Carcinoma prostatico, aggiunta di docetaxel alla terapia di deprivazione androgenica non aiuta nei pazienti ad alto rischio

I pazienti con carcinoma prostatico ad alto rischio, non metastatico, non mostrano un vantaggio in termini di sopravvivenza o un ritardo nello sviluppo di metastasi a seguito dell'aggiunta di docetaxel alla terapia di deprivazione androgenica (ADT). E' quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Oncology.

I pazienti con carcinoma prostatico ad alto rischio, non metastatico, non mostrano un vantaggio in termini di sopravvivenza o un ritardo nello sviluppo di metastasi a seguito dell'aggiunta di docetaxel alla terapia di deprivazione androgenica (ADT). E’ quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Oncology.

Con un follow-up medio superiore a 10 anni, il tempo alla progressione radiologica della malattia era pari a 8,9 anni per ADT più docetaxel rispetto a 9,0 anni per ADT da sola (HR 1,03, IC 95% 0,74-1,43) nella popolazione di pazienti con malattia androgeno-dipendente.

Sulla base di questi risultati, "docetaxel potrebbe non essere adatto nei pazienti ad alto rischio così come nei pazienti con malattia metastatica", spiegano gli autori dello studio.

Nel trial, i pazienti assegnati a docetaxel hanno mostrato un miglioramento non significativo pari al 15% delle recidive biochimiche della malattia (basate sui livelli di PSA), l'endpoint primario dello studio.

Con un follow-up mediano di 30,0 mesi, la sopravvivenza media senza progressione dei livelli di PSA era pari a 20,3 mesi per il braccio di combinazione rispetto a 19,3 mesi per ADT da sola (HR 0,85, IC 95% 0,62-1,16, P = 0,31).

Lo studio di fase III ha incluso 254 pazienti con carcinoma prostatico non metastatico androgeno-dipendente con aumento dei livelli di PSA. Tutti i pazienti erano stati sottoposti a terapia locale primaria per il tumore ed erano considerati ad alto rischio per lo sviluppo di metastasi. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere per un anno ADT con o senza docetaxel.

Tutti i pazienti in entrambi i gruppi di studio hanno mostrato una riduzione dei livelli di PSA pari ad almeno il 50% rispetto al basale e la maggior parte di essi ha mostrato tale riduzione entro le prime 12 settimane.

Le morti per tutte le cause si sono verificate in circa un terzo dei pazienti trattati con (32,0%) o senza (36,8%) docetaxel.

I ricercatori hanno condotto diverse analisi espolorative per valutare alcune caratteristiche al basale dei pazienti e il loro effetto sul PST e la sopravvivenza senza progressione radiologica.nPer la sopravvivenza senza progressione del PSA, l’HR era in favore della combinazione dei trattamenti per tutte le caratteristiche dei pazienti analizzate la basale. Per la sopravvivenza senza progressione radiologica, i pazienti con più di tre fattori di alto rischio avevano una sopravvivenza significativamente ridotta rispetto ai soggetti con meno di tre fattori di rischio (HR 0,54, 95% CI 0,34-0,86, P=0,008), ma non è stata osservata alcuna associazione con il trattamento.

Gli effetti avversi ematologici di grado 3/4 più frequenti nel gruppo assegnato alla combinazione dei farmaci erano neutropenia (48,0%), neutropenia febbrile (8,0%) e trombocitopenia (3,0%).

Oudard S, et al "Effect of adding docetaxel to androgen-deprivation therapy in patients with high-risk prostate cancer with rising prostate-specific antigen levels after primary local therapy: A randomized clinical trial" JAMA Oncol 2019; DOI: 10.1001/jamasurg.2018.5246.
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