Carcinoma metastatico del colon, un dosaggio più flessibile consente un miglior impiego del regorafenib e ne riduce gli effetti collaterali

I medici oncologi somministrano il farmaco antitumorale regorafenib per cercare di migliorare la sopravvivenza complessiva nei pazienti con cancro metastatico del colon-retto che hanno smesso di rispondere alla terapia standard (mCRC refrattario). Tuttavia, alcuni degli eventi avversi legati all'uso di questo farmaco spesso ne limitano l'uso nella pratica clinica.

I medici oncologi somministrano il farmaco antitumorale regorafenib per cercare di migliorare la sopravvivenza complessiva nei pazienti con cancro metastatico del colon-retto che hanno smesso di rispondere alla terapia standard (mCRC refrattario). Tuttavia, alcuni degli eventi avversi legati all'uso di questo farmaco spesso ne limitano l'uso nella pratica clinica.

Uno studio presentato a Barcellona all’ESMO World Congress on Gastrointestinal Cancer 2019 suggerisce l'utilità di un dosaggio più flessibile del regorafenib, che migliora la qualità di vita dei pazienti senza comprometterne l'efficacia. (1)

Questa sperimentazione internazionale, guidata dal Gruppo Cooperativo Spagnolo per il Trattamento dei Tumori Digestivi (TTD), ha coinvolto 299 pazienti provenienti da oltre una dozzina di ospedali in Spagna, Italia e Francia. L'età media dei partecipanti era di 64 anni e avevano ricevuto in media quattro linee di trattamento prima dell'inclusione nella sperimentazione con regorafenib tra luglio 2016 e settembre 2017.

"Regorafenib è stato approvato dal 2013 per i pazienti con tumore metastatico del colon-retto (mCRC) che sono passati a trattamenti standard", ha detto l'autore dello studio, il Dr. Guillem Argilés, oncologo medico e ricercatore clinico, Gastrointestinal & Endocrine Tumors Group, Vall d'Hebron University Hospital e Vall d'Hebron Institute of Oncology (VHIO), Barcellona, Spagna.

"Il suo profilo di tossicità ne limita spesso l'uso nella pratica clinica di routine. Questo studio clinico ha tentato di dimostrare l'utilità di diverse strategie di dosaggio al fine di migliorare la sua tollerabilità e la qualità della vita in pazienti che possono beneficiare del farmaco nel contesto di malattia avanzata".

Nello studio, i pazienti sono stati randomizzati 1:1:1:1: dose standard 160 mg/giorno per tre settimane seguite da una settimana di riposo; dose ridotta di 120 mg/giorno per tre settimane seguita da una settimana di riposo (gruppo di dosi ridotte); o dose intermittente di 160 mg/giorno a settimana, seguita da una settimana di riposo (gruppo di dosi intermittenti).

I pazienti di questi ultimi due gruppi (dose ridotta o intermittente) sono passati alla dose standard di cura se, dopo un primo ciclo di trattamento, non si sono verificate tossicità limitanti che hanno impedito di continuare a rimanere nello studio. "Abbiamo ridotto la dose nel primo ciclo e poi aumentato perché è stato dimostrato che la tossicità è maggiore nel primo e nel secondo mese di trattamento", ha spiegato Argilés.

I ricercatori hanno osservato che il dosaggio flessibile ha mostrato un miglioramento numerico su diversi parametri che hanno migliorato la tollerabilità, come fatigue, ipertensione o la sindrome mano- piede, anche se REARRANGE non ha raggiunto il suo obiettivo primario di migliorare la tollerabilità globale del regorafenib nei gruppi di dosaggio ridotto e intermittente.

La sindrome mano-piede (eritrodisestesia palmo-plantare) è caratterizzata da una fragilità della pelle che, associata ai piccoli traumi della vita quotidiana, può creare disturbo. Si manifesta attraverso: rossori, gonfiori, secchezza di pelle, piccole bolle o vesciche, dei formicolii o a volte sensazioni dolorose.

La durata media del trattamento è stata di 3,2 mesi nel gruppo standard, 3,7 nel gruppo a dosaggio ridotto e 3,8 in quello a settimane alterne. La sopravvivenza media libera da progressione non è stata diversa nei vari gruppi (circa 2 mesi).

"Sebbene non sia stata raggiunta una significatività statistica, abbiamo osservato una riduzione numerica di alcuni effetti collaterali che possono essere molto fastidiosi per i pazienti", ha spiegato Argilés. "Questi risultati, interpretati nel contesto di altri studi, come lo studio americano ReDOS (2), ci dicono che le dosi più flessibili di regorafenib sono un'alternativa efficace per migliorare la qualità della vita nei pazienti con cancro colorettale metastatico refrattario".

Commentando i risultati, il Prof. Eric Van Cutsem, dell'Università di Leuven, Belgio, ha detto: "Questo studio cambierà la pratica clinica per quanto riguarda l'uso del regorafenib in pazienti con cancro metastatico del colon-retto, perché dimostra e sostiene qualcosa che molti medici hanno già osservato e stavano portando avanti nella pratica clinica regolare". A suo parere, lo studio dimostra che questa riduzione della dose iniziale di regorafenib limita la tossicità del farmaco pur mantenendo la sua efficacia.

Bibliografia
1) Abstract O-026 – ‘Results of REARRANGE trial: A randomized phase 2 study comparing different dosingapproaches for regorafenib (REG) during the first cycle of treatment in patients (pts) with metastatic colorectal cancer (mCRC)’will be presented by Guillem Argilés during Session XX: Colorectal Cancer (Part I) on 6 July, 09:20-10:50 CEST. Annals of Oncology 30 (Supplement 4): iv137–iv151, 2019

2) Tanios S. Bekaii-Saab et al. Regorafenib dose optimization study (ReDOS): Randomized phase II trial to evaluate dosing strategies for regorafenib in refractory metastatic colorectal cancer (mCRC). Journal of Clinical Oncology 36, no. 4_suppl (February 1 2018) 611-611.