Un trattamento quotidiano con carboplatino a basso dosaggio, abbinato a una radioterapia concomitante, prolunga in modo significativo la sopravvivenza rispetto alla sola radioterapia nei pazienti anziani con un cancro al polmone non a piccole cellule (Nsclc) inoperabile. Lo evidenzia uno studio di fase III di un gruppo cooperativo giapponese (il Japan Clinical Oncology Group Lung Cancer Study Group), appena pubblicato online su Lancet Oncology.

Finora non si sapeva se la chemioradioterapia, che è il trattamento standard per il Nsclc inoperabile, fosse appropriata per i pazienti al di sopra dei 65 anni. Secondo gli autori giapponesi, guidati da Shinji Atagi, del Kinki Chuo-Busto Medical Center di Osaka, il loro studio è il primo a mostrare che la terapia combinata può migliorare l’outcome in sicurezza nei pazienti anziani con Nsclc in stadio III.

In questo trial, indicato con la sigla JCOG0301, la sopravvivenza mediana globale (endpoint primario del trial) è risultata di 22,4 mesi nel gruppo sottoposto a chemioradioterapia contro 16,9 mesi nel gruppo di controllo, che ha fatto solo la radioterapia (hazard ratio, HR, 0,68; P = 0,0179).

Tuttavia, in un editoriale di commento, Juan Wisnivesky, della Mount Sinai School of Medicine di New York, e Gary Strauss, del Tufts Medical Center di Boston, esprimono dubbi sulla ‘rappresentatività’ dei partecipanti, aggiungendo che lo studio potrebbe essere viziato da bias di selezione.

I due editorialisti si dicono inoltre un po’ sorpresi dai risultati, sottolineando che “l'entità del vantaggio di sopravvivenza osservato con la chemioradioterapia concomitante in questo studio è stata inaspettatamente grande”. Infatti, in due studi precedenti controllati e randomizzati che avevano dimostrato l'efficacia della chemioradioterapia concomitante in pazienti più giovani, la sopravvivenza mediana era stata di soli 17 mesi.

Pertanto, Wisnivesky e Strauss concludono che i dati del gruppo giapponese devono essere validati prima che la chemioradioterapia concomitante possa essere considerata lo standard di cura anche nell’anziano.

Gli autori riconoscono che la loro era una "popolazione selezionata di pazienti anziani", ma ritengono comunque che la chemioterapia di combinazione "andrebbe presa in considerazione in questo setting".

Ciò su cui tutti concordano è che i pazienti anziani con tumore al polmone finora non sono stati ben studiati; eppure, il trattamento di questa popolazione rappresenta per i medici una sfida notevole, in quanto lo stato funzionale scadente, le comorbilità, l'aspettativa di vita limitata e le preoccupazioni relative alla tossicità e agli effetti del trattamento sulla qualità di vita spesso pongono un limite all’impiego della chemioterapia e della radioterapia.

Lo studio JCOG0301, finanziato dal Ministero della salute, del lavoro e del welfare giapponese, ha coinvolto 200 pazienti al di sopra dei 70 anni con Nsclc inoperabile, sottoposti a chemioradioterapia (60 Gy più carboplatino a basso dosaggio 30 mg/m2 al giorno, 5 giorni alla settimana per 20 giorni) o alla sola radioterapia.

Per poter partecipare al trial, i pazienti dovevano avere un Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) performance status compreso tra 0 e 2 e non dovevano avere un’infezione in corso, una polmonite interstiziale, una fibrosi polmonare attiva, una malattia polmonare ostruttiva cronica, una malattia cardiaca non controllata e non avere al momento un altro tumore, né averlo avuto negli ultimi 5 anni.

Insomma, secondo Wisnivesky e Strauss, il campione studiato era limitato a "individui anziani con un buon performance status, una funzione d’organo stabile e comorbilità limitate”. I due oncologi sottolineano, inoltre, che la scelta del carboplatino per la chemio è insolita perché non è affatto un trattamento standard per il Nsclc in stadio III.

Il team giapponese fa notare, tuttavia, che il carboplatino ha un profilo di tossicità più favorevole rispetto al cisplatino, in particolare nell’anziano, e che i due agenti hanno proprietà radiosensibilizzanti simili.

Gli autori scrivono nel lavoro che la chemioradioterapia combinata è apparsa "fattibile e tollerabile nei pazienti anziani" e su questo concordano anche i due editorialisti, anche se, sottolineano, gli effetti tossici ematologici “non sono stati banali".

Infatti, più della metà dei pazienti trattati con la chemioradioterapia ha manifestato una leucopenia o una neutropenia di grado 3 e 4 (rispettivamente il 63,5% e il 57,3%), che non si sono invece verificate in nessuno dei pazienti sottoposti solo alla terapia radiante.

Altra pecca dello studio, secondo Wisnivesky e Strauss, il fatto che non siano stati riportati i dati relativi alla qualità di vita e perciò non si sia valutato se il beneficio offerto dal trattamento combinato ai fini della sopravvivenza sia accompagnato anche da un maggior benessere dei pazienti.

S. Atagi. Thoracic radiotherapy with or without daily low-dose carboplatin in elderly patients with non-small-cell lung cancer: a randomised, controlled, phase 3 trial by the Japan Clinical Oncology Group (JCOG0301). The Lancet Oncology 2012; doi:10.1016/S1470-2045(12)70139-0
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