Grande interesse, al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago, per crizotinib (PF-1066), un antitumorale sperimentale sviluppato da Pfizer, che ha dato risultati definiti "molto promettenti" contro il tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) in un piccolo studio di fase I/II.

Il farmaco, un inibitore della chinasi del linfoma anaplastico (ALK), attivo per via orale, si è dimostrato in grado di ridurre in modo significativo il volume tumorale in circa il 57% dei pazienti. Secondo Yung-Jue Bang, lead investigator dello studio, "questo dato è impressionante e rappresenta un deciso miglioramento rispetto a quanto si otterrebbe con la chemioterapia standard nei soggetti con malattia metastatica".

Allo studio hanno preso parte 82 pazienti con Nsclc che presentavano una mutazione del gene ALK ed erano non fumatori o avevano smesso di fumare. Dopo otto settimane di trattamento con crizotinib 250 mg due volte al giorno, l'87% dei pazienti ha risposto al farmaco almeno in una certa misura o ha mostrato una stabilizzazione della malattia. Molti di questi pazienti, ha fatto notare Bang, erano già stati pesantemente pretrattati, per cui in questi casi ci si sarebbe attesa una risposta intorno al 10%.

Il farmaco è stato ben tollerato e gli eventi avversi più frequenti sono stati lieve nausea, diarrea e vomito, che si sono manifestati in circa la metà dei pazienti, ma si sono risolti abbastanza rapidamente. Il 42% dei partecipanti ha riportato anche disturbi visivi, che al pari delle tossicità gastrointestinali, si sono ridotti nel tempo.

I risultati di questo studio sono stati giudicati così interessanti da meritarsi una conferenza stampa ad hoc e addirittura la presentazione in sessione plenaria, un fatto davvero notevole per un trial di fase iniziale. Ma è ancora un po' presto per cantar vittoria. Lo stesso moderatore della conferenza stampa, Mark Kris, del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York City, ha detto che i dati sono molto incoraggianti, ma in un certo senso ne ha ridimensionato la portata sottolineando che i ricercatori hanno selezionato pazienti con tumori sensibili al farmaco.

Di certo, secondo Kris, "questo studio dimostra la rapidità con la quale si può passare dalla ricerca di base ai test clinici". La mutazione del gene ALK dà origine a una proteina di fusione, chiamata EML4-ALK, che stimola la crescita tumorale. La proteina è stata identificata nel 2007 e questa scoperta sta già dando i suoi primi frutti clinici. "In soli tre anni" ha detto Kris " siamo passati dalla descrizione di un oncogene a una terapia".

Intanto, Pfizer ha siglato un accordo con Abbott per sviluppare un test diagnostico capace di identificare i pazienti con Nsclc portatori della mutazione, che si ritiene sia presente nel 3-5% dei pazienti.

Crizotinib è ora protagonista di uno studio di fase III che ha preso il via lo scorso dicembre e dovrebbe coinvolgere circa 320 pazienti. Il trial sta valutando se il farmaco permetta di migliorare la sopravvivenza nei pazienti con Nsclc ALK- positivi rispetto alla chemioterapia standard in seconda linea.

Chris Loder, portavoce di Pfizer, ha detto che l'azienda intende presentare la domanda di via libera per crizotinib nella prima metà del 2011 e, se approvato, il farmaco potrebbe entrare sul mercato nel 2013.

Bang Y et al. Clinical activity of the oral ALK inhibitor PF-02341066 in ALK-positive patients with non-small cell lung cancer (NSCLC). J Clin Oncol 28:7s, 2010 (suppl; abstr 3).
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