735810, rs7975232, rs11568820) sono stati genotipizzati e gli aplotipi sono stati dedotti utilizzando il software BEAGLE. È stata testata l'associazione tra sopravvivenza e 25(OH)D, genotipo - aplotipo del Vdr, e successivamente l'applicazione di un termine di interazione genotipo VDR-25(OH)D. Infine i ricercatori hanno condotto l’analisi di sopravvivenza con il metodo di Kaplan-Meier ed hanno usato il modello proporzionale di Cox per stimare il rapporto del rischio (HR).

Al momento del campionamento, il 49,7% dei pazienti soddisfaceva i criteri per la carenza di vitamina D (25(OH)D inferiore a 10 ng / mL), e un ulteriore 26,8% aveva elevato rischio di carenza (da 10 a 16 ng / mL).

I risultati ottenuti hanno evidenziato forti associazioni tra le concentrazioni plasmatiche di 25(OH)D e la mortalità Crc-specifica (p =0,008) e per tutte le cause (p = 0,003). Il rapporto del rischio per la mortalità Crc-specifica era dello 0,68 (95% CI, 0,50-0,90) e 0,70 (95% CI, 0,55-0,89) per tutte le cause nel terzile di 25(OH)D più alto vs quello più basso; l’effetto era particolarmente evidente nello stadio II della malattia (HR, 0,44, p =0,004 per la mortalità specifica per Crc).

La mortalità specifica per Crc raggiungeva il 10% dopo 2,5 anni nei pazienti con il terzile di 25(OH)D più basso e dopo 6,6 anni nei pazienti con il terzile di 25(OH)D più alto.
Non sono state evidenziate associazioni tra la sopravvivenza e i singoli polimorfismi del gene del Vdr ma sono state rilevate interazioni gene-ambiente tra la concentrazione di 25(OH)D e la mortalità Crc-specifica per il genotipo rs11568820 (p = 0,008) e per tutte le cause (p = 0,022), il punteggio degli alleli protettivi (p = 0,004 e P = 0,018 , rispettivamente), e l’aplotipo GAGC al locus Vdr per la mortalità per tutte le cause (p = 0,008).

Nei pazienti con Crc allo stadio da I a III, la vitamina D plasmatica postoperatoria è associata con differenze clinicamente importanti negli outcome di sopravvivenza; i livelli più alti di vitamina D sono associati ad un miglior risultato. Sono state osservate le interazioni tra livelli di 25(OH)D e genotipo del Vdr, suggerendo una relazione causale tra la vitamina D e la sopravvivenza.

Malcolm Dunlop MD, dell’Unità di Genetica umana del Medical Research Council e dell’Istituto di Genetica e Medicina Molecolare, dell’Università di Edinburgh, ha commentato “Abbiamo osservato che la mortalità era circa un terzo più bassa nei pazienti con livelli di vitamina D più alti.” Il dr. Dunlop, che ha condotto questo studio, ha anche precisato “Inoltre, i pazienti con livelli di vitamina D più bassi raggiungevano il 20% della mortalità dopo 5 anni mentre i pazienti con livelli di vitamina D raggiungevano il 20% della mortalità dopo i 10 anni”.

"I nostri risultati sono promettenti ma è importante notare che si tratta di uno studio osservazionale, pertanto potrebbe essere utile esplorare l’utilità della supplementazione di vitamina D nei pazienti con Crc”.

La carenza di vitamina D sembra implicata nell’eziologia di diverse patologie tra cui il cancro. Il cancro colonrettale è il terzo tumore più frequente nel mondo con più di 1,2 milioni di casi e 600.000 decessi ogni anno che potrebbero essere potenzialmente prevenuti.

Nonostante i dati incoraggianti, gli autori dello studio concordano sulla necessità di studi clinici randomizzati progettati con cura, prima di poter confermare se la supplementazione di vitamina D possa offrire vantaggi sulla sopravvivenza nei pazienti con Crc.

Zgaga L., et al. Plasma Vitamin D Concentration Influences Survival Outcome After a Diagnosis of Colorectal Cancer. Journal of Clinical Oncology, July 2014
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