Oncologia-Ematologia

Carcinoma epatocellulare, come cambia la gestione al tempo del Covid-19?

Com'č cambiata la gestione dei pazienti affetti da carcinoma epatocellulare in epoca di Covid-19? A questa domanda risponde un articolo appena pubblicato su Annals of Oncology, a firma di un team della Fondazione IRCCS Ca 'Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, coordinato dal Pietro Lampertico.

Com’è cambiata la gestione dei pazienti affetti da carcinoma epatocellulare in epoca di Covid-19? A questa domanda risponde un articolo appena pubblicato su Annals of Oncology, a firma di un team della Fondazione IRCCS Ca 'Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, coordinato dal Pietro Lampertico.

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Nel lavoro, i clinici italiani, descrivono un set di dati relativo a 42 soggetti con carcinoma epatocellulare gestito secondo algoritmi modificati per ridurre il rischio di esposizione dei pazienti all’infezione da SARS- CoV-2, dal momento che tali pazienti sono ad alto rischio di outcome sfavorevoli, se infettati dal nuovo coronavirus.

Ridurre il rischio di contagio da Covid-19
Per questo motivo, durante l'epidemia di Covid-19 le attività cliniche sono state ridotte e, ove possibile, dilazionate, al fine di minimizzare il rischio di infezione in questi pazienti oncologici. Inoltre, tutto il sistema ospedaliero è stato profondamente riorganizzato e il personale sanitario ridistribuito per far fronte alla gestione delle emergenze cliniche legate al coronavirus, togliendo risorse umane alla gestione dei reparti oncologici.

I ricercatori spiegano che i pazienti con carcinoma epatocellulare sono ad alto rischio di outcome sfavorevoli, se infettati dal SARS-CoV-2, sulla base dell'età, delle comorbilità e della cirrosi sottostante. Inoltre, l'interruzione e il differimento degli screening, dei trattamenti e dei controlli di follow-up programmati contribuiscono a peggiorare la situazione. Pertanto, Lampertico e i colleghi sollecitano un'attenzione maggiore ai malati di cancro durante la pandemia di Covid-19, non solo per ridurre il rischio di contagio in questa popolazione fragile, ma anche per garantire un'adeguata gestione della malattia oncologica.

Algoritmi di gestione modificati
Al Policlinico milanese, tutti i pazienti affetti da carcinoma epatocellulare sono gestiti da team multidisciplinari, seguendo le linee guida della European Association for the Study of the Liver e il sistema di stadiazione BCLC (Barcelona Clinic for Liver Cancer). Tuttavia, gli algoritmi di gestione durante la pandemia di Covid-19 sono stati modificati in vario modo:

- le videochiamate sono state preferite alle visite faccia a faccia;
- le riunioni settimanali dei team multidisciplinari sono state gestite tramite teleconferenze e condivisione di immagini via web;
- gli esami di imaging eseguiti a fini diagnostici o di stadiazione sono stati analizzati tramite Intranet, telemedicina o dopo la loro consegna tramite corriere;
- un giorno prima dell’accesso all’ospedale, quando necessario, tutti i pazienti sono stati sottoposti al test per il Covid-19 e solo quelli negativi sono stati ammessi all'unità di reparto dedicata;
- sono stati implementati i protocolli per preparare la suite angiografica e il personale sanitario ottimizzando i sistemi di ventilazione e il flusso di lavoro intra- e post-procedurale;
- gli interventi di trapianto di fegato sono stati riservati a pazienti ad alto rischio di progressione del carcinoma epatocellulare;
- ove possibile, si è incoraggiato il ricorso a un trattamento locoregionale come trattamento ponte per il trapianto di fegato; nelle circostanze attuali, osservano gli autori, i trattamenti locoregionali sono da preferire alla resezione chirurgica per ridurre le necessità di soggiorni post-operatori nel reparto di terapia intensiva e la durata della degenza in ospedale; inoltre , la chirurgia va considerata un'opzione di salvataggio solo nei casi in cui non si ottiene una risposta radiologica completa o i trattamenti locoregionali non sono appropriati;
- i trattamenti palliativi, come la chemioembolizzazione o la radioembolizzazione transarteriosa sono stati portati avanti, ma posposti negli anziani oltre gli 80 anni e nei soggetti con comorbilità;
- la gestione dei pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato in terapia con farmaci sistemici è stata modificata in modo da implementare prelievi ematici e consegna di farmaci a domicilio, assieme a videochiamate per gestire gli eventi avversi comuni;
- le terapie antitumorali per via endovenosa vengono somministrate in una sezione dedicata del servizio ambulatoriale;
- il follow-up radiologico è stato posticipato fino a 3 mesi solo nei pazienti anziani e in quelli con comorbilità.

Lampertico e i colleghi hanno quindi confrontato 42 pazienti con carcinoma epatocellulare gestiti secondo questo protocollo modificato tra il 24 febbraio e il 20 marzo 2020 con pazienti gestiti nello stesso periodo nel 2019.

Trattamenti posticipati di almeno 2 mesi in un quarto dei pazienti
I clinici milanesi riferiscono che il trattamento per il carcinoma epatocellulare è stato programmato con un differimento di almeno 2 mesi in un solo un quarto dei casi. In particolare, riportano una posticipazione della terapia in 11 pazienti (il 26%) due dei quali dovevano sottoporsi a termoablazione, quattro a chemioembolizzazione transarteriosa, tre a radioembolizzazione transarteriosa e due a terapie sistemiche; inoltre, tre pazienti sono stati sottoposti a termoablazione anziché alla resezione chirurgica che era stata pianificata in precedenza.

Infine, gli autori scrivono che potrebbero aggiornare ulteriormente i loro approcci via via che la situazione pandemica si evolverà, ma sottolineano che molti dei cambiamenti posti in essere potrebbero tornare utili per la gestione di eventuali emergenze future.

M. Iavarone, et al. Management of hepatocellular carcinoma in the time of COVID-19. Ann Oncol. 2020
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