Carcinoma renale avanzato, approvazione europea per associazione di avelumab più axitinib nel trattamento di prima linea 

La Commissione Europea ha approvato l'associazione di avelumab più axitinib nel trattamento di prima linea dei pazienti adulti con carcinoma renale avanzato (RCC, Renal Cell Carcinoma). 

La Commissione Europea ha approvato l’associazione di avelumab più axitinib nel trattamento di prima linea dei pazienti adulti con carcinoma renale avanzato (RCC, Renal Cell Carcinoma).

L'approvazione si è basata sui risultati positivi di un’interim analysis dello studio di fase III JAVELIN Renal 101, che hanno dimostrato come avelumab in associazione con axitinib abbia ridotto in modo significativo il rischio di progressione della malattia o morte con una riduzione pari al 31% (HR: 0,69 [IC 95%: 0,574-0,825; p <0,0001]) e abbia quasi raddoppiato il tasso di risposta obiettiva (ORR; 52,5% [IC 95%: 47,7-57,2] vs. 27,3% [IC 95%: 23,2-31,6]) rispetto a sunitinib nel trattamento dei pazienti affetti da carcinoma renale avanzato, indipendentemente dall’espressione del PD-L1. Lo studio ha coinvolto pazienti appartenenti a tutti i gruppi di rischio prognostico dell’International Metastatic Renal Cell Carcinoma Database Consortium (IMDC).

Un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS, Progression Free Survival) è stato osservato in sottogruppi pre-identificati di pazienti che hanno ricevuto il trattamento in associazione.

"In Europa l’incidenza del carcinoma renale è elevata. Per il tipo più comune, il carcinoma a cellule renali, continuiamo ad aver bisogno di ulteriori opzioni di trattamento, in particolare per i pazienti con patologia avanzata, dove gli esiti sono infausti", ha affermato il professor James Larkin, consulente di Oncologia medica presso il Royal Marsden NHS Foundation Trust e Professore presso l'Institute of Cancer Research (ICR). "Abbiamo osservato un beneficio dimostrato di efficacia e un profilo di sicurezza e tollerabilità per avelumab in associazione ad axitinib in tutti i gruppi a rischio prognostico di pazienti con carcinoma renale avanzato. L’approvazione europea offre quindi un'importante opzione che può aiutare gli specialisti a ottimizzare le strategie di trattamento oltre la stratificazione del rischio".

Nel 2018, in Europa sono stati diagnosticati circa 136.500 nuovi casi di carcinoma renale e circa 54.700 persone sono morte a causa di questa patologia. Molti pazienti che convivono col RCC avanzato non ricevono ulteriori trattamenti dopo la terapia di prima linea, per motivi che possono includere un performance status scadente o eventi avversi correlati al trattamento iniziale. Per i pazienti con RCC metastatico il tasso di sopravvivenza a cinque anni è di circa il 12%.

La dose raccomandata di avelumab in associazione con axitinib è di 800 mg somministrati per via endovenosa nell'arco di 60 minuti ogni 2 settimane e axitinib di 5 mg assunto per via orale due volte al giorno (a distanza di 12 ore) a stomaco pieno o vuoto fino alla progressione della malattia o fino ad una tossicità inaccettabile.

I dati dello studio clinico JAVELIN Renal 101 di supporto all’approvazione
L’approvazione si è basata su  un’interim analysis dello studio di Fase III JAVELIN Renal 101, randomizzato, multicentrico, open-label relativo ad avelumab in associazione con axitinib in 886 pazienti con RCC avanzato o metastatico non trattato con una componente cellulare chiara. Lo studio ha coinvolto pazienti di tutti i gruppi prognostici (International Metastatic Renal Cell Carcinoma Database Consortium [IMDC]: il 21% favorevole, il 62% intermedio e l’11% scarso; Memorial Sloan Kettering Cancer Center [MSKCC]: il 22% favorevole, il 65% intermedio e l’11% scarso). I principali parametri utilizzati per valutare l’efficacia sono stati la sopravvivenza libera da progressione (PFS), valutata da una Blinded Independent Central Review (BICR), utilizzando RECIST v1.1 e la sopravvivenza globale (OS, Overall Survival) nel trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma renale avanzato caratterizzato dalla positività per PD-L1 (livello di espressione PD L1 1%).  La PFS valutata da una BICR per RECIST v1.1 e l’OS indipendente dall'espressione di PD-L1, la risposta obiettiva, il tempo di risposta (TTR, Time To Response), la durata della risposta (DOR, Duration of Response) e la sicurezza sono stati considerati endpoint secondari. Lo studio sta proseguendo per la sopravvivenza globale (OS, Overall Survival).

Nell'analisi, avelumab in associazione con axitinib ha migliorato significativamente la PFS mediana rispetto a sunitinib di oltre cinque mesi nei pazienti, indipendentemente dall'espressione di PD-L1 (13,3 mesi [IC al 95%: 11,1-15,3] rispetto a 8,0 mesi [IC al 95%: 6,7-9,8]). Durante il follow-up mediano relativo all’OS di 19 mesi, i dati per l'altro endpoint dell'OS dello studio erano prematuri, con il 27% dei decessi e lo studio è proseguito come previsto. Il rapporto di rischio per OS nei pazienti trattati con avelumab in associazione con axitinib rispetto a sunitinib era 0,80 (IC 95%: 0,616 - 1,027) nell'analisi intermedia.

Le reazioni avverse più comuni sono state: diarrea (62,8%), ipertensione (49,3%), affaticamento (42,9%), nausea (33,5%), disfonia (32,7%), riduzione dell'appetito (26,0%), ipotiroidismo (25,2%), tosse (23,7%), mal di testa (21,3%), dispnea (20,9%) e artralgia (20,9%).