Carcinoma polmonare non a piccole cellule con EGFR mutato: positivi segnali dalla fase I per patritumab deruxtecan #ESMO20

Oncologia-Ematologia

Al Congresso virtuale della SocietÓ Europea di Oncologia Medica ESMO 2020,á sono stati presentatiá i dati aggiornati della sperimentazione di fase 1 dell' anticorpo monoclonale coniugato (ADC) DXd anti-HER3 patritumab deruxtecan (U3-1402) in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico o non resecabile con mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), la cui malattia Ŕ progredita nonostante la terapia a base di inibitori tirosin-chinasici (TKI).

Al Congresso virtuale della Società Europea di Oncologia Medica ESMO 2020,  sono stati presentati  i dati aggiornati della sperimentazione di fase 1 dell’ anticorpo monoclonale coniugato (ADC) DXd anti-HER3 patritumab deruxtecan (U3-1402) in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico o non resecabile con mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), la cui malattia è progredita nonostante la terapia a base di inibitori tirosin-chinasici (TKI).

Il carcinoma polmonare è il cancro più comune e la principale causa di mortalità per cancro in tutto il mondo, con la maggior parte dei casi diagnosticati in uno stadio avanzato o metastatico. Circa il 10-15% dei carcinomi polmonari non a piccole cellule (NSCLC) presentano una mutazione dell’EGFR.  Si stima che circa l’83% dei pazienti con NSCLC esprimano la proteina HER3, che può essere associata a una maggiore incidenza di metastasi, ridotta sopravvivenza e resistenza al trattamento standard del cancro.

Prima di ricevere il trattamento con patritumab deruxtecan, i pazienti arruolati erano stati sottoposti a una mediana di quattro terapie. Tutti i pazienti erano stati trattati precedentemente con inibitori tirosin-chinasici dell’EGFR, e la maggioranza di essi avevano ricevuto osimertinib (86%). il 90% dei pazienti era stato trattato con chemioterapia a base di platino e il 40% aveva ricevuto una terapia anti -PD-1/PD-L1. Il 47% dei pazienti valutabili presentava una anamnesi di metastasi cerebrali stabili al momento dell’inizio dello studio.

La risposta oggettiva preliminare (ORR), valutata da una revisione centrale indipendente in cieco, è stata del 25% in 56 pazienti valutabili trattati con patritumab deruxtecan in monoterapia (5,6 mg/kg). Un paziente ha raggiunto una risposta completa (CR) e 13 hanno raggiunto risposte parziali (PR). Al momento dell’estrazione dei dati, 3 ulteriori risposte parziali erano in attesa di conferma, e 6 pazienti avevano solo una valutazione del tumore. Con patritumab deruxtecan è stata osservata una percentuale di controllo della malattia (DCR) del 70% con una durata mediana della risposta (DOR) di 7 mesi. La stabilità della malattia è stata osservata nel 45% dei pazienti.

"Queste risposte iniziali osservate con patritumab deruxtecan in pazienti con NSCLC e mutazione dell’EGFR pesantemente pretrattati e con diversi meccanismi di resistenza ai trattamenti  anti-EGFR, sono molto incoraggianti, soprattutto considerando l’assenza di terapie efficaci approvate in questo tipo di setting. -  Ha spiegato Helena Yu, medico oncologo al Memorial Sloan Kettering Cancer Center e sperimentatrice del trial, durante la presentazione. - Questi dati confermano che prendere di mira l’HER3, con l’utilizzo di un anticorpo monoclonale coniugato, può essere una strategia terapeutica per superare i vari meccanismi di resistenza nei pazienti con NSCLC ed EFGR mutato che hanno visto progredire la malattia con le opzioni di trattamento attualmente disponibili.

Il profilo complessivo di sicurezza e tollerabilità di patritumab deruxtecan è coerente con quello osservato nella fase dello studio concernente l’aumento del dosaggio. I più comuni eventi avversi, di ogni grado, si sono verificati almeno nel 25 % dei pazienti che avevano ricevuto patritumab deruxtecan (5.6 mg/kg) e comprendevano spossatezza (58%), nausea (54%), trombocitopenia (53%), inappetenza (35%), neutropenia (33%), vomito (30%), alopecia (30%), anemia (26%) e costipazione (25%). I più comuni eventi avversi di grado ≥3, verificatisi in più del 10% di pazienti, erano costituiti da trombocitopenia (28%) e neutropenia (19%), In 5 pazienti (9%) si è verificato un evento avverso che ha costretto all’interruzione del trattamento. Sono stati riportati 3 casi (5%) di malattia polmonare interstiziale (ILD) correlata al trattamento, confermati da una commissione indipendente di valutazione.