Carcinoma mammario precoce, una paziente in premenopausa su sei non aderisce in modo adeguato alla terapia ormonale #ESMO2018

Nelle donne in premenopausa trattate per un carcinoma mammario in stadio iniziale, quasi una su sei, dopo un anno non aderisce adeguatamente alla terapia ormonale adiuvante con tamoxifene, potenzialmente esponendosi a un aumento del rischio di recidiva e una riduzione della sopravvivenza. ╚ quanto emerge da un'analisi di un ampio studio prospettico longitudinale francese, lo studio CANTO, presentata a Monaco di Baviera durante il congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO).

Nelle donne in premenopausa trattate per un carcinoma mammario in stadio iniziale, quasi una su sei, dopo un anno non aderisce adeguatamente alla terapia ormonale adiuvante con tamoxifene, potenzialmente esponendosi a un aumento del rischio di recidiva e una riduzione della sopravvivenza. È quanto emerge da un’analisi di un ampio studio prospettico longitudinale francese, lo studio CANTO, presentata a Monaco di Baviera durante il congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO).

A tutte le pazienti con carcinoma mammario positivo per i recettori ormonali si raccomanda di seguire una terapia ormonale per un periodo da 5 a 10 anni, ma vari studi hanno dimostrato che molte interrompono il trattamento.

Aderenza più bassa del previsto
«Questo aspetto è importante perché la mancata aderenza alla terapia ormonale può essere associata a un rischio più alto di mortalità e a tempi più brevi di comparsa di una recidiva del tumore al seno», ha commentato l'autrice Barbara Pistilli, dell'Institut Gustave Roussy di Villejuif, in Francia. «Sono rimasta sorpresa dall’alta percentuale di mancata aderenza, decisamente più elevata di quanto riportato in precedenza. Queste pazienti dovrebbero essere incoraggiate a discutere del trattamento e degli eventuali effetti collaterali con il loro medico, per ottenere un adeguato supporto alla terapia».

«Questo studio mette in evidenza una problematica reale perché la mancata evidenza al trattamento prescritto può tradursi in una mancanza di efficacia della terapia e in un aumento delle recidive, quindi è essenziale stimolare gli oncologi a fare un colloquio approfondito con le pazienti, che devono essere informate dei rischi a cui vanno incontro se non assumono adeguatamente il trattamento loro prescritto» ha ribadito ai nostri microfoni Carmen Criscitiello, dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano

Analisi su un sottogruppo dello studio CANTO
Lo studio francese presentato è il primo a valutare l'aderenza al trattamento attraverso la misurazione dei livelli sierici di tamoxifene, anziché chiedendo semplicemente alle pazienti se seguono la terapia. L’analisi ha coinvolto pazienti con diagnosi recente di carcinoma mammario precoce (stadio I-III) facenti parte della coorte CANTO, un trial multicentrico longitudinale in cui si valuta l'impatto a lungo termine degli effetti collaterali dei trattamenti per il carcinoma mammario in circa 12.000 partecipanti.

I ricercatori si sono concentrati sul sottogruppo di 1799 donne in premenopausa (il 16%) alle quali era stata prescritta una terapia ormonale adiuvante, valutando la loro aderenza al tamoxifene tramite la misurazione dei livelli sierici dopo uno, 3 e 5 anni e confrontandola con l’aderenza riferita dalle pazienti.

Inoltre, si sono valutate le caratteristiche cliniche e sociali in grado di influire sull'aderenza alla terapia endocrina, allo scopo di identificare le donne più a rischio di non assumere la terapia endocrina come raccomandato.

Le pazienti sono state considerate non aderenti se i livelli sierici di tamoxifene erano ≤ 15 ng/ml, scarsamente aderenti se erano compresi tra 15 e 60 ng/ml e aderenti se erano > 60 ng/ml.

Aderenza inadeguata in una donna su sei
I risultati hanno mostrato che, dopo un anno, quasi una donna su sei (il 16,0%) non aderiva in modo adeguato alla terapia. Poco più di una su 10 (il 10,7%) era non aderente e presentava livelli di tamoxifene non rilevabili e il 5,3% era scarsamente aderente, con livelli di farmaco al di sotto della concentrazione allo stato stazionario prevista dopo 3 mesi di trattamento.

L'analisi delle autovalutazioni delle pazienti ha evidenziato che almeno il 50% delle donne con livelli di farmaco bassi o non rilevabili non aveva dichiarato di non assumere la terapia come prescritto.

«Dovremmo prenderci del tempo per capire se le pazienti hanno effetti collaterali che possono influenzarne la compliance al trattamento e incoraggiarle a parlarne apertamente, in modo da discutere insieme delle opzioni che potrebbero essere loro di aiuto», ha commentato Pistilli. «Per noi è fondamentale capire il prima possibile quali sono le pazienti più a rischio di non seguire la terapia e fornire loro interventi mirati per migliorare l’efficacia e l’autogestione degli effetti collaterali».

Un problema sottostimato e sottovalutato
«Il fatto che il 16% delle pazienti non segua in modo adeguato la terapia a mio avviso, suggerisce la necessità di adottare strategie per aumentare l'aderenza» ha dichiarato Giuseppe Curigliano, dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, commentando lo studio. «La scarsa aderenza al trattamento ormonale adiuvante è un problema sottovalutato e sottostimato e mette le pazienti a rischio di un ottenere un beneficio clinico insufficiente dal trattamento. Tenendo conto del fatto che in tutto il mondo molte donne in premenopausa ad alto rischio stanno assumendo inibitori dell'aromatasi in aggiunta alla soppressione ovarica, due trattamenti che comportano più effetti collaterali del tamoxifene, stiamo probabilmente sottostimando la percentuale di non aderenza nella vita reale».

«C’è bisogno anche di identificare i fattori associati alla scarsa aderenza» ha suggerito l’esperto, ricordando che le convinzioni dei pazienti sul cancro e sul trattamento al quale sono sottoposti hanno dimostrato di essere fattori predittivi di aderenza, e che il timore di una recidiva la favorisce.

Indagare meglio sui motivi della scarsa aderenza
«Questo studio ci dice che dobbiamo essere più attenti nei confronti delle nostre pazienti. Dobbiamo realmente accertarci che capiscano l’importante del trattamento e lo assumano in maniera adeguata. Inoltre, è importante capire quali sono i motivi per cui le pazienti non aderiscono correttamente alla terapia loro prescritta ed è importante cercare di supportarle con consigli, suggerimenti e strumenti che permettano in qualche modo di migliorare la tollerabilità, per esempio indurle ad avere uno stile di vita sano e fare attività fisica regolare» ha aggiunto Criscitiello.

«C’è anche da dire che qui a Monaco sono state presentate le analisi effettuate dopo un anno di trattamento, ma prossimamente saranno presentati i dati a 3 e 5 anni. Bisognerà vedere, quindi, che cosa ci diranno i risultati più a lungo termine» ha concluso l’oncologa.

B. Pistilli, et al. Serum assessment of non-adherence to adjuvant endocrine therapy (ET) among premenopausal patients in the prospective multicenter CANTO cohort. ESMO 2018; abstract 185O_PR.