Carcinoma uroteliale pretrattato, risultati promettenti con la combinazione cabozantinib/atezolizumab. #ASCO2020

Oncologia-Ematologia

Secondo alcuni risultati dello studio COSMIC-021, presentati al congresso virtuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), la combinazione di cabozantinib e dell'anti-PD-L1 atezolizumab ha dato risultati incoraggianti dal punto di vista della risposta obiettiva in pazienti con carcinoma uroteliale recidivante dopo una chemioterapia a base di platino.

Secondo alcuni risultati dello studio COSMIC-021, presentati al congresso virtuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), la combinazione di cabozantinib e dell’anti-PD-L1 atezolizumab ha dato risultati incoraggianti dal punto di vista della risposta obiettiva in pazienti con carcinoma uroteliale recidivante dopo una chemioterapia a base di platino.

Il 90% delle diagnosi di carcinoma uroteliale si verifica in pazienti al di sopra dei 55 anni. Il tumore rappresenta la quarta causa più comune di neoplasia negli uomini, ed è responsabile del 4,5% di tutti i nuovi casi di tumore negli Stati Uniti ogni anno.

Lo studio COSMIC-021
Lo studio COSMIC-021 (NCT03170960) è uno studio multicentrico di fase 1b che ha reclutato oltre 750 pazienti e valutato questa combinazione in vari tumori solidi.

Lo studio si articola in due parti: una fase di dose-escalation e una fase di espansione della coorte. La prima fase ha permesso di determinare la dose ottimale di cabozantinib, fissata in 40 mg al giorno se somministrata in combinazione con 1200 mg di atezolizumab ogni 3 settimane. Nella fase successiva sono state identificate 24 coorti relative a 12 tipi di tumore: carcinoma uroteliale, carcinoma a cellule renali, tumore del polmone non a piccole cellule, tumore della prostata resistente alla castrazione, carcinoma epatocellulare, tumore del seno triplo-negativo, tumore ovarico epiteliale, tumore dell’endometrio, adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea, tumore del colon-retto, tumore del distretto testa-collo e tumore della tiroide differenziato.

I criteri di inclusione per la coorte relativa al carcinoma uroteliale prevedevano una diagnosi di tumore localmente avanzato inoperabile, metastatico o malattia recidivante che aveva progredito durante o dopo un trattamento con una chemioterapia a base di platino. Inoltre, i pazienti dovevano avere un valore di performance status ECOG pari a 0 o 1.

I risultati di efficacia
All’ASCO, Sumanta Pal, co-direttore del Kidney Cancer Program presso l’ospedale City of Hope di Duarte, in California, ha presentato i risultati relativi a una coorte di pazienti con carcinoma uroteliale composta da 30 pazienti.

Con una mediana di follow up di 19,7 mesi, il tasso di risposta obiettiva (ORR) è risultato del 27%; in due casi (6,7%) è stata osservata una risposta completa, in sei (20%) una risposta parziale. Il tasso di controllo della malattia è risultato del 63%, e 16 pazienti (il 53%) non hanno mostrato alcuna riduzione nella dimensione delle lesioni target.

La durata mediana della risposta non è stata raggiunta; la durata della risposta più lunga, ancora in corso, è di 15,6 mesi, mentre il tempo mediano di risposta è stato di 3 mesi (range: 1-6).

I ricercatori hanno registrato 22 eventi correlati alla PFS (progressione della malattia o decesso), il cui valore mediano è risultato di 5,4 mesi (IC al 95% 1,5-7,6).

Questi risultati preliminari non suggeriscono la presenza di un'associazione tra l'espressione di PD-L1 e la risposta tumorale.

«La combinazione in studio ha mostrato un'attività clinica incoraggiante in pazienti con carcinoma uroteliale precedentemente trattato con una chemioterapia a base di platino, con un tasso di risposta obiettiva del 27% e risposte profonde e durature» ha commentato Pal.

L’autore ha riferito che nello studio sono state aggiunte altre coorti nelle quali si sta valutando l’attività della combinazione nel carcinoma uroteliale, in pazienti non sottoposti in precedenza a una terapia sistemica, trattabili o meno con cisplatino, nonché pazienti trattati precedentemente con un inibitore dei checkpoint immunitari.

I risultati di sicurezza
Tutti i pazienti arruolati nella coorte sono stati inclusi nell'analisi sulla sicurezza. Il 90% dei pazienti ha sviluppato un evento avverso legato al trattamento. I più comuni di grado 1 o 2 sono stati astenia (37%), diarrea (27%), diminuzione dell'appetito (23%), aumento delle transaminasi (23%) e mucosite (20%).

Nel 56% dei casi, ossia in 17 pazienti, i ricercatori hanno osservato un evento avverso legato al trattamento di grado ≥3; i più frequenti sono stati embolia polmonare (13%) e astenia (6,7%). Nessun altro evento avverso legato al trattamento di grado ¾ si è verificato in più di un paziente.

Risultati positivi anche nel carcinoma prostatico
Al congresso dell’ASCO sono stati presentati anche i dati relativi a una coorte di pazienti con carcinoma della prostata resistente alla castrazione metastatico, nella quale la combinazione cabozantinib/atezolizumab ha mostrato un’attività definita dagli autori «senza precedenti».

Nella coorte esaminata, il trattamento con i due farmaci in associazione si è associato a un ORR del 32%, un tasso di stabilizzazione della malattia del 48% e un tasso di controllo della malattia dell'80%. Inoltre, la durata mediana della risposta è stata di 8,3 mesi (range: 2,8-9,8+).

Da notare che il beneficio è stato riscontrato in tutti i sottogruppi di pazienti. Negli uomini con caratteristiche cliniche ad alto rischio, come la presenza di metastasi viscerali e/o metastasi linfonodali extra-pelviche, l'ORR è risultato del 33%.

S.K. Pal, et al. Cabozantinib in combination with atezolizumab in urothelial carcinoma previously treated with platinum-containing chemotherapy: Results from cohort 2 of the COSMIC-021 study. J Clin Oncol. 38: 2020 (suppl; abstr 5013).
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Agarwal, et al. Cabozantinib in combination with atezolizumab in patients with metastatic castration-resistant prostate cancer: results of cohort 6 of the COSMIC-021 study.J Clin Oncol. 2020;38(suppl 15; abstr 5564).
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