Carcinoma prostatico non metastatico ad alto rischio, buoni risultati con terapia neoadiuvante con goserelin ed enzalutamide#ASCO2018

Un periodo di 6 mesi di terapia di deprivazione androgenica neoadiuvante (nADT) con goserelin in associazione con enzalutamide, in pazienti con carcinoma prostatico non metastatico ad alto rischio, ha dimostrato di essere efficace e in alcuni casi di far registrare risposte addirittura eccezionali. È in corso l'indagine di caratteristiche molecolari che possano permettere di predire una risposta eccezionale o una resistenza intrinseca.

Un periodo di 6 mesi di terapia di deprivazione androgenica neoadiuvante (nADT) con goserelin in associazione con enzalutamide, in pazienti con carcinoma prostatico non metastatico ad alto rischio, ha dimostrato di essere efficace e in alcuni casi di far registrare risposte addirittura eccezionali. È in corso l’indagine di caratteristiche molecolari che possano permettere di predire una risposta eccezionale o una resistenza intrinseca.

Era già noto che la terapia neoadiuvante di deprivazione androgena (nADT) con abiraterone e prednisone nella malattia localizzata porta a percentuali di pCR fino al 10%. In questo studio i ricercatori hanno voluto indagare a quali risultati portasse un approccio di nADT diverso.

David James VanderWeele, investigatore nel Laboratorio di Patogenesi presso il NIH e colleghi hanno condotto questo trial monocentrico i cui risultati sono stati presentati all’ASCO 2018, per valutare l'efficacia della nADT con goserelin associato a 160 mg/die di enzalutamide per i pazienti con malattia localizzata ad alto rischio.

Lo studio ha voluto anche testare la validità della risonanza magnetica multiparamentrica (mpRMN) nel valutare la risposta al trattamento neoadiuvante. Tutti i pazienti infatti sono stati sottoposti ad uno screening con mpRMN e biopsia transrettale guidata e dopo 6 mesi di terapia neoadiuvante sono stati sottoposti nuovamente a mpRMN, seguita da prostatectomia radicale.
I ricercatori hanno rilevato che "L'analisi standard della mpRMN identifica correttamente la maggior parte dei pazienti con malattia T3 persistente, ma non è in grado di identificare in modo affidabile le risposte eccezionali".

Dei 22 pazienti arruolati nel trial, nessuno ha avuto alcun segno di progressione. Le caratteristiche di base sono apparse tipiche di quelli con malattia ad alto rischio. Il PSA mediano era 10,3 ng/mL (range, 2,1-985,9) e lo stadio clinico valutato con mpMRI era da cT2 a cT4. Dopo 6 mesi di terapia, ma prima della prostatectomia radicale, il PSA mediano era 0,02 ng/ml (intervallo, <0,02-0,35). Quasi l'80% ha mostrato una riduzione del tumore e il 20% una stabilità della malattia. In 4 pazienti si è registrata una risposta patologica completa (pCR) o quasi completa (carico tumorale residuo <0,001 cc) quando la prostata è stata rimossa al momento dell'intervento. Cinque su 9 pazienti che presentavano nodi rilevanti al basale sono stati riclassificati a pN0.

I risultati sulla patologia sono indicativi del fatto che circa il 20% degli uomini con prognosi sfavorevole e carcinoma prostatico localizzato possono ottenere una notevole riduzione del tumore se si usa una potente terapia di deprivazione androgenica neoadiuvante. I risultati sono stati sorprendenti e incoraggiano l’uso di questo approccio più potente anche in stadi precoci.

VanderWeele, D J et al. Neoadjuvant androgen deprivation therapy and enzalutamide: Imaging and pathological responses. Abstract 5082. Presentato all’Asco Meeting 2018