CardiotossicitÓ da antracicline pi¨ alta nei pazienti diabetici

Tra i pazienti trattati con una chemioterapia a base di antracicline per un cancro al seno, un linfoma o un carcinoma gastrico, la cardiotossicitÓ dal trattamento Ŕ risultata pi¨ pronunciata nei soggetti con fattori di rischio cardiovascolare, in particolare il diabete. Lo rivela uno studio prospettico su 83 pazienti presentato da poco al convegno EuroEcho-Imaging, a Lipsia, in Germania.

Tra i pazienti trattati con una chemioterapia a base di antracicline per un cancro al seno, un linfoma o un carcinoma gastrico, la cardiotossicità dal trattamento è risultata più pronunciata nei soggetti con fattori di rischio cardiovascolare, in particolare il diabete. Lo rivela uno studio prospettico su 83 pazienti presentato da poco al convegno EuroEcho-Imaging, a Lipsia, in Germania.

Nel gruppo studiato, 54 pazienti avevano un cancro al seno, 20 un linfoma e 9 un tumore allo stomaco; l’età media era di 52 anni, il 78% erano donne e tutti sono stati sottoposti a una chemioterapia con antracicline.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a ecocardiografia prima del trattamento, dopo il primo ciclo, dopo il terzo ciclo e una settimana dopo il trattamento per valutare le dimensioni, la funzione sistolica e quella diastolica del ventricolo sinistro e destro e la deformazione (strain) ventricolare sinistra.

I pazienti sono stati stratificati in base ai fattori di rischio cardiovascolare, tra cui ipertensione, diabete, dislipidemia e fumo, dopodiché gli autori dello studio, guidati da Ana Catarina Gomes, dell'Ospedale Garcia de Orta di Almada, in Portogallo, hanno confrontati i dati ecocardiografici in funzione dei fattori di rischio cardiovascolare e del tipo di cancro.

Nella coorte studiata, il 31,3% dei pazienti era iperteso, il 7,2% aveva il diabete, il 15,7% era dislipidemico e il 15,7% era fumatore.

In questo gruppo, la Gomes e i colleghi hanno osservato una riduzione significativa della deformazione longitudinale globale (da -20,4% a -17,3%; P < 0,0005) e della frazione di eiezione del ventricolo sinistro (dal 65% al 60,2%; P <0,0005) durante la terapia.

Inoltre, hanno osservato una tendenza verso una riduzione maggiore della FEVS tra i pazienti con ipertensione (7,5% nel gruppo iperteso contro 4,3% in quello non iperteso, P = 0,067).

I pazienti diabetici hanno mostrato una deformazione longitudinale globale peggiore rispetto a quelli senza diabete dopo il primo ciclo (-17,3% contro -20,1%; P = 0,014) e dopo il terzo ciclo (-17,2% contro -19,5% ; P = 0,023), pur avendo valori simili al basale (P = 0,127).

"Una riduzione subclinica della deformazione longitudinale globale è un fattore predittivo precoce di scompenso cardiaco ed è risultata particolarmente pronunciata nei pazienti diabetici della nostra coorte" ha affermato la Gomes in un comunicato stampa.

Dopo il primo ciclo, la FEVS è diminuita meno nelle pazienti con cancro al seno rispetto ai pazienti con altri tipi di tumore (P = 0,011 per i valori assoluti e relativi).

Anche lo strain longitudinale segmentale ha mostrato una deformazione migliore nelle pazienti con un cancro al seno rispetto ai pazienti con altri tipi di cancro, dopo il terzo ciclo, compresi i segmenti basali della parete inferiore e del setto inferiore e i segmenti mediani della parete posteriore e del setto anteriore (P < 0,02 per tutto).

La dose cumulativa della chemioterapia con antracicline non ha influenzato i risultati.

"Ipotizziamo che i tumori stessi potrebbero avere effetti cardiotossici diretti indotti da citochine" ha detto la Gomes. "Questi effetti cardiotossici potrebbero variare a seconda del tipo di tumore e i malati di cancro dovrebbero controllare rigorosamente i fattori di rischio cardiovascolare attraverso cambiamenti dello stile di vita e, se necessario, con i farmaci. Ma, naturalmente, non si dovrebbe mai ritardare l'inizio della chemioterapia in nome della prevenzione cardiovascolare. Trattare il cancro è la prima priorità" ha concluso l’autrice.