Carcinoma della prostata: minimo beneficio dall'uso dell'aspirina

Secondo uno studio danese di coorte su larga scala pubblicato su Annals of Internal Medicine, l'uso di aspirina a bassa dose dopo una diagnosi di carcinoma della prostata non sembra ridurre la mortalitÓ globale dopo 5 anni di terapia.

Secondo uno studio danese di coorte su larga scala pubblicato su Annals of Internal Medicine, l’uso di aspirina a bassa dose dopo una diagnosi di carcinoma della prostata non sembra ridurre la mortalità globale dopo 5 anni di terapia.

L’analisi multivariata, eseguita dal gruppo di Charlotte Skriver, della Danish Cancer Society, Copenhagen, non ha evidenziato alcuna differenza globale significativa in termini di mortalità da carcinoma prostatico in soggetti trattati con aspirina rispetto a quelli non trattati, dopo un follow up mediano di 4,9 anni (HR 0,95).

Tuttavia, il team di Skriver ha scoperto che nei pazienti con la forma meno aggressiva di tumore (Gleason score ≤ 6), basse dosi di aspirina hanno permesso di ridurre la mortalità nel carcinoma prostatico (HR 0,82). Inoltre, da un’analisi secondaria sono emersi altri dati significativi: dopo 7,5 anni, l’utilizzo di basse dosi di aspirina era associato a una riduzione del 16% del rischio di mortalità per carcinoma prostatico (HR 0,84). Inoltre, i pazienti che avevano assunto più di 1.096 compresse di asprina (HR 0,77) durante questo periodo, o per una durata maggiore di 1.096 giorni (HR 0,79) sembravano ottenere il massimo beneficio.

“Lo studio non ha dimostrato l’efficacia dell’utilizzo di basse dosi di aspirina sulla mortalità da carcinoma prostatico.” ha scritto ancora l’autore. ”Tuttavia, i dati emersi dopo un utilizzo per periodi più lunghi suggeriscono che questo farmaco potrebbe ridurre la mortalità dopo i 5 anni dalla diagnosi.”

Dettagli dello studio
L’obiettivo dello studio era quello di valutare se basse dosi di aspirina, assunte dopo la diagnosi di carcinoma prostatico, avessero un’azione “chemiopreventiva”, riducendo il rischio di recidiva e la mortalità da carcinoma prostatico. In questo studio, Skriver e collaboratori hanno selezionato pazienti danesi con diagnosi di carcinoma prostatico nel periodo compreso tra il 2000 e il 2011 attraverso il Danish Cancer Registry, mentre i dati relativi alla mortalità sono stati ricavati dal Danish Registry of Causes of Death.

Basse dosi di aspirina erano considerate quelle da 75 mg, 100 mg o 150 mg, precisando che in Danimarca quasi tutta l’aspirina a basse dosi è soggetta a prescrizione. Un gruppo di pazienti (utilizzatori) aveva avuto due o più prescrizioni nel periodo successivo alla diagnosi di carcinoma prostatico, mentre un secondo gruppo (non utilizzatori) aveva avuto meno di due prescrizioni.

Nello studio sono stati arruolati 29.136 pazienti con carcinoma prostatico (età mediana 70 anni), 7.633 dei quali deceduti in seguito a questa patologia e 5.575 deceduti per altre cause, durante un follow-up mediano di 4,9 anni. L’utilizzo di aspirina a basse dosi dopo la diagnosi era correlato ad un valore di HR di 0,95 per quanto riguarda la mortalità da carcinoma prostatico e di 1,12 per la mortalità da altre cause.

L’analisi secondaria mostrava che la mortalità per carcinoma prostatico era leggermente ridotta in seguito a trattamento con basse dosi di aspirina dopo 5 anni (HR 0,91) e dopo 7,5 anni dalla diagnosi (HR 0,84), specialmente nei pazienti che hanno assunto una grande quantità di compresse di aspirina a bassa dose durante il periodo di 7,5 anni.

Per quanto riguarda il possibile meccanismo d’azione, è noto che l’aspirina induce apoptosi e riduce la moltiplicazione cellulare nel carcinoma prostatico; inoltre, asprina inibisce l’enzima ciclo-ossigenasi (COX), e questo ha un potenziale effetto antitumorale. Nel carcinoma prostatico, l’iperespressione di COX-2 è associata a prognosi infausta, ma l’aspirina a basse dosi agisce principalmente inibendo l’enzima COX-1 e la funzione piastrinica. “Nuove evidenze mostrano che l’azione antipiastrinica ha un impatto sull’attività della COX-2 ed è coinvolta nella disseminazione cellulare e nel processo di metastatizzazione” hanno aggiunto gli autori.

