La chemioterapia adiuvante per il trattamento di un carcinoma mammario in fase iniziale sembra non aumentare il rischio di sviluppare una leucemia mieloide acuta (LMA) o sindromi mielodisplastiche (SMD). Lo evidenzia un ampio studio di coorte su un campione rappresentativo della popolazione statunitense di donne colpite da tumore al seno, presentato all’ultimo Multidisciplinary Breast Cancer Symposium, terminato da poco a San Francisco.

Tra le 20.900 donne considerate nell’analisi, solo 28 – lo 0,134% – hanno sviluppato una LMA o una SMD durante un follow-up di 2,8 anni. Inoltre, i tassi di LMA e SMD sono risultati simili tra le pazienti sottoposte alla chemioterapia adiuvante e quelle che non l’avevano fatta, con un'incidenza complessiva delle due neoplasie all’incirca dello 0,1% e 0,2% nei due gruppi.

Nel contempo, però, lo studio conferma che l’età avanzata e una chemio a base di antracicline sono associate a un aumento del rischio. Inoltre, le pazienti trattate con G-CSF hanno mostrato di avere un rischio  più che raddoppiato, ma il dato non è statisticamente significativo, ha riferito la prima autrice dello studio Neelima Denduluri, del Virginia Cancer Specialists di Arlington.

Studi precedenti hanno suggerito che una LMA o una SMD si sviluppano in circa l'1% delle pazienti con un carcinoma mammario sottoposte a una chemioterapia adiuvante. Il rischio aumenta impiegando alte dosi cumulative di ciclofosfamide, con l’esposizione alle antracicline, associando la radioterapia e se l'età è avanzata, ha spiegato la ricercatrice.

Alcune evidenze sembrano mostrare una relazione tra uso del G-CSF e LMA e SMD, ma la questione non è stata indagata in modo approfondito. Inoltre, i tassi delle neoplasie ematologiche secondarie non sono stati ancora determinati con i regimi chemioterapici attualmente utilizzati, contenenti taxani.

Per saperne di più, i ricercatori, che fanno parte della US Oncology Network Pathways Task Force, hanno scandagliato un database specifico oncologico contenente i dati di 1,3 milioni di pazienti, sottoposti in totale a 2,6 milioni di visite, identificando tutte le donne alle quali era stato diagnosticato un tumore al seno di stadio I-III del tra il 2007 e il 2010.

Il campione comprendeva sia donne sottoposte a una chemioterapia neoadiuvante o adiuvante sia donne che non avevano fatto alcuna chemioterapia e i ricercatori hanno considerato per la loro analisi il regime chemioterapico eventualmente utilizzato, lo stadio del tumore e altre caratteristiche, tra cui l'età del paziente e l'uso o meno del G-CSF pegfilgrastim. Hanno poi analizzato quali donne hanno sviluppato una leucemia secondaria (LMA o SMD) durante il follow-up, fino a febbraio 2012.

L’analisi ha evidenziato che tra le donne del campione 11.295 hanno fatto la chemioterapia e 9.605 no. Le pazienti sottoposte alla chemio erano in media più giovani (54 anni contro 64), avevano più comunemente una malattia in stadio II al momento della diagnosi (51% contro 26%) e avevano una maggiore probabilità di avere tumori negativi ai recettori degli estrogeni (32% contro 7%). Inoltre, nel sottogruppo delle pazienti sottoposte alla chemio, 8.829 erano state trattate anche con pegfilgrastim.

Le donne che hanno sviluppato una LMA o una SMD secondarie sono state 16 su 9.605 (lo 0,167%) nel gruppo che non aveva fatto alcuna chemio e 12 su 11.295 (lo 0,106%) nel gruppo che invece l’aveva fatta (P = 0,26). Come si vede, dunque, l’incidenza delle leucemie secondarie non solo è stata bassa, ma non è risultata più alta nelle donne sottoposte alla chemio.

Nel primo gruppo 14 donne su 16 avevano più di 60 anni, così come sei su 12 del secondo gruppo.

Il tempo mediano di insorgenza della LMA o della SMD è risultato leggermente più lungo nel gruppo non sottoposto alla chemio (2,2 contro 1,8 anni).

L’analisi multivariata limitata alle pazienti che avevano fatto la chemio ha mostrato che un’età superiore ai 70 anni è associata a un aumento del rischio di LMA e SMD di oltre sette volte (HR 7,06; P = 0,002) e l’aver fatto un regime contenente antracicline a un aumento di quasi quattro volte (HR 3,89; P = 0,043). L’analisi dei regimi chemioterapici somministrati alle pazienti che hanno sviluppato una leucemia secondaria ha mostrato anche che otto pazienti su 12 avevano fatto una terapia contenente uno o più antracicline.

N. Denduluri, et al. Risk of acute myeloid leukemia (AML) and myelodysplastic syndrome (MDS) after adjuvant chemotherapy for early breast cancer in the community setting. MBCS 2012; abstract 62.
leggi