Molti dei pazienti sottoposti a un trapianto di midollo osseo o di cellule staminali del sangue periferico per curare una neoplasia ematologica come una leucemia o un linfoma e di conseguenza alla chemioterapia ad alte dosi necessaria prima e dopo la procedure vanno incontro a un danno cognitivo e a una riduzione delle abilità motorie fini, definite in gergo ‘chemo-brain’.

Ebbene, uno studio americano appena pubblicato online sul Journal of Clinical Oncology sembra dimostrare che questi effetti sono in gran parte temporanei e che i pazienti nel giro di 5 anni possono aspettarsi di recuperare una memoria e una funzionalità motoria normali.

Tuttavia, dal lavoro emerge anche che i deficit delle abilità motorie fini e della memoria permangono in una percentuale significativa di pazienti e pertanto meritano più attenzione da parte dei medici.


Per questo studio, i ricercatori hanno identificato 92 pazienti che erano stati sottoposti a un trapianto allogenico di midollo o di staminali del sangue periferico per una leucemia mieloide cronica, una leucemia acuta, un linfoma o una sindrome mielodisplastica, e che erano stati sottoposti a una batteria di test neurospicologici standard, tra i quali test di memoria verbale, di velocità di elaborazione dell’informazione e di velocità e destrezza motoria. I pazienti sono stati nuovamente sottoposti ai test dopo 80 giorni, un anno e 5 anni dal trapianto.


I controlli, 66 persone scelte tra parenti o amici dello stesso sesso e di età simile, sono stati sottoposti agli stessi test dopo 5 anni.

L’analisi dei risultati ha evidenziato miglioramenti sostanziali delle funzioni neurocognitive entro 5 anni dal trapianto di midollo o di staminali. Le disfunzioni cognitive residue, descritte dagli autori come per lo più lievi, sono risultate – come era logico attendersi - due volte più frequenti nei lungosopravviventi (41,5%) che nei controlli (19,7%).


Delusione, invece, per il fatto che non si siano ottenuti miglioramenti né della destrezza motoria né dell’apprendimento e del ricordo verbale nel lasso di tempo compreso tra l’anno e i 5 anni post-trapianto, una persistenza del deficit che ha sorpreso gli sperimentatori.

Al momento non si sa come mai questi danni persistano, ma un’ipotesi è che alcuni tumori, tra cui leucemia e linfoma, siano in realtà neoplasie che coinvolgono tutto l’organismo perché il sangue circola in tutto il corpo ed è possibile che questi tumori abbiano essi stessi degli impatti a livello neurocognitivo, al di là dell’effetto negativo della chemioterapia pre e post-trapianto.


I ricercatori concludono dunque sottolineando la necessità di identificare fattori di rischio, cause e strategie riabilitative per quel 40% e più di sopravviventi in cui rimangono dei deficit neurocognitivi anche dopo 5 anni dalla cura.


K. L. Syrjala, S. B. Artherholt, B. F. Kurland, S. L. Langer, S. Roth-Roemer, J. B. Elrod, S. Dikmen. Prospective Neurocognitive Function Over 5 Years After Allogeneic Hematopoietic Cell Transplantation for Cancer Survivors Compared With Matched Controls at 5 Years. Journal of Clinical Oncology, 2011; DOI: 10.1200/JCO.2010.33.9119
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