Boehringer Ingelheim rende noto che sia la Food and Drug Administration (FDA) statunitense che l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) hanno accolto il dossier per la richiesta di registrazione di afatinib come terapia per i pazienti con carcinoma polmonare avanzato a cellule squamose in progressione dopo chemioterapia di prima linea sulla base dei risultati positivi di sopravvivenza libera da progressione  e di sopravvivenza complessiva ottenuti  nello studio LUX-Lung 8.
La FDA ha anche riconosciuto ad afatinib lo status di farmaco orfano, uno status che viene concesso a terapie per malattie rare.
La richiesta di registrazione si basa sui risultati ottenuti nello studio di Fase III, di confronto diretto, tra afatinib e erotinib, in pazienti con carcinoma polmonare avanzato a cellule squamose (SCC) in progressione dopo chemioterapia di prima linea a base di platino.1 Questi risultati mostrano la superiorità del trattamento con afatinib rispetto a erlotinib, in questa popolazione di pazienti in termini di sopravvivenza libera da progressione della malattia (PFS), endpoint primario dello studio, con una riduzione del rischio di progressione del tumore del 19%, e in termini di sopravvivenza complessiva (OS), endpoint secondario principale dello studio, con una riduzione del rischio di mortalità del 19%.

Inoltre, nello studio  LUX-Lung 8, si sono osservati un miglioramento della qualità di vita e un maggior controllo dei sintomi della malattia con afatinib rispetto a erlotinib.1Un maggior numero di pazienti trattati con afatinib rispetto  a erlotinib (36% verso 28%) ha avuto un miglioramento complessivo della qualità di vita correlato alle condizioni salute.1 Un numero significativamente superiore di pazienti ha avuto miglioramento della tosse con afatinib rispetto a erlotinib (43% verso 35%).
La differenza in termini di percentuale di pazienti con miglioramento di dispnea (51% verso 44%) e dolore (40% verso 39%) non è stata significativa per afatinib rispetto a erlotinib. Afatinib ha però ritardato in maniera significativa il peggioramento della dispnea rispetto a erlotinib.1 Il tempo al peggioramento di dolore e tosse è stato simile per afatinib e erlotinib. 
L’incidenza di eventi avversi gravi è stata simile nei due bracci di trattamento  con alcune differenze nell’incidenza di taluni effetti collaterali.1Si è osservata una maggiore incidenza di grado severo di  diarrea e stomatite (afte) con afatinib rispetto a erlotinib (diarrea di grado 3:  10% verso 2%; stomatite di grado 3: 4% verso 0%), mentre si è registrata una maggiore incidenza di rash/acne di grado severo con erlotinib rispetto a afatinib (rash/acne di grado 3: 10% verso 6%).

Il carcinoma polmonare non a piccole cellule  (NSCLC) è il tumore polmonare più diffuso, e rappresenta oltre l’85%% dei casi di tumore polmonare.[2]-[3] Circa il 30% di tutti i carcinomi polmonari non-a piccole cellule sono  carcinomi a cellule squamose (SCC), un tipo di tumore polmonare che si sviluppa nelle cellule che rivestono le vie respiratorie. [4]-[5] Il carcinoma a cellule squamose del polmone è associato a prognosi infausta e sopravvivenza limitata.  La sopravvivenza complessiva mediana dalla diagnosi per il carcinoma a cellule squamose avanzato è di circa un anno. 

Afatinib, terapia target anti-EGFR in monosomministrazione orale giornaliera, è attualmente approvato in oltre 60 paesi come terapia di prima linea per il carcinoma non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni dei recettori del fattore di crescita epidermico (EGFR).
L’approvazione di afatinib per questa indicazione si è basata sui risultati di sopravvivenza libera da progressione della malattia o PFS (endpoint primario) ottenuti nello studio clinico LUX-Lung 3 in cui  afatinib ha ritardato in maniera significativa la progressione del tumore rispetto alla chemioterapia standard.[8] Inoltre, afatinib è la prima terapia a mostrare un beneficio in termini di sopravvivenza complessiva (OS) dei pazienti in tipi distinti di NSCLC positivo per mutazioni EGFR rispetto alla chemioterapia.[9]-[10] Un beneficio significativo in termini di sopravvivenza complessiva è stato dimostrato sia nello studio LUX-Lung 3 sia nello studio LUX-Lung 6 in pazienti con la mutazione EGFR più comune (delezione dell’esone 19  o Del19) rispetto a  chemioterapia.