Associare  imatinib alla chemioterapia nel trattamento dei pazienti adulti affetti da leucemia acuta linfoblastica (LAL) aumenta sensibilmente i casi di guarigione a 5 anni dalla diagnosi, portandoli dal 23% al 38%. Lo attesta uno studio firmato dall'Ematologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, che ha esaminato 94 pazienti tra i 19 e i 66 anni, con stime di sopravvivenza a 5 anni dall'esordio della leucemia acuta linfoblastica positiva per il cromosoma Philadelphia, studio pubblicato dalla più autorevole rivista internazionale di Oncologia, Journal of Clinical Oncology.

Allo studio hanno collaborato  i centri di Ematologia di Brescia, Monza, Vicenza, Cagliari, Bolzano, Milano (con il Policlinico e il San Raffaele), Firenze, Alessandria e Cuneo.

La leucemia acuta linfoblastica (LAL) è un tumore delle cellule del sangue, che in Europa presenta un'incidenza di circa due casi ogni 100.000 persone ogni anno. Gli adulti rappresentano il 24% dei casi complessivi;  vengono considerati guariti i pazienti che presentano una remissione completa per più di 5 anni. Circa l'85% dei pazienti ottiene una remissione a breve termine, ma in circa il 50-60% questa non è definitiva. L'anomalia legata al cromosoma Philadelphia comporta un elevato  rischio di resistenza alla chemioterapia e anche al trapianto di midollo osseo.

La remissione completa ottenuta con la sola chemioterapia è infatti quasi invariabilmente di breve durata e per questo si ricorre a terapie più aggressive comprendenti il trapianto di midollo osseo allogenico, sempre che sia possibile trovare un donatore compatibile di cellule staminali e non vi siano controindicazioni legate all'età o ad  eventuali altre patologie concomitanti.

Imatinib è un farmaco biologico, prodotto con tecniche d'ingegneria genetica e progettato per agire sulla causa molecolare della malattia, in grado cioè di inibire i segnali all'interno delle cellule neoplastiche, bloccando una serie di reazioni chimiche che sono alla base della crescita e della riproduzione delle cellule tumorali. Dal 2003 viene impiegato in protocolli sperimentali dai Centri di Ematologia che aderiscono al Northern Italy  Leukemia Group (NILG), di cui Renato Bassan è Coordinatore responsabile e Principal Investigator.

«Imatinib - spiega Alessandro Rambaldi, il direttore dell'Ematologia dei Riuniti che con il collega Renato Bassan ha curato la ricerca - è un farmaco "intelligente" che interagisce quasi esclusivamente con la sola mutazione del DNA responsabile della trasformazione leucemica di questa malattia. La percentuale di risposta al trattamento è passata dall'80% per i pazienti che non sono stati trattatati con imatinib al 100% di coloro che hanno potuto ricevere questo trattamento innovativo, insieme con uno schema chemioterapico opportunamente modificato. Imatinib ha ridotto le recidive precoci della malattia e ha permesso di portare al trapianto allogenico un numero maggiore di pazienti. Tutto ciò ha fatto sì che a cinque anni dall'esordio della malattia i pazienti guariti siano quasi raddoppiati. Questo risultato è di assoluto riferimento internazionale».