Il vantaggio di questo studio è l’analisi molto dettagliata delle caratteristiche di una vasta popolazione di pazienti inserita in un registro nazionale completo. Lo studio ha tuttavia alcuni limiti: l’aspirina a basse dosi viene utilizzata soprattutto nella prevenzione cardiovascolare e questo può essere un elemento confondente in quanto la mortalità per patologie cardiovascolari può alterare i dati di mortalità per carcinoma prostatico: infatti i pazienti che assumono aspirina a bassa dose potrebbero avere un rischio maggiore di morte per cause cardiovascolari. Un altro possibile fattore confondente è la mancanza di dati sullo stile di vita, come indice di massa corporea e fumo, che possono aumentare il rischio di morte per malattia cardiovascolare. Inoltre, il 27% dei partecipanti non aveva informazioni sullo stadio clinico del tumore, sui punteggi di Gleason e sulle terapie anti-tumorali non chirurgiche.

Aspetti salienti dello studio e ipotesi sui risultati
Questo studio dimostra che, invece di migliorare la mortalità in tutti i pazienti con carcinoma della prostata, l’aspirina base dosi sembra avere un minimo vantaggio solo nella malattia di basso grado, e un maggior beneficio nei pazienti che hanno assunto il farmaco per una durata maggiore di 5 anni (ad esempio 7,5 anni).

Per quanto riguarda il periodo necessario per osservare un effetto protettivo sul tumore della prostata, nell’editoriale che accompagnava l’articolo Teemu Murtola e Thea Veitonmaki del Tampere University Hospital, Finlandia, hanno commentato che "nel carcinoma del colonretto, il tumore in cui l’effetto preventivo dell’aspirina è più evidente, il tempo di esposizione minimo richiesto per avere un vantaggio sembra essere di 10 anni." E’ possibile allora che un’esposizione più prolungata all’aspirina potrebbe evidenziare i suoi effetti anticancro nei pazienti con carcinoma della prostata, e raccomandano di pianificare studi a lungo termine.

Ma gli autori dell’editoriale hanno anche aggiunto che la valutazione del rischio e della prognosi nei pazienti con carcinoma della prostata trattati con aspirina rappresenta una sfida, soprattutto perchè i pazienti che assumono asprina a basse dosi sembrano essere diversi da quelli che non la usano.

"L’aspirina viene usata comunemente a basse dosi per prevenire gli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari," hanno sottolineato. Pertanto, gli utilizzatori o meno di aspirina hanno caratteristiche molto differenti che possono essere in qualche modo associate al rischio e alla prognosi del carcinoma della prostata," hanno scritto.

D’altro canto, hanno proseguito Murtola e Veitonmaki, l’aspirina possiede proprietà anticancro che potrebbero far pensare a un suo potenziale effetto benefico anche nel carcinoma della prostata, come l’inibizione di COX-1, di COX-2 e delle piastrine, che si ritiene siano coinvolti nella progressione e nella disseminazione del tumore.

Inoltre, anche i potenziali effetti anti-infiammatori dell’aspirina potrebbero essere vantaggiosi nei pazienti con carcinoma della prostata, dal momento che l’infiammazione cronica presente all’interno della prostata può aumentare il rischio di sviluppare una malattia di alto grado.

"L’associazione tra il miglioramento della sopravvivenza dei pazienti con tumore della prostata e l’esposizione a lungo termine all’aspirina è logica, perchè l’azione anti-infiammatoria ha probabilmente bisogno di tempo per esercitare un effetto significativo sullo sviluppo del carcinoma della prostata," hanno spiegato gli editorialisti.

Nonostante questi vantaggi teorici, "l’uso dell’aspirina non sembra ridurre il rischio globale di decesso per tumore della prostata nella popolazione generale," hanno concluso, aggiungendo che le ricerche future dovrebbero esplorare l’effetto dell’utilizzo dell’aspirina su un follow-up più lungo di quello valutato in questo studio.

Inoltre, gli editorialisti hanno notato che il carcinoma della prostata con un punteggio di Gleason inferiore o uguale a 6 "raramente o quasi mai metastatizza, ed è considerato la forma a più basso grado della malattia. In questa analisi, l’aspirina ha migliorato la sopravvivenza proprio di questo sottogruppo di pazienti a prognosi eccellente." Hanno anche fatto notare che l’aspirina in qualità di farmaco anti-infiammatorio riduce il livello dell’antigene specifico prostatico, e che i pazienti in trattamento con aspirina potevano non avere un punteggio di Gleason accurato al momento della diagnosi iniziale.

Bibliografia
•    Skriver C, et al "Use of low-dose aspirin and mortality after prostate cancer diagnosis: A nationwide cohort study" Ann Intern Med 2019; DOI: 10.7326/M17-3085.
•    Murtola TJ, Veitonmaki T "Aspirin and prostate cancer mortality: The role of tumor grading misclassification?" Ann Intern Med 2019; DOI: 10.7326/M19-0525.