Nei pazienti con melanoma oculare e metastasi epatiche, la chemioterapia locoregionale con infusione diretta del farmaco nell’arteria epatica che porta il sangue al fegato e la successiva filtrazione del sangue per rimuovere il chemioterapico prima che vada in circolo, potrebbero rallentare la progressione del tumore a livello epatico.  E’ quanto riportato in uno studio presentato in occasione del Congresso della European Cancer Organizations e della European Society for Medical Oncology (ECCO-ESMO) di Stoccolma.

In particolare, nello studio è emerso che la sopravvivenza senza progressione della patologia a livello epatico dei  pazienti che avevano ricevuto l’infusione epatica percutanea di un chemioterapico, in questo caso melfalan, era di 8,0 mesi, mentre quella  dei pazienti che avevano ricevuto le migliori cure alternative per il melanoma oculare metastatico era di 1,6 mesi (P<0,0001).

Per analizzare la sicurezza e l’efficacia della nuova tecnica, i ricercatori dell’Università di Pittsburgh hanno arruolato 93 pazienti con melanoma oculare metastatico, di età media pari a 54,8 anni, provenienti da 9 cliniche negli Stati Uniti tra febbraio 2006 e luglio 2009.

I pazienti sono stati randomizzati a ricevere l’infusione epatica percutanea di melfalan alla dose di 3mg/kg o le migliori cure alternative per il melanoma metastatico che potevano includere interleuchina 2 o ipilimumab somministrati per chemioembolizzazione arteriosa transcatetere o la chemioterapia sistematica.
L’infusione epatica percutanea di melfalan è stata ripetuta ogni 4 o 8 settimane in base ai dati di tossicità ematologica dei vari pazienti. I partecipanti assegnati alle migliori cure alternative avevano la possibilità di passare all’infusione epatica percutanea di melfalan in caso di evidente beneficio di quest’ultimo trattamento.

L’infusione epatica percutanea consiste nell’infusione di melfalan direttamente nel fegato del paziente attraverso un catetere intra-arterioso per un periodo di 30 minuti. Successivamente il sangue del paziente viene filtrato attraverso un catetere a palloncino doppio per eliminare il farmaco e reinfondere il sangue “pulito” nel paziente.

Nello studio, l’infusione epatica percutanea di melfalan ha raggiunto l’endpoint riguardante la sopravvivenza libera da progressione della patologia a livello epatico che è risultata superiore rispetto a quella osservata nei pazienti che avevano ricevuto le cure alternative (8 mesi verso 1,6 mesi, HR 0,35 IC 95%  0,23-0,54, P<0,0001).
Benefici simili sono stati osservati anche per quanto riguarda la sopravvivenza senza progressione della patologia a livello generale (6,1 mesi con l’infusione epatica percutanea e 1,6 mesi con le migliori cure alternative, HR 0,36 IC 95% 0,23-0,57, P<0,001).

Non sono state osservate invece differenze riguardanti la sopravvivenza generale, che a un anno era del 29% per l’infusione epatica percutanea e del 26% per le migliori cure alternative. Secondo gli autori  questo risultato è dovuto al fatto che il 51% dei pazienti che avevano ricevuto le cure alternative avevano effettuato il cross-over ed erano passati all’infusione epatica percutanea di melfalan.

La sopravvivenza libera da progressione della patologia a livello epatico dei pazienti che avevano effettuato il cross-over era di 9,2 mesi, mentre la sopravvivenza senza progressione a livello generale era di 6,5 mesi.
Gli eventi avversi associati all’infusione epatica percutanea di melfalan erano più gravi anche se di breve durata. Gli effetti collaterali osservati maggiormente erano neutropenia e trombocitopenia di grado 3 e 4.
Secondo gli autori, l’infusione epatica percutanea potrebbe essere usata anche in altri tipi di tumore che presentano metastasi al fegato.

L’infusione epatica percutanea è attualmente approvata in Europa per tutti i tumori maligni del fegato, mentre in Usa la nuova metodologia è ancora in attesa di approvazione, ma solo per il melanoma.

Pingpank JF, et al "Percutaneous hepatic perfusion versus best alternative care for patients with melanoma liver metastases -- Efficacy update of the Phase III trial" ECCO-ESMO 2011; Abstract 9304.