Combinazione pegilodecakina pių anti-PD-1 promettente nel ca renale metastatico. #ASCO2018

L'aggiunta di pegilodecakina a nivolumab o pembrolizumab potrebbe essere un'opzione di trattamento efficace e ben tollerata per i pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico. A suggerirlo č uno studio preliminare presentato in una sessione orale a Chicago, in occasione del meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology.

L'aggiunta di pegilodecakina a nivolumab o pembrolizumab potrebbe essere un'opzione di trattamento efficace e ben tollerata per i pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico. A suggerirlo è uno studio preliminare presentato in una sessione orale a Chicago, in occasione del meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology.

In studi precedenti il trattamento con pegilodecakina, un’interleuchina-10 umana peghilata che stimola la citotossicità e la proliferazione delle cellule T CD8+, ha portato a un tasso di risposta parziale del 25% in pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico pesantemente pretrattati.

Nello studio presentato a Chicago, un trial di fase 1b non randomizzato, i ricercatori hanno assegnato 38 pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico al trattamento con pegilodecakina 10 o 20 μg/kg più nivolumab 3 mg/kg o pembrolizumab 2 mg/kg. I partecipanti avevano fatto una mediana di un trattamento precedente, comprendente almeno un inibitore delle tirosin chinasi (TKI) del recettore del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR).
Al momento dell'analisi i pazienti valutabili erano 34. Dopo un follow-up mediano di 13,8 mesi, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è risultata di 16,7 mesi tra i pazienti trattati con pegilodecakina più nivolumab e non valutabile tra i pazienti trattati con pegilodecakina e pembrolizumab.

La sopravvivenza globale (OS) a un anno è risultata complessivamente dell'89%.
Quattordici pazienti (il 41%) hanno ottenuto una risposta parziale e tre (il 9%) una risposta completa, mentre 15 (il 44%) hanno ottenuto una stabilizzazione della malattia e in otto di essi è stata riportata una riduzione del tumore superiore al 30%.

Pegilodecakina ha dimostrato di avere un grosso effetto nell'aumentare i cloni delle cellule T nel sangue, e tale aumento è risultato correlato con la risposta del tumore.
Gli effetti avversi di grado da 3 a 4 nei pazienti trattati con pegilodecakina 20 μg/kg sono stati anemia, trombocitopenia, ipertrigliceridemia, sindrome da rilascio di citochine reversibile con splenomegalia e aumento della fagocitosi dei globuli rossi immuno-mediata. I pazienti trattati con la dose inferiore (10 μg/kg) non hanno sviluppato anemia o trombocitopenia di grado 3-4.

Gli autori concludono che "la combinazione di pegilodecakina con nivolumab o pembrolizumab è ben tollerata nei pazienti carcinoma a cellule renali metastatico; la dose raccomandata per la fase 2 è di 10 ug/kg. L'efficacia e l'attivazione delle cellule T CD8+ osservate sono molto incoraggianti”.

N.M. Tannir, et al. Pegilodecakin with nivolumab (nivo) or pembrolizumab (pembro) in patients (pts) with metastatic renal cell carcinoma (RCC). ASCO 2018; J Clin Oncol 36, 2018 (suppl; abstr 4509).
leggi